Juventusnews24
·6 febbraio 2026
Marocchino esprime la sua idea della Juve: «La rosa non è in grado di fare tre competizione. David? E’ un attaccante collettivista. Ecco cosa dovrebbe fare»

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Il dibattito sulla sconfitta della Juventus in Coppa Italia continua ad arricchirsi di pareri autorevoli, tra cui spicca quello di una vecchia gloria bianconera che conosce bene le dinamiche della Continassa. Domenico Marocchino, intervenuto durante la trasmissione Cose di Calcio su Radio Bianconera, ha analizzato con lucidità il momento della squadra di Luciano Spalletti, mettendo in luce sia i limiti strutturali della rosa sia alcuni errori di lettura tattica nella gestione del match contro l’Atalanta.
Secondo l’ex ala bianconera, uno dei problemi principali risiede nella profondità dell’organico, apparso in difficoltà nel gestire il triplo impegno stagionale. Marocchino ha espresso chiaramente il suo scetticismo sulla capacità di tenuta del gruppo: «È una rosa che non è in grado di gareggiare su tre competizioni, due può reggerle ma tre sono tanta roba».
Analizzando la sfida di Bergamo, l’ex calciatore ha notato un atteggiamento forse troppo irruento da parte della squadra, che avrebbe pagato la troppa fretta nel voler indirizzare il match. «Ieri la Juve mi è sembrata per certi versi adrenalinica», ha osservato Marocchino, spiegando come la frenesia di sbloccare subito il risultato abbia finito per favorire il gioco dell’Atalanta. Il suo suggerimento per il futuro è un ritorno a una gestione più saggia e calcolata: «Sposerei sempre la tecnica di far credere all’avversario di essere forte con una partenza sorniona, per poi pungerlo».
Un altro tema centrale della discussione è stato l’impatto di Jonathan David, l’attaccante finito sotto la lente d’ingrandimento per la sua tendenza a giocare molto per la squadra, a volte a discapito della propria pericolosità in zona gol. Marocchino ha tracciato un profilo psicologico e tecnico del giocatore, chiedendo una maggiore cattiveria agonistica sotto porta.
«David è un attaccante tanto collettivista e poco individualista», ha dichiarato l’opinionista, suggerendo che il canadese dovrebbe bilanciare meglio altruismo e istinto del killer. Per avvalorare la sua tesi, Marocchino ha rispolverato i ricordi dei grandi bomber del passato bianconero: «Trezeguet ad esempio era al 90% individualista, mentre il più grande in questo senso era Bettega».
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