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·15 settembre 2026
🎙️ Milan, Amorim: “Ho un passato al Benfica, ma sono qui per vincere. Modric? Non traggo giudizi definitivi”

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·15 settembre 2026

Ruben Amorim, tecnico del Milan, ha parlato alla vigilia della gara di San Siro contro il Benfica di Europa League. Queste le sue parole in conferenza stampa, riprese da MilanNews.it:
Milan-Benfica parla di Champions League, di Rui Costa… È una sfida piena di fascino.
“È un’occasione fondamentale. Non vediamo l’ora di iniziare. Sappiamo delle due finali di Champions. Rui Costa è il presidente del Benfica ma un riferimento importante del Benfica. Io anche ho un passato nel Benfica ma sono qui per vincere. È una partita particolare perché è la prima di Europa League”.
Nel 2025 sei arrivato in finale con lo United. Conosci la competizione. L’obiettivo qual è? Almeno arrivare in finale?
“Parliamo di una competizione e l’obiettivo è ovviamente vincere. Il nostro obiettivo è di arrivare in fondo, ci sono tante squadre competitive: la differenza la fa poter contare su una rosa degna di questo il nome. Se c’è la motivazione penso che si possa vincere qualsiasi competizione e partita, ricordando che l’obiettivo è solo uno: vincere”.
Dopo Lazio-Milan che riflessioni hai fatto per la formazione della partita di domani?
“Contro la Lazio c’è stato un cambio di atteggiamento da un tempo all’altro: ho fatto le mie valutazioni, non riguarda solo 2-3 nomi ma c’è stato un atteggiamento diverso. Abbiamo giocato in modo completamente diverso nel secondo tempo, ma non amo riferirmi ai singoli. Penso che non siano stati solo i cambi a trasformare la squadra, ma il fatto che molti giocatori scesi in campo nel primo tempo abbiano fatto molto meglio nella ripresa. Credo sia più una questione di dinamica e di energia di squadra che non del cambio di due o tre giocatori. Ovviamente si può sempre pensare: ‘Abbiamo finito la partita giocando bene, quindi nel prossimo match schieriamo gli stessi undici’. Io non sono così. C’è stato un cambiamento di atteggiamento generale. Dobbiamo considerare anche che ci troviamo in settimane in cui dobbiamo gestire più partite e quindi pensiamo non solo al Benfica, ma anche al Lecce. Comunque, contro la Lazio è stata una questione di atteggiamento”.
Si era parlato nei mesi scorsi della possibilità che allenassi il Benfica…
“Avevo le idee chiare. C’era la possibilità che tornassi a lavorare in Portogallo, ma ho deciso di no. Se avessi ricevuto una chiamata da un club portoghese avrei detto di no. Poi il Milan mi ha chiamato e non potevo dire di no. Non sarei tornato in Portogallo, ho scelto il Milan e sono contento di questa decisione importante”.
Su Modric.
“Per far sentire Luka a suo agio in partita, dobbiamo avere a lungo il possesso palla. Mi vengono in mente a memoria forse sette passaggi sbagliati senza alcun tipo di pressione, in cui abbiamo perso palla e trasformato la gara in una corsa continua. E questo non è il tipo di gioco che Luka deve fare. Pertanto, per schierare un giocatore come Luka, perché lo vogliamo in certe situazioni di gioco e in determinate partite, dobbiamo avere qualcuno capace di ragionare molto bene con il pallone tra i piedi. È questa l’idea quando gioca Luka. Tuttavia, potevamo anche notare – ed è curioso come tutti abbiano un’opinione definitiva sui giocatori settimana dopo settimana – che solo una settimana fa, contro la Juventus, si diceva che Moreira non fosse pronto, avesse giocato male e non fosse riuscito a combinare nulla. Una settimana dopo diciamo che Moreira è l’eroe del Milan. Il calcio è proprio questo. Non trarrò alcuna conclusione affrettata sulla prestazione di Luka. Per iniziare, perché ha già vinto il Pallone d’Oro e so quanto vale, e poi so che ogni partita ha la sua storia. Non so se giocherà domani, ma Luka è un giocatore importante nella nostra squadra che ci aiuterà nel corso della stagione. Quindi non traggo giudizi definitivi sui giocatori di settimana in settimana: so cosa valgono e cerco di gestire il momento di ciascuno di loro”.
