Messico Inghilterra: quando nel 1966 Bobby Charlton fece capire che era l’anno giusto per i Maestri del calcio | OneFootball

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·5 luglio 2026

Messico Inghilterra: quando nel 1966 Bobby Charlton fece capire che era l’anno giusto per i Maestri del calcio

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Da Wembley 1966 al calore del Mondiale 2026: una sfida dal sapore antico a ruoli invertiti

Oggi, nel mitico e infuocato catino dell’Estadio Azteca, Messico e Inghilterra si incrociano in una sfida da dentro o fuori valida per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026. Un match carico di tensione calcistica e grandi aspettative, che vede i padroni di casa spinti dal calore travolgente del proprio pubblico contro la nazionale dei Tre Leoni, determinata a confermarsi ai massimi livelli. Sebbene la differenza di valori parli chiaro – l’Inghilterra è quarta nel ranking Fifa, il Messico è 10 posti più sotto – c’è da constatare come il percorso finora sia stato decisamente più favorevole ai nordamericani, che non solo hanno vinto 4 gare su 4, ma non hanno neanche incassato un gol.


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Se è vero che l’Azteca richiama agli inglesi la famosa Mano de Dios di Maradona e la conseguente eliminazione al Mondiale del 1986, oer trovare l’incrocio più iconico e denso di significato tra queste due squadre in una Coppa del Mondo, bisogna necessariamente riavvolgere il nastro di sessant’anni esatti.

Era l’estate del 1966. L’Inghilterra ospitava il torneo e, proprio come il Messico di oggi, godeva dell’inestimabile vantaggio casalingo. Era la seconda giornata del Girone A. Gli inglesi, reduci da un deludente 0-0 contro l’Uruguay, cercavano disperatamente il riscatto davanti agli ottantamila spettatori di Wembley. Sotto la direzione impeccabile dell’arbitro italiano Concetto Lo Bello, i britannici s’imposero per 2-0, ma senza affatto incantare. Fu una prestazione a tratti opaca e confusa, farcita di passaggi sbagliati ed errori banali, contro un Messico rinunciatario che puntava palesemente al pareggio, affidandosi alle isolate sortite offensive di Borja e Favilla.

A sbloccare la situazione e a togliere le castagne dal fuoco ci pensò la leggenda Bobby Charlton al 37′, con un formidabile diagonale scagliato da oltre trenta metri che fulminò l’incolpevole portiere Calderon dopo una lunga discesa centrale, nella quale fece pensare che avrebbe tirato di sinistro per poi scegliere con successo l’altro piede (sarà interessante verificare se stanotte Bellingham potrà godere di altrettanta libertà). Nella ripresa, dopo vari tentativi a vuoto, Roger Hunt sigillò il raddoppio al 75′ ribadendo in rete una respinta corta del stavolta incerto Calderon su un tiro di Jimmy Greaves. Quella vittoria “sporca” ma di vitale importanza proiettò improvvisamente l’Inghilterra in cima alle quote dei bookmaker londinesi e, poche settimane più tardi, alla conquista della sua prima e unica Coppa Rimet.

Oggi, esattamente sessant’anni dopo quel trionfo, il palcoscenico geografico ed emotivo si è completamente ribaltato. Non c’è margine per le sbavature di quel vecchio pomeriggio londinese. All’Azteca, il Messico cercherà la sua storica vendetta sportiva, mentre l’Inghilterra proverà a dimostrare che la storia, in fondo, sa ripetersi anche dall’altra parte dell’oceano e che è pronta a riannodarsi con quell’unico trionfo Mondiale, anche se il percorso è ancora molto lungo.

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