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Chiara Caravelli·17 settembre 2026
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Chiara Caravelli·17 settembre 2026
La prima del Milan in Europa è un disastro. La sconfitta di ieri contro il Benfica ha riportato a galla tutti i problemi del Diavolo di Ruben Amorim. Una squadra che vuole attaccare, dominare e giocare a viso aperto, ma che per ora non riesce né a segnare né a difendersi. E anzi nel primo tempo, che si dimostra una vera e propria spina nel fianco per i rossoneri, continua a prendere gol. La partita con la Lazio doveva essere un monito per non ripetere gli stessi errori, ma con il Benfica è andata anche peggio.
I problemi non sono solamente in campo, ma anche (e soprattutto) nelle scelte del tecnico per quanto riguarda la formazione titolare. Quella schierata con il Benfica è un valido esempio. Tante riserve titolari - prima fra tutti Terracciano in difesa al posto di Gila - e giocatori di esperienza e qualità come Modric, Pulisic e Rabiot lasciati ai box. Il tecnico portoghese continua a cambiare uomini e soluzioni ma l'undici di partenza, come già successo per le partite di campionato, è un flop.
La fase difensiva rossonera continua a lasciare enormi dubbi. Sei gol incassati nelle prime cinque uscite stagionali, con una sola partita senza subire reti, quella contro il Venezia. Per una squadra che ha fatto dell'attacco una scelta identitaria - Amorim ci ha tenuto più volte a ribadire la sua idea di calcio - il dato non sarebbe necessariamente drammatico. Lo diventa quando dall'altra parte del campo non arrivano abbastanza gol per compensare i rischi.
📸 Marco Luzzani - 2026 Getty Images
E il Milan, in questo momento, non sembra avere né una fase offensiva convincente né una struttura difensiva capace di proteggerlo. Il secondo gol incassato contro il Benfica è lo specchio dei problemi della retroguardia: un attaccante in area contro 7 giocatori rossoneri eppure Kaminski è stato lasciato completamente solo. Difesa ferma e automatismi saltati, così diventa tutto troppo facile per gli avversari.
Se dietro ci sono problemi, davanti non andiamo meglio. Il Milan non ha segnato nel primo tempo in nessuna delle prime cinque partite stagionali tra campionato ed Europa League trovando le reti solo nella ripresa. La filosofia di Ruben Amorim è chiara: questo Milan è stato costruito agli antipodi del cortomusismo. Se potesse scegliere prima di ogni partita, il tecnico portoghese probabilmente preferirebbe un 4-3 a un 1-0.
📸 Marco Luzzani - 2026 Getty Images
Ma il calcio offensivo, per funzionare, ha bisogno di fondamenta solide. Dominazione, intensità, pressione, raddoppi: sono concetti che Amorim ripete da luglio e che, finora, il Milan ha mostrato soltanto in alcuni momenti. Non solo, a Milanello rischia di tornare d'attualità un tema caro ai tifosi del Diavolo: la maledizione del 9. Dopo l'addio, ormai 15 anni fa, di Pippo Inzaghi trovare un bomber per il Milan è diventata una vera e propria missione. Finora, a eccezione della parentesi positiva di Giroud, fallimentare.
Gonçalo Ramos, che ha già collezionato 3 partite senza gol, fatica e non poco a essere incisivo. La 'colpa' non è solo sua, ma la sensazione è che si muova troppo lontano dall'area per provare a fare la differenza laddove dovrebbe. Non solo, il 9 rossonero - e ieri sera con il Benfica si è visto benissimo - viene anche cercato poco dai compagni, sembra spesso fuori dalle azioni e isolato.
Ed eccoci all'altro grande problema. Amorim non sembra ancora aver trovato la sua formazione. Dopo il Benfica ha spiegato che Rabiot aveva giocato 90 minuti contro la Lazio, Pulisic aveva disputato soltanto 45 minuti all'Olimpico e Moreira non si era allenato per due giorni. Tutto vero, ma il Benfica non è stato il primo caso in cui Amorim ha schierato una formazione piuttosto discutibile. Anzi, sembra essere una costante di questo inizio stagione.
📸 MARCO BERTORELLO - AFP or licensors
Contro il Torino, Modric e Rabiot partirono dalla panchina. Entrarono al 56' e poco dopo arrivò il gol del vantaggio. Contro il Venezia, Rabiot iniziò nuovamente fuori. Entrò e il Milan trovò due reti negli ultimi venti minuti. Contro la Juventus, stesso copione: tre cambi dopo un'ora hanno contribuito a cambiare l'inerzia della partita.
Contro la Lazio, la svolta è arrivata ancora dalla panchina con l'inserimento di Diego Moreira. Poi il Benfica, con Amorim che anche ieri ha deciso di cambiare dopo i primi 45' ma stavolta non è andata allo stesso modo. Le entrare di Pulisic, Rabiot, Moreira e Gila hanno sicuramente fatto la differenza, ma le partite non si possono e non si devono sempre e solo provare a recuperare perché altrimenti diventa un gioco al massacro. E, spesso, il gioco ti punisce. Contro il Lecce l'insegnamento sarà servito?
📸 Marco Luzzani - 2026 Getty Images







































