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Marco Alessandri·7 luglio 2026
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Marco Alessandri·7 luglio 2026
È il Mondiale dei campioni, lo si è capito. Haaland, Mbappé, Kane, segnano tutti e lo fanno continuamente. Ma soprattutto Leo Messi.
A 39 anni appena compiuti, il fenomeno di Rosario si prende ancora una volta le prime pagine globali e trascina l'Argentina ai quarti di finale del Mondiale. Ma che splendida follia quella andata in scena ad Atlanta, con una rimonta che sa già di storia. Mai, infatti, nella coppa del mondo una squadra era riuscita a rimontare tre reti nei tempi regolamentari dal 79' in poi.
In questa Argentina, però, c'è il giocatore più forte della storia, capace di sbagliare tutto ciò che fosse possibile nel primo tempo, salvo poi vincerla praticamente da solo con giocate da fenomeno quale è.
Serate così allungano la carriera, oltre che la leggenda. Fanno rumore le lacrime di Leo, che a fine partita non è riuscito a trattenere l'emozione per una rimonta a cui, forse, nemmeno lui credeva più.
In giornate in cui abbiamo assistito ad altre scene simili, tra le lacrime di Neymar e quelle di Cristiano Ronaldo, quelle di Leo fanno ben capire il perché oggi il 10 dell'albiceleste sia ancora lì, al centro. Da una parte due giocatori che non hanno più nulla da dare al calcio ad alti livelli e che, seppur sia triste ammetterlo, si sono trascinati in questo Mondiale. La convocazione di Neymar da parte di Ancelotti è sembrata più una scelta politica, che di campo; la titolarità indiscussa di CR7 ha probabilmente decretato la fine dei sogni di gloria del Portogallo.
Messi, invece, no, non si è fatto trascinare. Ha trascinato. Dalla tripletta all'esordio con l'Algeria, ai due gol contro l'Austria, fino alla rimonta di oggi. È sempre stato l'uomo in più di questa Argentina, non quello da portarsi dietro per quanto fatto in passato.
A testimonianza di ciò, le immagini del post partita, che ritraggono un'Argentina ai piedi del suo capitano, portato letteralmente in trionfo.
Un commosso Scaloni ha sottolineato la forza del gruppo, che probabilmente nei singoli non è la squadra più attrezzata di questo Mondiale, e forse nemmeno la seconda, ma ha un'unione d'intenti che le altre non possiedono.
Se poi, a tutto ciò, si aggiunge il fattore Messi, ecco spiegato il perché chiunque faccia bene a non sottovalutare questa Argentina. Che magari non sarà più organizzata quanto in Qatar, o bella come quando c'era anche Di Maria, o magari anche solo giovane come quattro anni fa. Ma è affamata - ancora - e ha un idolo da seguire.
📸 Justin Setterfield - 2026 Getty Images







































