Marco Branca racconta l’Inter: dal litigio con Mourinho per Sneijder alla rinuncia a Tevez. I retroscena | OneFootball

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·13 settembre 2026

Marco Branca racconta l’Inter: dal litigio con Mourinho per Sneijder alla rinuncia a Tevez. I retroscena

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Marco Branca ripercorre gli anni trascorsi all’Inter tra il rapporto con Massimo Moratti, le tensioni con José Mourinho e le grandi operazioni di mercato

Marco Branca, storico ex direttore tecnico dell’Inter e oggi agente sportivo, ha ripercorso alla Gazzetta dello Sport alcuni dei momenti più significativi della sua carriera dirigenziale. Un racconto che attraversa l’era di Massimo Moratti, il rapporto non sempre semplice con José Mourinho, le tensioni con Christian Vieri e diverse operazioni di mercato che hanno segnato la storia nerazzurra.

Dall’arrivo di Wesley Sneijder alla scelta di puntare su Maicon rinunciando a Carlos Tevez, fino al mancato scambio tra Fredy Guarin e Mirko Vucinic: Branca ha svelato decisioni, discussioni e retroscena rimasti a lungo dietro le quinte.


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Che cosa provò quando Massimo Moratti le affidò l’incarico di capo scout? – «Avevo 38 anni: un po’ spa­ven­tato, ma soprat­tutto felice. Da cal­cia­tore pen­savo sem­pre: “Vedo cose che non vanno, per­ché non c’è un diri­gente con cui con­fron­tarmi?”»

Come nacque il duro faccia a faccia con Christian Vieri? – «È stato lui a cer­carlo: se mi tra­sci­nano in qual­cosa, non mi tiro indie­tro»

Quale operazione di mercato le creò le maggiori difficoltà? – «Forse quella per Sneijder: chiusa grazie ad uno stratagemma deciso con Ernesto Bronzetti, che non posso raccontare, e un quasi litigio con Mourinho. Anzi, senza quasi. Lui mi diceva che Wesley non sarebbe mai venuto. “Devi prendermi uno fra Pandev, Julio Batista e Van der Vaart”, visto che Deco costava troppissimo. Ma io volevo Sneijder: era perfetto. Ero stato al telefono fino alle 4 del mattino con il suo procuratore per convincerlo, quando Mou mi vede mi fa: “Bravo, ma non siamo riusciti a fargli fare l’ultimo allenamento prima del derby”. L’ho proprio mandato a quel paese»

È corretto dire che Francesco Guidolin non le consigliò l’acquisto di Maicon? – «Sì, diceva che non era un professionista»

Perché l’Inter scelse Maicon rinunciando alla possibilità di acquistare Carlos Tevez? – «Ma per tenere lui, finiti i posti da extracomunitario, rinunciammo a Tevez: volevamo mettere Zanetti a centrocampo e Maic dietro a destra, anche se nel Monaco non aveva mai giocato in quel ruolo»

Che cosa ricorda del mancato scambio tra Guarin e Vucinic? – «Ero già in uscita, arri­vai a cose fatte: ricordo una stretta di mano Fas­sone-Marotta e poi il casino suc­ces­sivo, esa­ge­rato»

Quale dei quindici trofei conquistati con l’Inter considera il più importante? – «Facile dire la Cham­pions, ma io ho amato molto gli scu­detti: per un diri­gente il coro­na­mento di un lavoro gior­na­liero fatto di un pro­blema da risol­vere ogni 5-6 minuti, di cin­que alle­na­menti non visti sul campo in dieci anni. La scelta di non ven­dere, dopo il Tri­plete, almeno uno fra Mai­con, Milito e Snei­j­der Par­lare quin­dici anni dopo non vale niente. Se cambi prima, spesso duri di più? Ci sta. Ma allora pre­valse la voglia di Moratti di tenerli e dei gio­ca­tori di restare: non voglie da poco»

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