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·9 agosto 2026
💥 Maldini AL VELENO: “Malagò voleva imporci il CT, discorso INACCETTABILE”

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·9 agosto 2026

In un’intervista al Corriere della Sera, l’ex dt della Nazionale Paolo Maldini ha spiegato le dimissioni lampo sue e dell’Advisor Leonardo a seguito della decisione del presidente della FIGC Giovanni Malagò di non ingaggiare Andrea Pirlo come CT.
“Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. È stato un pretesto e di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Malagò ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera”.
“I patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto. Siamo andati a trovare Guardiola a Barcellona, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli… Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto. Perché ha rifiutato? Per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su… Così siamo andati su Andrea. Malagò sapeva tutto, l’abbiamo informato passo dopo passo”.
“Avevamo già cominciato. Siamo stati a Coverciano, è una macchina ferma. Ci sono tantissime persone che vorrebbero fare, ma non sanno cosa fare. Attendono un obiettivo, delle indicazioni. Incontrarle ci aveva dato un saссо di energie, in un ruolo che spaventa. Si figuri se io non apprezzo Roberto Mancini. Ma avevamo un progetto diverso. Volevamo un ct muovo, giovane. Mancini e Conte sono due grandi allenatori. E non è questione di amicizia. Avere una figura come Ranieri è un plus, qualcosa di eccezionale. Avevo assunto un impegno gravoso che nei giorni era diventato quasi un sogno: fare qualcosa per le prossime generazioni, per costruire un’Italia competitiva. Un sogno interrotto ma bellissimo… La strada era quella. Difficile, lunga; ma avrebbe cambiato l’identità del calcio italiano. È un peccato. Un vero peccato.”
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