Calcio e Finanza
·20 luglio 2026
Malagò: «Non solo Mancini e Pirlo in corsa come Ct. La decisione entro qualche giorno»

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·20 luglio 2026

La scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale sta tenendo sempre più banco, anche in virtù della fine dei Mondiali che per la terza volta consecutiva non ha visto la partecipazione dell’Italia. Scelti Paolo Maldini e Leonardo, rispettivamente come direttore tecnico e advisor, ora è tempo di chiudere il cerchio con il Ct che avrà il compito di risollevare le sorti degli Azzurri.
«Ci ho messo due settimane per portare a bordo Maldini e Leonardo – ha esordito il presidente della FIGC, Giovanni Malagò a Sky Sport 24 –. Come mai ci ho messo due settimane? Perché sono due persone serie, da subito molto interessate, ma che altrettanto da subito hanno voluto conoscere il dettaglio del loro ruolo, di cosa avessi in mente; di chi lavora e lavorerebbe con loro. Hanno anche fatto un blitz a Coverciano, hanno scattato una fotografia del centro. In queste due settimane ho fatto sei-otto videoconferenze, dove abbiamo parlato di ogni cosa. E quella di cui abbiamo parlato meno, vi assicuro, è quella economica-contrattuale. Questo avvalora la loro serietà. In questo ambito abbiamo declinato in ogni modo il concetto di condivisione totale delle varie scelte, dove quella apicale è proprio quella del Ct, ma non c’è solo quella. Ci sono tante altre figure fondamentali. Sull’allenatore non c’è nessun tipo di scontro, ma la parola condivisione parte dall’idea che tutti debbano essere d’accordo. Ammesso che questa idea ci sia, poi va declinata nella sua praticità. Ora stiamo parlando per entrare nel dettaglio di un soggetto, ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto».
«Non ci sono solamente Pirlo e Mancini come candidati per il ruolo di Ct e la scelta sarà fatta a brevissimo – ha proseguito Malagò –. Sulle caratteristiche che servono? La prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda è che richieste o pretese possa avere. E poi se questa cosa è conciliabile coi nostri bilanci. A questo punto i bilanci vanno valutati. Prima devi impegnarti e poi trovare le soluzioni. Vi faccio un esempio: ieri alla finale Mondiale c’erano due allenatori come Scaloni e de la Fuente. Scaloni ha avuto una carriera modesta, e molti dicono sia finito lì dopo che allenatori che hanno fatto la storia hanno rifiutato. Eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile. De la Fuente: ha ereditato la Spagna da dei mostri sacri, come Luis Enrique, viene dal settore giovanile spagnolo, ha allenato questi giocatori fin dalle formazioni Under. Questo cosa vuol dire? Che a prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l’organizzazione e la metodologia. Dobbiamo fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente. Ripeto: credo sia molto più importante questo aspetto, quello che, tra l’altro, sto condividendo con Maldini e Leonardo. Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?».
Sulla finale dei Mondiali e il caso Balogun: «Sulla carta erano le due migliori squadre, la partita l’ha vinta la squadra che lo strameritava. Per la bellezza del calcio, per il fato, l’Argentina ha poi reagito proprio quando sembrava stremata. Nel finale stavano quasi per pareggiare. Balogun? Si è passato il segno, indubbiamente. C’è sempre un confine. Non viviamo nemmeno nella montagna del sapone, ci sono elementi che possono dare elasticità. Lo sport non può fare il suo lavoro senza la politica, e la politica sa che il suo ruolo è fondamentale; però se lo prevarica finiamo in fuorigioco».
Infine un commento su quale sarà il modo giusto per riportare in Italia i giovani talenti, grandi protagonisti in questo come Mondiale, come Yamal e Haaland: «Questa è stata la mia mission. Oltreché la maggior parte dei discorsi fatti con Maldini e Leonardo. Ed è quello che stiamo portando avanti con chi riteniamo possa essere il nostro Commissario Tecnico. Puoi essere anche il migliore al mondo, ma poi devi essere realista col materiale che hai a disposizione. Dobbiamo alzare molto il livello, ma farlo con politiche mirate».







































