Mendieta: "Protesta? Sono tosti i laziali. È una tifoseria da sogno a prescindere dal risultato" | OneFootball

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·2 ottobre 2026

Mendieta: "Protesta? Sono tosti i laziali. È una tifoseria da sogno a prescindere dal risultato"

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90 miliardi di lire fu la cifra per farlo approdare alla Lazio. Nel 2001 Gaizka Mendieta fu acquistato dal Valencia per una cifra da capogiro. Un vero e proprio colpaccio di mercato firmato Sergio Cragnotti, che tuttavia non ebbe gli esiti sperati.

Sul miglior centrocampista d'Europa, premiato per ben due volte, le aspettative erano ben altre e per cui vestì per solo una stagione la maglia laziale, prima di esser ceduto in prestito prima al Barcellona e poi a titolo definitivo al Middlesbrough. Ad ogni modo, Mendieta mantiene ancora oggi un ottimo ricordo dei tifosi biancocelesti, nonostante quell'annata così sfortunata. Di seguito l'intervista rilasciata sulle colonne del Corriere dello Sport nell'edizione odierna.

Gaizka Mendieta al Corriere dello Sport

Sono stato il colpo da sogno e forse questo ha inciso nelle aspettative, ma eravamo tanti nuovi con un tecnico nuovo e serviva un tempo di adattamento che non mi è stato dato. Se mi è pesato esser pagato tanto? Zero. La mia testa non ha mai pensato ai 90 miliardi. Avevo un’altra ossessione: vincere la Champions.

Cosa le piace della Serie A?

Che la Lazio è prima! Oggi l’Inter è una corazzata. Penso a Chivu ed è bello vedere ex calciatori diventare allenatori. Però mi fa un po’ di pena vedere l’Italia fuori da tre Mondiali. Se seguo ancora la Lazio? Vedo soprattutto i risultati.

Sulla contestazione contro la società

Sono tosti i laziali. Certe cose non cambiano mai… Ai miei tempi? Allo stadio ci venivano, ma erano tanto esigenti. Con me il rapporto è stato sempre 10 su 10. Sostegno sempre al top, tifoseria da sogno a prescindere dal risultato. Il giorno che ho lasciato la Lazio per andare al Middlesbrough eravamo in ritiro in montagna e gli ultras sono venuti alle 7 di mattina in albergo per salutarmi. Io mi ero preparato agli insulti. Avevano capito che non ero io a tirarmi indietro, era l’allenatore Mancini che non mi vedeva.

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