Su Hutchinson.
“È pronto per giocare. Può partire dal primo minuto. Vedremo domani, non voglio svelare l’undici titolare perché Marco (Silva, ndr) sta sicuramente guardando la conferenza ed è molto intelligente; quindi è un’opzione. Non dirò altro sull’undici iniziale, ma Hutchinson è abile e arruolabile”.
Sta seguendo cosa sta facendo il Benfica di Marco Silva? Possono vincere l’Europa League?
“Il Benfica può vincere qualsiasi partita, perché ha un grande allenatore e perché ha i giocatori per farlo. Quello che dicevo in Portogallo, lo dico allo stesso modo anche qui in Italia. Penso che a volte ai club portoghesi venga attribuita una responsabilità che non dovrebbero avere, poiché non dispongono delle stesse condizioni di altri club e, nello specifico, di quelli italiani. E con questo sto mettendo ancora più responsabilità dalla mia parte, ma è quello che ho sempre detto in Portogallo ed è ciò che dico ora. Tuttavia, guardando l’allenatore, guardando la squadra e la rotazione che a volte si può fare nel campionato portoghese, è possibile se tutto va per il verso giusto. Vedo un Benfica nettamente molto forte, con un’identità ben precisa e del tutto capace di vincere il campionato. Per quanto riguarda l’Europa League, però, bisogna capire che la responsabilità principale non può ricadere sui club portoghesi.
So come si parla a volte in Portogallo delle squadre portoghesi, sostenendo che debbano vincere ogni partita in Europa; quindi non sarò certo io a mettere questa pressione su Marco Silva. È una squadra che può chiaramente vincere, perché già in passato le squadre portoghesi hanno dimostrato di poter arrivare lontano, proprio come noi. Ovviamente guardo la mia squadra, vedo altre forti compagini inglesi, non so come andrà la nostra stagione, ma vedo anche noi con una certa responsabilità di arrivare lontano in Europa League. Di conseguenza, questa è la mia risposta: sono capaci di vincere, hanno l’allenatore e i giocatori per farlo, e possono fare questa rotazione in campionato. Credo che non debbano avere questo peso, perché i club portoghesi fanno già tantissimo, a volte con molto meno rispetto agli altri. Il Portogallo mi manca, sì, ma ora sono qui e penso di rimanerci diversi anni. Posso dire che Milano è la mia seconda casa”.
Dopo la partita con la Lazio hai detto che non sei pazzo. Hai capito quindi che differenza c’è tra i titolarissimi e gli altri giocatori?
“Ogni allenatore ha in mente un’idea generale di quello che può essere l’undici base della propria squadra. Poi però si presenta il problema di cui stiamo parlando. Per la mia esperienza – ed è successo due volte, la prima da giocatore in cui siamo arrivati a giocarci il campionato, la Europa League e le coppe, la seconda un po’ meno – è impossibile pensare di vincere le competizioni contando solo su 11 o 14 giocatori. Di conseguenza, mi viene difficile dire che abbiamo un undici tipo. L’idea non è avere un undici fisso, ma un’identità precisa in cui tutti i calciatori possano giocare senza che la squadra perda troppa qualità. È chiaro che ho un’idea di quali interpreti volere in determinati match, ma i momenti cambiano rapidamente. Se ci pensate un attimo e siete onesti nelle vostre valutazioni: chi avrebbe mai detto che Musah sarebbe stato il titolare e Luka Modric il problema? Nessuno. La situazione è cambiata perché le ultime partite hanno mostrato questo. Nel calcio moderno il concetto di undici base si fa fatica a comprendere, perché credo serva davvero un gruppo intero, un’intera rosa per vincere i trofei. Naturalmente per certi impegni inizio a capire di che tipo di giocatore ho bisogno e che formazione schierare. Ho un’idea più chiara della rosa, ma le dinamiche cambiano durante l’anno, ed è un bene che sia così”.
