Calcio e Finanza
·17 settembre 2026
Manovre contro Lotito: spunta un contributo da 4mila euro per finanziare le proteste

In partnership with
Yahoo sportsCalcio e Finanza
·17 settembre 2026

Un’informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo depositata in Procura il 21 luglio scorso offre nuovi elementi sulla presunta campagna condotta contro Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia. Stando a quanto ricostruito dal Corriere della Sera, il documento metterebbe in discussione l’ipotesi di una protesta spontanea dei tifosi biancocelesti, facendo invece emergere il sospetto di un’azione coordinata e sostenuta da specifici finanziamenti.
Nell’ambito dell’inchiesta sarebbe finita una somma di circa 4mila euro, trasferita dal conto personale di Francesco Maiolini, amministratore della Banca del Fucino, ad alcuni dei protagonisti di quella che gli investigatori considerano una claque organizzata per attaccare la proprietà biancoceleste. Maiolini ha respinto ogni contestazione, sostenendo che all’origine della vicenda vi sarebbe un equivoco legato al fatto che uno degli indagati, Renato Calcara, fosse correntista della banca.
Secondo il quotidiano, l’indagine considera l’ipotesi che, in concomitanza con una contestazione autentica nei confronti della gestione societaria, si fosse sviluppata una forma di opposizione riservata contro il senatore di Forza Italia. Un’ipotesi già affiorata in altre perquisizioni effettuate ai primi di dicembre 2025 nei confronti di persone legate a testate che avrebbero veicolato le cosiddette «pseudonotizie», finalizzate ad alimentare «una protesta delle tifoserie laziali contro Lotito».
Il presidente della Lazio, già destinatario di numerose minacce e pubblicamente accusato di avere interessi personali nella gestione del club, aveva presentato ai magistrati Giuseppe Cascini e Lorenzo Del Giudice una denuncia dettagliata, allegando mail, profili social e testimonianze.
I 4mila euro esaminati dalla Procura, sui quali resta da stabilire se il versamento sia avvenuto una sola volta o in più occasioni, avrebbero contribuito anche a sostenere i costi del volo che trasportò lo striscione “Lotito libera la Lazio”, divenuto uno dei simboli della protesta contro il patron. Secondo gli investigatori, dietro i soggetti che materialmente ricevettero il denaro ci sarebbe stata la fondazione Noi Oltre 365, riconducibile ad Alessia Abramo, figlia di Ettore “Pluto” Abramo, storico collaboratore di Fabrizio Piscitelli “Diabolik”, ucciso nell’estate del 2019.
La ricostruzione della Procura colloca nel luglio 2025 l’inizio dell’interesse di Maiolini per la vicenda Lotito, in concomitanza con il peggioramento dei rapporti tra il presidente e la tifoseria seguito al blocco del calciomercato imposto alla società. Per gli inquirenti, quell’episodio avrebbe preparato il terreno alle decisioni assunte successivamente insieme a Luigi Bisignani e Mauro Masi nella primavera scorsa.
Il 22 luglio 2025, in mattinata, un aereo passò sopra il centro sportivo di Formello mostrando lo striscione che sarebbe poi diventato uno dei simboli della protesta. Gli investigatori descrivono l’iniziativa come innovativa nelle modalità, ma orientata a un obiettivo preciso: intensificare la pressione su Lotito e indurlo, secondo la tesi accusatoria, a vendere la società contro la propria volontà. Tra coloro che avrebbero sostenuto l’iniziativa ci sarebbe anche Maiolini, la cui posizione è attualmente esaminata dai pm per accertare l’eventuale presenza di profili penalmente rilevanti.
Nel decreto di perquisizione, gli investigatori chiariscono che la presenza di Maiolini, Bisignani e Masi alle manifestazioni pubbliche promosse dai tifosi contro la gestione Lotito è stata «ovviamente legittima». Secondo gli inquirenti, però, gli avvenimenti del 2025 indicherebbero che uno dei tre avesse già cominciato a prendere in considerazione gli effetti concreti di una contestazione. Un elemento che, nella loro ricostruzione, suggerirebbe una pianificazione protratta nel tempo anziché un coinvolgimento improvviso, adattata all’evoluzione delle proteste.
Dalla Banca del Fucino arriva, invece, una ricostruzione differente: secondo l’istituto, alla base della vicenda ci sarebbe un fraintendimento legato al rapporto bancario con Calcara e non esisterebbe alcun collegamento diretto tra Maiolini e le somme contestate.







































