Milannews24
·22 giugno 2026
Milan, la rivoluzione che non c’è: Cardinale cambia tutto per non cambiare nulla – VIDEO di Alberto Petrosilli

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·22 giugno 2026

Per mesi si è parlato di rifondazione, di nuova governance, di una struttura finalmente in grado di correggere gli errori accumulati negli ultimi anni. Dopo una stagione segnata da contestazioni, risultati deludenti e una crescente distanza tra società e tifoseria, ci si aspettava una scelta forte da parte di Gerry Cardinale. Invece, osservando il nuovo assetto societario del Milan, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una rivoluzione monca, un cambiamento solo parziale che rischia di lasciare irrisolti proprio i problemi che avrebbero richiesto un intervento deciso.
La notizia principale è il maggiore coinvolgimento operativo di Cardinale. Una scelta che può essere letta in due modi: da un lato la volontà del proprietario di assumersi maggiori responsabilità, dall’altro la conferma che il club non è riuscito a individuare una figura dirigenziale capace di accentrare e guidare realmente l’area sportiva.
Questo è il punto centrale della questione.
Nel nuovo organigramma troviamo Cardinale più presente, Rúben Amorim con un ruolo importante nelle decisioni di mercato, Bobby Gardiner e Hendrik Almstadt all’interno del team strategico di RedBird, mentre Massimo Calvelli avrà il potere di firma. Jovan Kirovski, invece, resterà alla guida della seconda squadra.
Il problema non è la qualità dei singoli profili. Il problema è che il Milan continua a dare l’impressione di voler distribuire responsabilità anziché concentrarle.
Chi sarà il vero referente dell’area sportiva?
Chi risponderà degli errori di mercato?
Chi prenderà le decisioni definitive nei momenti più delicati della stagione?
Le grandi società moderne possono certamente funzionare attraverso strutture collegiali, ma hanno quasi sempre una figura chiaramente identificabile che rappresenta il punto di riferimento della strategia sportiva. Nel nuovo Milan, invece, il rischio è quello di assistere a un sistema in cui tutti partecipano alle decisioni ma nessuno ne diventa realmente il responsabile.
Se c’è un elemento che rappresenta una reale discontinuità rispetto al passato, quello è l’arrivo di Rúben Amorim.
Il tecnico portoghese sembra destinato ad avere una voce importante nella costruzione della squadra. Una scelta che può anche essere condivisibile, soprattutto se l’obiettivo è costruire un progetto tecnico coerente.
Tuttavia, c’è una domanda che sorge spontanea: è una scelta strategica oppure una necessità dovuta all’assenza di una figura dirigenziale forte?
Perché affidare maggiore peso all’allenatore può funzionare nel breve periodo, ma una società vincente deve essere in grado di mantenere una linea anche oltre il ciclo di un singolo tecnico.
Per questo motivo il nuovo assetto lascia perplessi. Dopo settimane di indiscrezioni e aspettative, molti si aspettavano l’arrivo di nuove figure, di nuovi dirigenti, di una catena di comando facilmente comprensibile.
Invece il Milan ha scelto una strada diversa: riorganizzare competenze già presenti all’interno dell’universo rossonero e di RedBird, senza introdurre quel vero elemento di rottura che una parte della tifoseria riteneva necessario.
Ed è proprio qui che nasce la critica più forte a Gerry Cardinale.
Aveva l’occasione di fare una scelta netta e riconoscibile. Ha preferito una soluzione distribuita, più sfumata, meno coraggiosa.
Magari il tempo gli darà ragione. Magari questa struttura si rivelerà efficiente e moderna. Ma oggi, alla luce delle informazioni disponibili, la sensazione è che il Milan abbia cambiato molte caselle dell’organigramma senza sciogliere il nodo principale: chi guida davvero il progetto sportivo rossonero?
Finché questa risposta resterà poco chiara, sarà difficile considerare questa operazione una vera rivoluzione.







































