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·4 maggio 2026

Marotta: «All'Inter idee chiare su come agire. Guardiamo ai migliori giovani italiani»

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Il presente e il futuro dell’Inter passano da Cristian Chivu. Ne è convinto il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta, che tra le celebrazioni per il 21esimo scudetto e gli interventi delle ultime ore ha tracciato la linea del club, tra continuità tecnica, ambizioni sportive e riflessioni sul sistema calcio.

«Abbiamo deciso di puntare su Chivu con coraggio ponderato, qualità che a un manager non deve mancare, e lo abbiamo fatto da subito, già il giorno dopo la risoluzione del contratto con Simone Inzaghi», ha spiegato Marotta ai microfoni di DAZN al termine della sfida contro il Parma, chiarendo come la scelta sia stata rapida ma tutt’altro che improvvisata.


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Alla base della decisione, un profilo ritenuto già pronto per il salto: «Chivu dalla sua aveva il fatto di essere stato un giocatore vincente, di essere stato allenatore vincente nella primavera dell’Inter e di avere fatto bene al Parma. Gli poteva forse mancare un po’ di esperienza, noi abbiamo supportato questa unica lacuna. Per il resto ha delle grandissime qualità e può e deve stare all’Inter per tanti altri anni».

Nel pieno dei festeggiamenti tricolori, il numero uno nerazzurro ha ribadito la solidità del progetto sportivo: «Abbiamo le idee molto chiare su come agire, grazie anche al confronto che abbiamo avuto e che avremo con la proprietà, che ci detterà le linee guide anche dal punto di vista economico». Un percorso che si fonda su basi già consolidate: «Sono fiducioso perché è un gruppo consolidatosi nel corso degli anni ed è una peculiarità importante come il fatto di avere uno zoccolo duro di italiani. Dobbiamo continuare e andare a vedere chi sono i migliori giovani italiani».

Accanto ai talenti emergenti, Marotta non esclude l’inserimento di profili più esperti: «Ci sono giocatori bravi che potrebbero fare al caso nostro, così come stranieri di una certa esperienza, che hanno la qualità di portare la cultura della vittoria, che non deve mai mancare». A proposito di italiani, tra i nomi citati anche quello di Marco Palestra, definito «un giocatore di grandissimo avvenire».

Non manca un passaggio sulle polemiche legate all’indagine sul mondo degli arbitri: «C’è grande amarezza, ribadisco quanto detto domenica scorsa. Non esiste un elenco di arbitri sgraditi. Sono tranquillo, non abbiamo nulla da temere, sempre comportati con correttezza e lealtà».

Dalle frequenze di Radio Anch’io Sport, Marotta è poi tornato questa mattina sull’avvio di stagione complicato, difendendo la scelta di dare continuità alla guida tecnica: «Mai avuto dubbi, non è nella mia cultura utilizzare lo strumento dell’esonero. Agli allenatori vengono spesso attribuite colpe che non hanno, l’inizio con qualche sconfitta non ha coinciso con prestazioni negative».

Capitolo mercato, con il nome di Alessandro Bastoni al centro delle attenzioni internazionali: «Ha avuto degli episodi sfortunati ed è un grande campione, non nascondo che ci sia un interessamento concreto, benché superficiale, del Barcellona. Ma un giocatore va via quando esprime questo desiderio: al momento è un nostro giocatore, vuole restare e siamo felici che sia con noi».

Lo sguardo si sposta poi sugli obiettivi a breve termine: «Vogliamo onorare nel migliore dei modi la Coppa Italia, sarebbe bello soprattutto per Chivu vincere questa competizione e avere il diritto di indossare questa stellina che indica le dieci vittorie», ha detto in vista della finale contro la Lazio.

Infine, una riflessione più ampia sul calcio italiano, tra criticità e prospettive: «Dobbiamo eliminare quell’aspetto di litigiosità all’interno del nostro mondo che poco ha a che fare con i valori di un gioco che ha aspetti sociali». Un tema che si lega a un’analisi più profonda: «Siamo in un momento di involuzione partito dal 2006, dopo la vittoria del Mondiale, perché la base del reclutamento è cambiata, ci sono altre attività che attraggono i nostri giovani. I veri campioni sono sbocciati nei ceti medio-bassi, oggi purtroppo giocare a calcio significa una retta mensile che non tutte le famiglie riescono a permettersi. Lo sport deve essere di tutti e gratuito, bisogna iniziare a giocare a calcio nelle scuole».

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