Manfredini: «La ripartenza sarà dura ma nulla è impossibile, Gattuso è un allenatore di livello. Ricordo più bello? Ecco quale» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·27 maggio 2026

Manfredini: «La ripartenza sarà dura ma nulla è impossibile, Gattuso è un allenatore di livello. Ricordo più bello? Ecco quale» – ESCLUSIVA

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Christian Manfredini, ex giocatore della Lazio, ha parlato con noi in esclusiva sulla squadra di Maurizio Sarri, la protesta dei tifosi e non solo

Christian Manfredini è stato un protagonista assoluto con la maglia biancoceleste, il tutto culminando nella vittoria della Coppa Italia nel 2009 e con la vittoria della Supercoppa con i capitolini. L’ex giocatore della Lazio ci ha concesso un’intervista esclusiva dove ha parlato delle sue aspettative in vista della prossima stagione e ha detto la sua sull’imminente cambio di testimone in panchina tra Sarri e Gattuso. Le sue parole:

Cosa pensi della stagione che la Lazio ha appena concluso e credi che riuscirà a trovare un nuovo equilibrio con un altro allenatore. Quali sono le tue considerazioni?


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STAGIONE SARRI«L’annata è stata abbastanza tribolata. Si è partiti con l’arrivo di Sarri, una scelta molto gradita alla piazza: un allenatore di livello, uno che insegna calcio. Poi però è arrivata subito la prima tegola, con il mercato bloccato, e il mister ha dovuto ricompattarsi con la squadra per riuscire ad andare avanti. Alla fine la barca è stata portata in porto in maniera dignitosa, anche se ci sono stati molti problemi. È stata raggiunta una finale di Coppa Italia, pur contro una corazzata contro cui era difficile avere la meglio. Però in finale ci sono arrivati, quindi credo che la stagione sia stata chiusa in modo dignitoso, anche se è stata molto complicata. La ripartenza sarà molto dura, anche se nulla è impossibile. La tifoseria non va allo stadio ed è in rotta con la società, quindi il club dovrà essere bravo a ricompattare l’ambiente, scegliendo un allenatore di livello e facendo una programmazione importante. Se si lavora bene, costruendo una squadra capace di ottenere buoni risultati in campo, la tifoseria, pur essendo in rotta con la società, piano piano si riavvicinerà alla squadra».

In questo senso, secondo te Gattuso può essere un compattatore? La tifoseria non l’ha presa benissimo ma la sua figura può essere quella di buon mediatore?

GATTUSO«Per me Gattuso è un allenatore di livello. Ha fatto tante esperienze e, anche se non ha fatto benissimo in Nazionale, secondo me lì era molto difficile fare bene, considerando il materiale umano a disposizione. Qualsiasi allenatore avrebbe fatto fatica. Credo che possa fare bene in questo ambiente. È un allenatore che ha carattere, grinta e voglia di fare. A Napoli ha proposto anche un buon calcio, però bisogna lasciarlo lavorare. La piazza è scettica, giustamente, ma lui è abituato a sudare e a lavorare. Ha fatto tanta gavetta, quindi dovrà continuare a lavorare in maniera seria, come ha sempre fatto. Se arriveranno i risultati, vedrai che la tifoseria sarà dalla sua parte».

Qual è il ricordo più bello che hai della tua esperienza alla Lazio. Ha vinto una Coppa Italia contro la Sampdoria e sei rimasto per ben sette anni e quale immagine porti con te di quel periodo?

RICORDI LAZIO«Sì, ho vinto una Coppa Italia e una Supercoppa. Il ricordo è sicuramente positivo, perché ho giocato in uno stadio importante, in una città importante come Roma, con una tifoseria importante. Vedere la curva esultare era qualcosa di speciale. Ho solo ricordi positivi, non può essere altrimenti per come vedo io il calcio. Ho avuto la possibilità di giocare in un grande stadio, davanti a una grande tifoseria, in una città enorme e per una squadra importante. Sono contento di averne fatto parte. Io vivo la vita in questa maniera: quando ti capitano cose belle, e per me questa è stata una cosa bella, devi solo esserne felice e gioire per quello che ti è successo. Per me è stata un’esperienza positiva».

Quindi i due trofei sono stati i momenti più alti, anche emotivamente?

