Milannews24
·23 maggio 2026
Marotta stai sereno: a Milano la storia non si cancella con due stelle

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·23 maggio 2026

Le recenti dichiarazioni di Beppe Marotta, secondo cui “a Milano esiste solo l’Inter” perché unica squadra ad aver conquistato la seconda stella, hanno inevitabilmente acceso polemiche e discussioni. Una frase forte, forse troppo, soprattutto se pronunciata da chi nel corso della propria carriera ha sostenuto tesi completamente differenti a seconda della maglia rappresentata.
Perché il punto non è la legittima soddisfazione dell’Inter per il ventunesimo scudetto. Quello nessuno lo mette in discussione. Il problema è l’atteggiamento. È la memoria corta. È il cambio di narrativa improvviso. Quando Marotta era amministratore delegato della Juventus, infatti, il suo punto di vista sugli scudetti era ben diverso. In quegli anni ricordava spesso come i bianconeri considerassero propri anche i due titoli revocati dopo Calciopoli, sostenendo quindi che la Juve avesse sul petto ben più stelle di quelle ufficialmente riconosciute.
E uno di quegli scudetti, vale la pena ricordarlo, fu assegnato proprio all’Inter nel 2006 a tavolino. Oggi invece il dirigente nerazzurro utilizza il conteggio ufficiale come arma identitaria per sostenere che Milano abbia una sola squadra. Una posizione che appare quantomeno contraddittoria.
Ridurre la grandezza di un club al numero di stelle cucite sulla maglia significa ignorare la storia del calcio. Il Milan è fermo a 19 scudetti, è vero, ma proprio per questo può conquistare la seconda stella già in qualsiasi prossima stagione. Basta un campionato vinto. Uno. E il divario celebrato oggi dall’Inter sparirebbe immediatamente.
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Nel frattempo, però, c’è un altro dato che pesa enormemente quando si parla di grandezza internazionale: le Champions League. E lì il confronto racconta una storia completamente diversa. Il Milan ne ha vinte 7, l’Inter soltanto 3. E tra la seconda e la terza coppa nerazzurra sono trascorsi ben 45 anni, dal 1965 al 2010.
E allora viene spontaneo chiedersi: quando arriverà l’Inter a quota sette? Serviranno altri quarant’anni? Cinquanta? Oppure in quel caso la storia europea conterà meno di una stella sul petto?
Il calcio italiano ha bisogno di rivalità, sfottò e orgoglio identitario. Fa parte del gioco. Ma certe dichiarazioni rischiano di trasformarsi in esercizi di arroganza più che in manifestazioni di appartenenza. Il Milan attraverserà pure stagioni difficili, ma resta uno dei club più titolati e rispettati al mondo. La sua storia non può essere cancellata da uno slogan o da una provocazione televisiva.
Per questo, caro Marotta, forse sarebbe il caso di abbassare i toni. Perché nel calcio, come nella vita, la coerenza conta. E la memoria dei tifosi è molto più lunga di quanto si creda.
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