Calcionews24
·9 maggio 2026
Mattia Caldara si confessa: «Il dolore mi ha cambiato, ho detto basta col calcio»

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·9 maggio 2026

Lo scorso anno i troppi infortuni lo hanno indotto a dire basta. Mattia Caldara si racconta su La Gazzetta dello Sport: il suo fresco passato da calciatore e il presente da allenatore delle giovanili.
🎧
Ascolta le nostre notizie!
Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri notiziari flash, le top news e gli approfondimenti.
QUANTO GLI MANCA IL CALCIO GIOCATO «Un po’… Seguo tutte le partite del weekend in tv. Soprattutto l’Atalanta, ma anche le altre».
ALLENATORE «Alleno i ragazzi dell’Alzano, la società dove gioca mio figlio, e questo mi ha aiutato tanto nei primi 2-3 mesi dopo che ho deciso di smettere. Non ero preparato a dire basta, a non ripetere tutti i giorni le cose che avevo fatto per più di 20 anni. Sono stato un po’ destabilizzato. A luglio a Coverciano inizierò il corso per il patentino di allenatore Uefa B: farò esperienza con le giovanili e poi vedremo se ho passione per questo lavoro. Di certo ho il desiderio di mettermi in gioco e trasmettere ai ragazzi quello che ho imparato in carriera».
RIMPIANTI «Quando sono arrivato al Milan (nell’estate 2018, ndr) ero nel mio momento migliore, reduce da grandi stagioni all’Atalanta. Ero pronto per una nuova sfida, ma è andata male: ho avuto due infortuni gravi consecutivi, al tendine d’Achille e al legamento crociato. Dopo la seconda operazione non mi sentivo più come prima: faticavo a recuperare, a tornare sui miei livelli. È stata dura vedere per un anno e mezzo i compagni allenarsi, mentre io facevo fisioterapia o palestra».
LA DEPRESSIONE «Non so se chiamarla depressione, ma non ero più me stesso. I miei genitori e mia moglie mi vedevano diverso e in effetti ero un’altra persona: me ne rendevo conto anche io perché non ero più realizzato nel mio lavoro. Anzi, non potevo esserlo a causa degli infortuni. Parlarne con i miei cari mi ha aiutato».
GLI ULTIMI ANNI «La testa mi spingeva avanti, ma il corpo non mi aiutava. L’ultimo infortunio alla caviglia ha compromesso tutto definitivamente: non ne avevo più, non riuscivo a correre e allenarmi era diventata una sofferenza, non una gioia. Non riuscivo a sopportarlo, non ne valeva più la pena».
LA LOTTA CHAMPIONS «Il Milan ce la farà. Per l’altro posto testa a testa tra Roma e Juventus. I bianconeri hanno sprecato una grande occasione contro il Verona: una partita come quella, la Juve non può pareggiarla… Per i giallorossi sarà decisivo il derby».
MILAN-ATALANTA «L’Atalanta scenderà in campo più leggera, mentre il Milan sarà più teso e contratto. I nerazzurri partono forte perché Palladino vuole chiudere questa stagione alla grande e dimostrare il suo valore. Per i rossoneri non sarà facile: magari finirà in pareggio, anche se il Milan ha più motivazioni».
L’ATALANTA «Il periodo più bello della mia vita, quello in cui mi sono sentito realizzato. Come uomo e come calciatore. Ho dato tanto e avuto in cambio molto. Le emozioni di quel periodo me le porto dentro. Sono nato a Bergamo e cresciuto nell’Atalanta: per me è stato tutto speciale».
IL GASP «Un maestro di vita. Dopo di lui vedo il calcio in un altro modo. Mi ricordo il suo abbraccio dopo il match contro il Napoli dell’ottobre 2016: era una partita delicata perché i risultati non arrivavano e lui ebbe il coraggio di puntare su di me. Vincemmo ed ero davvero felice: lo strinsi forte, come se fosse mio padre. È il tecnico a cui mi sento più legato, anche se mi hanno dato tanto pure Pioli, che ha sempre avuto una buona parola per me, e Zanetti, che a Venezia ha creduto nel sottoscritto».







































