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·16 marzo 2026

Mancate sanzioni a Israele, il Canton Vaud contro l’UEFA: chiesto lo stop alle esenzioni fiscali

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Il canton Vaud (cantone svizzero che vede Losanna come caitale) va allo scontro con la UEFA sul conflitto israelo-palestinese. Il Gran Consiglio ha approvato una risoluzione con la quale chiede di verificare la compatibilità della presenza di Israele nelle associazioni membro della Federcalcio europea con i requisiti che consentono alla UEFA di beneficiare di esenzioni fiscali all’interno della Svizzera. Se queste esenzioni non fossero più concesse, la UEFA si troverebbe ad affrontare costi aggiuntivi per circa 30 milioni di euro annui in più.

«L’UEFA ha la propria sede a Nyon. In quanto federazione internazionale, beneficia da tempo, nonostante l’importante attività commerciale che svolge, di un’esenzione fiscale, concessa per il motivo specifico che le federazioni sportive internazionali svolgono un ruolo importante nella promozione della pace e nella lotta contro il razzismo e la discriminazione», si legge nella risoluzione del Gran Consiglio del canton Vaud.


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«Per molto tempo l’UEFA ha posto queste preoccupazioni al centro delle proprie decisioni. Il suo impegno per la pace è stato ad esempio tra le motivazioni citate a sostegno delle sanzioni adottate dall’organizzazione dopo l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia. Tuttavia, si deve constatare che oggi questo obiettivo non viene perseguito in relazione alla minaccia vitale per la pace rappresentata dal conflitto israelo-palestinese», prosegue il testo della risoluzione.

Secondo il Gran Consiglio, la «Israel Football Association (IFA), membro dell’UEFA, conta tra i propri affiliati almeno cinque club la cui sede e attività si trovano in colonie situate nei territori palestinesi occupati. Queste colonie sono state dichiarate illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia e dovrebbero essere evacuate».

Il testo denuncia inoltre che diversi club avrebbero adottato «pratiche discriminatorie che impediscono il tesseramento di giocatori e giocatrici palestinesi o la partecipazione di tifosi palestinesi. Questi comportamenti, approvati sia dall’IFA sia dalle più alte autorità governative israeliane, si inseriscono nella continuità di pratiche riconducibili al crimine di apartheid».

La risoluzione richiama anche l’impatto del conflitto nella Striscia di Gaza sul mondo sportivo palestinese. Secondo la Palestinian Football Association, dall’inizio dell’offensiva israeliana successiva agli attacchi del 7 ottobre 2023 sarebbero stati uccisi oltre 800 atleti, tra cui circa 420 calciatori. Sempre secondo la federazione palestinese, quasi il 90% delle infrastrutture sportive della Striscia sarebbe stato distrutto e centinaia di impianti tra Gaza e Cisgiordania risultano danneggiati o rasi al suolo.

«Questi atti si inseriscono nella continuità di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di genocidio commessi dalle forze israeliane contro la popolazione civile palestinese. La commissione di questi crimini non è purtroppo cessata con i recenti accordi. La morte sotto le bombe di bambini di Gaza che sognavano un futuro nel calcio, o l’esclusione dei giovani palestinesi in Cisgiordania da qualsiasi prospettiva di sviluppo sportivo, rappresentano la negazione ultima degli obiettivi di promozione della pace e di lotta contro il razzismo e la discriminazione», si legge ancora nel documento.

Il Gran Consiglio accusa poi la UEFA di non avere preso «alcuna misura contro l’IFA, nonostante le ampie competenze disciplinari di cui dispone. In queste circostanze, secondo le autorità del cantone di Vaud, non è più possibile sostenere — senza cadere nell’arbitrarietà — che l’UEFA operi per la promozione della pace e per la lotta contro razzismo e discriminazione».

Per queste ragioni, il Gran Consiglio ha invitato il Consiglio di Stato del canton Vaud a concedere un termine all’UEFA affinché chiarisca se la permanenza dell’IFA tra i suoi membri e l’assenza di sanzioni nei suoi confronti siano compatibili con i principi che giustificano l’esenzione fiscale dell’organizzazione.

Le autorità cantonali sottolineano infine che anche la Svizzera, secondo la Corte internazionale di giustizia, ha il dovere di contribuire a porre fine alle violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi.

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