🚨 Malagò: “Mancini il CT giusto, Conte mai sentito. Pirlo? Fatta scelta corretta” | OneFootball

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·9 agosto 2026

🚨 Malagò: “Mancini il CT giusto, Conte mai sentito. Pirlo? Fatta scelta corretta”

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Nella stessa giornata in cui Paolo Maldini spara a zero in un’intervista al Corriere della Sera in merito all’epilogo della sua avventura in Nazionale, il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha rilasciato un’intervista fiume alla Gazzetta dello Sport.

Ranieri, Zola, Mancini e, ora la Bianchedi. Il cerchio si chiude. 


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“Sento energia e positività. Sento che ci sono le premesse per fare qualcosa di importante”.

Un cerchio che si sarebbe potuto chiudere in modo diverso… ha più sentito Paolo Maldini, direttore tecnico per due settimane? 

“Lo incontrerò dopo le vacanze. La decisione, sua e di Leonardo, di fare un passo indietro rientra in quella che io chiamo linearità di comportamento… è andata così”.

Così anche per la sua intransigenza sul caso Pirlo. 

“Era tutto fatto, credetemi. Tutto pronto per l’annuncio, poi la storia della collaborazione di Andrea (Pirlo, ndr) con un sito di scommesse russo. Cosa avrei dovuto fare? Non ci ho dormito, ma, alla fine, sono convinto di aver preso la decisione più opportuna”.

“Abbiamo parlato con Guardiola…”. Perché raccontarlo se, per citare Trapattoni, il gatto non era ancora nel sacco? 

“E perché non farlo quando la pista Guardiola era diventata di dominio pubblico? Provare a portare Pep sulla panchina azzurra rispondeva a una precisa filosofia calcistica di Paolo e Leo: proprio voi, sulla Gazzetta, siete usciti, in tempi non sospetti, con i rumor sulla possibilità che Guardiola accettasse il ruolo da ct. Siamo nel 2026, se cominciano a girare foto di Maldini e Leonardo a Barcellona, il dado è tratto, nascondere l’evidenza diventa impossibile”.

Da Guardiola a Pirlo a Mancini. L’amico del Circolo Aniene… 

“Il ct giusto e condiviso con Claudio (Ranieri, ndr). Giusto perché Mancini conosce l’ambiente, conosce gran parte dei ragazzi azzurri, sa dove girarsi per valorizzare il talento giovane. A proposito dei giocatori, in molti, in quelle ore, mi hanno scritto per dirmi che sarebbe stato il ct migliore, non c’è solo il messaggio di Donnarumma di cui vi ho già parlato”.

E la vostra amicizia? 

“Ci conosciamo, da tempo. Abbiamo giocato un paio di partite tra ‘vecchietti’ al circolo, ma non ci siamo mai frequentati. Si tratta di una narrazione che va così, ma che non ha senso tirare fuori per spiegare una scelta, la più logica in questo momento”.

“Ciao Roberto… te la senti di tornare?”. È andata così? 

“Più o meno. L’ho chiamato solo dopo che era finita la partita con Pirlo. ‘Sì, me la sento’, la sua risposta, e se la sentiva anche di rispondere alle domande sulla rottura del rapporto con la federazione per andare in Arabia. Una cosa fatemela dire: ha firmato il contratto in meno di due minuti, quasi senza leggerlo”.

I club di Serie A hanno fatto il tifo per lei fin dal primo minuto dopo averla candidata alla presidenza. E i club tifano anche per Conte ct… 

“Non tutti, a dire la verità. Ma la maggioranza sì, è vero, volevano che scegliessimo Antonio”.

La sua scelta finale si può leggere come la volontà di segnare un confine indipendente? 

“Si deve leggere come ho detto: Mancini è il ct giusto. Ma fatemi ringraziare Conte, per le parole che ha sempre detto, per l’atteggiamento di chi vuole il bene della Nazionale: noi non lo abbiamo mai contattato”.

Cinquanta giorni e un bel rompicapo con giravolte improvvise e imprevedibili. Alla fine chi l’ha fatta la brutta figura? 

“Si riferisce all’uscita del ministro Abodi? Con Andrea ci siamo parlati dopo queste uscite: guardare avanti è la nostra, comune, intenzione, valorizzare gli aspetti che ci vedono lavorare fianco a fianco”.

Quel “Malagò è come il Marchese del Grillo…”, non l’ha ferita? 

“Non sono tipo che si mette a replicare ad ogni cosa… io e Abodi dobbiamo pensare a questioni di sistema”.

A proposito di sistema. A che punto saremo dopo i primi 100 giorni quando un cronoprogramma, di solito, annuncia gli obiettivi? 

“Non dobbiamo dimenticarci che questa nuova governance è partita a metà legislatura e in un mese, quello di fine giugno, troppo a ridosso dell’inizio della stagione: prassi vuole che si vada al voto tra gennaio e febbraio…”.

Come si concilia l’orizzonte temporale di sei anni, da lei annunciato, con i risultati del campo? 

“Con quanto detto all’inizio di questa chiacchierata: si torna alla rivoluzione culturale, che non significa non dare peso a ciò che ci aspetta, a cominciare dalla Nations League di fine settembre, ma, allo stesso tempo, dobbiamo rivolgere lo sguardo alla base, ai giovani che rappresentano il futuro. So che davanti abbiamo l’Europeo 2028, il Mondiale 2030 e l’Europeo 2032, ma so anche che dall’eliminazione con la Bosnia ad oggi non sono sbocciati dei fenomeni a cui pensare”.

Euro 2032… noi e la Turchia paesi organizzatori, i turchi con gli stadi pronti, noi solo con l’Allianz Stadium in regola con tutti i parametri richiesti. 

“Non sono preoccupato, ma sono uno di quelli che non vuole perdere nemmeno un secondo, che vuole stare sempre sul pezzo. Non lo perderemo grazie alla collaborazione di tutti i soggetti in campo”.

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