Calcionews24
·9 agosto 2026
Malagò esce allo scoperto: «Ecco perché ho scelto Diana Bianchedi come capo-delegazione. Per Pirlo era tutto fatto, ma poi… Vi svelo la verità su Guardiola e Conte»

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I primi cinquanta giorni di Giovanni Malagò alla guida del calcio italiano tracciano il profilo di una vera e propria riorganizzazione per il movimento azzurro. Al centro del nuovo corso della FIGC c’è l’ingresso di Diana Bianchedi nel ruolo di capodelegazione della Nazionale, una mossa definita dallo stesso presidente come una forte rottura con il passato.
Spiegando la nomina della dirigente e campionessa olimpica a La Gazzetta dello Sport, Malagò ha sottolineato il valore simbolico e gestionale della scelta: “Una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani: il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte, Diana (Bianchedi, ndr) gode di prestigio e credibilità internazionale, bicampionessa olimpica, un curriculum fatto di studi e specializzazioni, laurea in medicina, master sportivi e manageriali, ruolo apicale in Milano Cortina e vicepresidente vicaria del Coni…“. Ha poi ribadito la portata dell’operazione: “Rivoluzione culturale, direi. Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell’Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi…”.
Non sono mancati i passaggi cruciali sui retroscena con Paolo Maldini e Leonardo, dimessisi dopo sole due settimane: “Lo incontrerò dopo le vacanze. La decisione, sua e di Leonardo, di fare un passo indietro rientra in quella che io chiamo linearità di comportamento… è andata così“. Il presidente ha poi chiarito il mancato ingaggio di Andrea Pirlo come commissario tecnico: “Era tutto fatto, credetemi. Tutto pronto per l’annuncio, poi la storia della collaborazione di Andrea (Pirlo, ndr) con un sito di scommesse russo. Cosa avrei dovuto fare? Non ci ho dormito, ma, alla fine, sono convinto di aver preso la decisione più opportuna”.
In merito ai contatti con Pep Guardiola, il numero uno del calcio italiano ha spiegato le ragioni della trasparenza mediatica: “E perché non farlo quando la pista Guardiola era diventata di dominio pubblico? Provare a portare Pep sulla panchina azzurra rispondeva a una precisa filosofia calcistica di Paolo e Leo: proprio voi, sulla Gazzetta, siete usciti, in tempi non sospetti, con i rumor sulla possibilità che Guardiola accettasse il ruolo da ct. Siamo nel 2026, se cominciano a girare foto di Maldini e Leonardo a Barcellona, il dado è tratto, nascondere l’evidenza diventa impossibile”.
La scelta finale per la panchina è ricaduta su Roberto Mancini, condivisa con Claudio Ranieri, escludendo di fatto la pista Antonio Conte: “Fatemi ringraziare Conte, per le parole che ha sempre detto, per l’atteggiamento di chi vuole il bene della Nazionale: noi non lo abbiamo mai contattato”.
Archiviate le tensioni istituzionali con il ministro per lo sport Andrea Abodi, l’attenzione si sposta sulle riforme strutturali e sulla preparazione degli impianti per Euro 2032. Malagò ha concluso mostrando grande fiducia nel percorso appena intrapreso per il rilancio del movimento: “Sento un’aria positiva, un’energia nuova. Sono ottimista“.







































