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·22 febbraio 2026
Milan Como e la goccia che fa traboccare il vaso: rossoneri penalizzati dagli arbitri? L’analisi episodio per episodio – VIDEO

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Il campionato di Serie A 2025/2026 sta scivolando verso la sua fase cruciale e, guardando la classifica, un dato emerge con onestà intellettuale: l’Inter è meritatamente in testa. La squadra nerazzurra ha mostrato una continuità e una forza d’urto che ne giustificano il primato. Tuttavia, analizzare la stagione del Milan senza tenere conto del peso specifico degli episodi arbitrali significherebbe fare un torto alla realtà dei fatti. Non si tratta di sterile “vittimismo”, ma di una cronaca dettagliata di punti evaporati tra decisioni cervellotiche e un metro di giudizio che, troppo spesso, sembra cambiare a seconda del colore della maglia.
Il cammino della squadra di Massimiliano Allegri è stato costellato da episodi che hanno alterato l’inerzia di partite fondamentali. Il primo grande grido d’allarme è arrivato in Milan-Sassuolo. Sul punteggio di 2-1 per i rossoneri, Christian Pulisic aveva trovato la rete del 3-1, il gol della sicurezza che avrebbe chiuso ogni discorso. Un annullamento arrivato dopo un check infinito del VAR per un fallo quasi impercettibile di Loftus-Cheek che ha ridato vita ai neroverdi, capaci poi di strappare un 2-2 che pesa come un macigno sulla classifica attuale.
Non meno grave quanto visto in Milan-Genoa. Sul risultato di 1-1, un intervento solare su Niclas Füllkrug in piena area di rigore è stato ignorato sia dal direttore di gara che dalla sala video. Un rigore solare che avrebbe regalato al Milan due punti vitali. Invece, il silenzio del fischietto ha sancito un pareggio che ancora oggi grida vendetta.
Se gli errori tecnici fanno male, è la gestione disciplinare a lasciare sconcertati. Il caso limite è avvenuto in Pisa-Milan, con l’espulsione definibile solo come “fantozziana” ai danni di Adrien Rabiot. Un secondo giallo estratto per una protesta veniale, una dinamica di gioco comune che in qualsiasi altra zona del campo non avrebbe portato nemmeno al fallo. Vedere un pilastro del centrocampo allontanato per un eccesso di zelo arbitrale ha pregiudicato una gara che il Milan ha poi vinto a fatica.
Ma il paradosso più evidente si è palesato mercoledì sera in Milan-Como. La gestione delle panchine è stata lo specchio di una disparità di trattamento difficile da ignorare. Da una parte Massimiliano Allegri, espulso per una protesta vibrante ma composta dopo l’ennesima decisione dubbia; dall’altra Cesc Fabregas, tecnico dei lariani, che ha passato l’intero match ben oltre i limiti dell’area tecnica, protestando in maniera plateale senza ricevere nemmeno un richiamo verbale e protagonista della tirata di maglia a Saelemaekers.
C’è la sensazione, suffragata dai fatti, che esista un “nervosismo” particolare degli arbitri quando si interfacciano con i tesserati rossoneri. I cartellini gialli volano con una facilità disarmante (si veda la situazione diffidati che rischia di decimare la squadra per il derby), mentre per gli avversari il metro si fa improvvisamente più permissivo.
Nessuno vuole togliere meriti a chi sta davanti, ma è lecito chiedersi: dove sarebbe oggi il Milan con quei 4 o 6 punti sottratti da sviste macroscopiche? La corsa scudetto resta viva per il valore del gruppo di Allegri, ma la sensazione di dover lottare non solo contro gli avversari, ma anche contro una sudditanza psicologica strisciante, sta diventando un fardello troppo pesante da ignorare per chiunque ami la verità del campo.


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