Avete un obiettivo minimo?
“Nei grandi club, e il Milan è un club enorme, non esiste un obiettivo minimo. Qualsiasi sia il risultato, se non si vince, voi sarete qui e criticherete la squadra, dicendo che è troppo poco. Questa è la mia esperienza. L’ho vissuto persino in Portogallo: quando non si va in finale o non si vince, è un fallimento. E tutti in Portogallo dicono che il Benfica debba vincere l’Europa League; quindi è normale. Non c’è un obiettivo minimo: il nostro scopo è vincere la prossima partita ed è vincere in generale. O si vince o non si vince. Se non vinciamo, è ovvio che per tutti sarà considerato poco. Di conseguenza, non voglio essere l’allenatore che fissa come traguardo i quarti di finale o le semifinali. Questo non conta. Ciò che conta è che abbiamo un unico obiettivo, ed è vincere. Tutto ciò che è da meno sappiamo già che ci porterà delle critiche, perché questo è il prezzo da pagare per allenare il Milan. Non è tanto per una questione economica, dato che l’Europa League non ha nulla a che vedere con la Champions League, ma per il nostro orgoglio e il nostro modo di essere. Quindi non fisserò alcun obiettivo minimo: sappiamo che è difficile, ma lo scopo è vincere la prossima gara per essere più vicini al trofeo. Ragionando partita dopo partita saremo più vicini a vincere la competizione”.
Ci sono possibilità di avere maggiore equilibrio?
“Nel modo di pressare, di giocare più alti. Ovviamente compiamo ancora ampie oscillazioni tra il giocare molto bene e l’avere qualche difficoltà con il pallone, ma abbiamo sempre mantenuto un maggior possesso palla. Credo che siamo ancora un po’ troppo focalizzati sulla fase di costruzione, mentre ci manca l’ultimo terzo di campo. Abbiamo ancora qualche difficoltà ed è per questo che Goncalo fatica di più: non abbiamo molti tocchi all’interno dell’area di rigore e gli inserimenti nella trequarti avversaria non sono ancora abbastanza frequenti per garantire un rendimento elevato come squadra. Chiaramente abbiamo acquistato giocatori che, analizzandoli, possiedono la struttura fisica e lo stile di gioco che desideriamo, non solo per il presente ma anche per il futuro; sono ancora giovani e sappiamo che daremo continuità al progetto.
Parlando del Benfica, penso che la sua grande forza risieda in un’idea molto chiara: si riesce a percepire nitidamente ciò che intendono fare. Sanno variare perché solitamente giocano con un’ala interna come Rafa sul lato destro, ma se impiegano Lukebakio la gara cambia completamente. Pavlidis sta facendo un ottimo lavoro ed è molto pericoloso vicino all’area. Sono molto sicuri di loro stessi, impostano a tre con il terzino sinistro, con Dal. Hanno molta rotazione: Barreiro è stato incredibile, ma potrebbe giocare Aursnes, dato che i giornali e voi giornalisti di solito ci azzeccate. La presenza di Pavlidis o di Duran cambia completamente la partita: uno attacca di più la profondità, l’altro offre maggior raccordo. Palhinha giocherà: giocherà questa e la prossima partita, ed è un calciatore molto forte sulle palle inattive e nel pressing, lo sappiamo. Il Benfica è dunque una formazione guidata da un allenatore eccellente, dotata di ottime individualità e composta da giocatori abituati alla pressione e a vincere, un fattore che trasforma le squadre. Sento che sono molto fiduciosi, ma noi siamo pronti ad affrontarli. Conosco bene Marco Silva e conosco bene la rosa del Benfica. So che abbiamo una pressione enorme, ma so anche che il Benfica ha pari pressione di dover vincere ogni partita; per questo credo che sarà una bella sfida e che ci divertiremo”.







