OLIMPICO«Sicuramente quando vinci è bello, però il momento più alto per me è stata la prima volta che ho varcato l’Olimpico. Ogni volta che entravo all’Olimpico era qualcosa di bello, anche quando ricevevo i fischi. Per me era tutto bello, perché stavo facendo qualcosa che qualunque ragazzo che gioca a calcio vorrebbe fare. Ero lì, in quel posto, ed ero felicissimo di tutto: applausi, fischi, sconfitte, vittorie. Ero dentro la giostra, e questo mi rendeva felice tutti i giorni».

Nel corso della tua carriera hai avuto tanti allenatori importanti, tra cui anche Roberto Mancini, che è stato tra i candidati per la Nazionale, pur essendolo già stato in passato. In quest’ottica, chi vedresti bene per risollevare l’Italia?

NAZIONALE«È difficile, perché è un momento complicato per il calcio italiano e anche per la Nazionale. Mancini lo vedrei bene, perché comunque è stato l’ultimo allenatore ad aver fatto molto bene con la Nazionale, soprattutto all’Europeo. Era riuscito a ricompattare il gruppo, aveva fatto esordire dei giovani, aveva creato una bella atmosfera e poi ha vinto un trofeo. Secondo me può essere un candidato giusto, anche se non condivido il modo in cui è uscito dalla Nazionale. Se te ne vai in quel modo, poi mi chiedo perché dovrebbero richiamarti. Questo è il mio unico dubbio. Però, ripeto, è stato l’ultimo allenatore che ha fatto bene in Nazionale. Poi ci sono tante altre figure. La Nazionale non è come un club: bisogna essere bravi a gestire e a selezionare, non è la stessa cosa. Ci sono diversi allenatori che potrebbero far parte di questo percorso: può essere Allegri, può essere Ranieri, anche se aveva detto che avrebbe smesso, ma poi ha aperto a una possibilità. Prima ancora di allenare, però, bisogna compattare l’ambiente nazionale, capire cosa vogliamo fare come Nazionale, costruire un programma e poi seguirlo. Non credo che si possa vincere subito. Bisogna fare chiarezza, lavorare e dare tempo al nuovo allenatore di poter fare bene. Non è che uno si siede in panchina e l’anno dopo deve vincere: ci vorranno tre o quattro anni per arrivare a dei risultati».

Si è visto molto con Arteta questo discorso che stai facendo.

ARTETA«Esatto. Arteta ha fatto due o tre anni complicati, con piazzamenti non all’altezza. Una squadra italiana probabilmente lo avrebbe cambiato. Invece lì hanno programmato e hanno aspettato l’allenatore».

Quindi quello dell’Arsenal è un esempio da imitare?

PROGRAMMAZIONE«È da imitare se la società vede nell’allenatore una crescita tecnica e tattica della squadra. Se questa progressione non si vede, allora è giusto cambiare. Però cambiare spesso non aiuta, perché ogni volta bisogna ripartire da capo. Guarda il Milan: cambiando tutta la parte tecnica, ora dovrà ripartire di nuovo. Evidentemente la società e la proprietà hanno dato le colpe all’allenatore, ai dirigenti e al direttore sportivo. Se la proprietà pensa questo, allora è giusto cambiare».

In misura diversa, questo è anche lo stesso problema della Juventus?

RIPARTENZA JUVE«Sì, perché ha certificato che l’allenatore è quello giusto. Il Milan, invece, ha certificato che l’allenatore non è quello giusto. Per questo vedo la Juventus un po’ più avanti. L’allenatore ha ribadito di voler essere un perno centrale nel rifacimento della squadra, perché quella che ha trovato non era stata costruita da lui. La squadra che andrà a comporre dovrà invece rispecchiare anche le sue idee. Giustamente vorrà avere voce in capitolo. Quindi vedremo una Juve costruita sulla sua identità e sul suo modo di pensare».

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MATURITÀ«Quando sei giovane, giochi in Serie A e ti senti pieno di energie, magari pensi:Come ti permetti?. Adesso non vorrei più litigare: mi girerei dall’altra parte e me ne andrei sicuramente».

Si ringrazia Christian Manfredini per la disponibilità e gentilezza mostrate nel concederci questa intervista

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