Calcio e Finanza
·6 maggio 2026
Malagò ineleggibile in FIGC? Lui tira dritto: «Fatte le verifiche, non mi preoccupo»

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·6 maggio 2026

La corsa alla presidenza della FIGC entra nella fase decisiva, ma attorno alla candidatura di Giovanni Malagò si sono addensate nelle ultime ore nuove tensioni politiche e giuridiche. A pochi giorni dal termine per il deposito ufficiale, fissato al 13 maggio, il governo non sembra intenzionato a fare passi indietro e continua a cercare margini per ostacolare l’ex presidente del Coni.
Di recente è emersa l’ipotesi di un possibile stop legato al cosiddetto “cooling off period”, noto anche come “pantouflage”: una norma che imporrebbe una pausa obbligatoria tra incarichi in enti controllanti e controllati. Il riferimento è al decreto legislativo 165/2001, che prevede un intervallo di tre anni. Una lettura che, se applicata, metterebbe in discussione il passaggio dal Coni alla FIGC.
L’obiettivo della politica sarebbe quello di ottenere un parere formale da parte di autorità indipendenti come l’Autorità Nazionale Anticorruzione o l’Antitrust, così da certificare una presunta ineleggibilità. Una mossa che si inserisce in un contesto già segnato dalla volontà, mai nascosta, di arrivare al commissariamento della Federcalcio.
Tuttavia, proprio dall’Anac arriverebbe una lettura opposta: secondo quanto riferito a esponenti del centrodestra a La Stampa, la normativa — spesso ricondotta anche alla cosiddetta Legge Severino — non sarebbe applicabile al caso Malagò. In sostanza, il passaggio dalla presidenza del Coni a quella della FIGC non rientrerebbe nelle fattispecie previste.
Dal canto suo, Malagò non sembra intenzionato a fare passi indietro. Come riportato da Il Corriere della Sera, l’ex numero uno del Coni ha confidato a chi gli è vicino «di non essere minimamente preoccupato, dopo attente verifiche di ogni tipo». I legali che lo assistono lo avrebbero infatti rassicurato sulla non applicabilità della norma (articolo 16-ter), interpretando la vicenda come una “polpetta avvelenata” costruita ad arte per indebolirlo.
Sul piano elettorale, l’ex numero uno del Coni parte da una base solida: ha già in tasca circa il 48% dei consensi, grazie al sostegno della Serie A (18%) e delle componenti tecniche — calciatori e allenatori — che valgono un ulteriore 30%. Nei prossimi giorni sono in programma i confronti con la Serie B (6%) e con la Lega Pro (12%), passaggi chiave prima della decisione definitiva sulla candidatura.
Non molla però Giancarlo Abete, presidente dei Dilettanti, che può contare su un peso elettorale del 34%. Resta da capire se la sfida arriverà fino in fondo o se gli sviluppi politici e legali potranno cambiare lo scenario.







































