Calcionews24
·29 novembre 2025
Milan Lazio, Pancaro: «Non mi chiedete per chi faccio il tifo perché è impossibile. Avrei chiuso la carriera alla Lazio, il Milan…»

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Giuseppe Pancaro conosce bene entrambe le realtà: ha indossato la maglia del Milan e quella della Lazio, e per questo guarda con particolare interesse al big match di stasera.
L’ex difensore, protagonista in rossonero e in biancoceleste, ha raccontato le sue sensazioni e il valore della sfida in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport.
Per Pancaro, Milan-Lazio non è solo una partita di cartello, ma un incrocio speciale che unisce due capitoli importanti della sua carriera e che promette spettacolo sul campo.
MILAN-LAZIO, LA PARTITA DEL CUORE «Non mi chieda per chi faccio il tifo perché è impossibile. La Lazio ha realizzato tutti i miei sogni, il Milan mi ha permesso di vivere uno spogliatoio straordinario e di giocare una delle annate migliori della mia vita, quella del mio secondo scudetto, 2003-04. Avevo 34 anni e mi davano tutti per finito. Ho dimostrato il contrario».LA SUPERCOPPA EUROPEA – «Ferguson disse che la Lazio era la squadra più forte del mondo e che quel trofeo era uno dei suoi rimpianti più grossi. Ricordo Beckham, sulla mia fascia, e il naso rotto di Inzaghi dopo uno scontro contro Stam. Il bello è che Salas, subentrato proprio a Inzaghi, segnò il gol vittoria».LO SCUDETTO DEL 2000 – «Un solo flash: io, Mihajlovic, Stankovic e Conceiçao che ci abbracciamo dopo il fischio finale di Perugia. Lacrime, radioline che saltavano, bottiglie di spumante. Qualche giorno dopo ci presentammo a Milano per giocare il ritorno della finale di Coppa Italia contro l’Inter. C’era chi aveva i capelli blu, come Ballotta. E conquistammo il trofeo».RIMPIANTI BIANCOCELESTI – «Due. Il primo è lo scudetto perso nel 1998-99, proprio a scapito del Milan. Contro la Fiorentina ci negarono un rigore netto su Salas, poi pareggiammo 0-0 a Empoli e perdemmo 3-1 con la Juve. Lo scudetto del 2000 lavò via tutta l’amarezza, la delusione, i torti che avevamo subito. Il secondo rimpianto è legato alla sconfitta per 5-2 col Valencia ai quarti d’andata di Champions del 2000. Con un pizzico di esperienza in più, quel trofeo l’avremmo vinto».L’ARRIVO AL MILAN – «Avrei chiuso la carriera alla Lazio, ma c’erano già le avvisaglie di qualche problemino societario. Avevo perso motivazioni, l’annata non era andata bene e alla fine andai via, ma ebbi la fortuna di entrare in uno spogliatoio di campioni. Il rosso e il nero erano i colori della squadra del mio paese, l’Acri. Per questo mi sono sempre sentito a casa».COME MARCARE LEAO – «Stretto, duro, senza possibilità di farmi puntare. Devi giocargli attaccato alle caviglie. La sua fortuna è stata incontrare Allegri, che io conosco dai tempi in cui giocavamo a Cagliari. Lui è stato un genio nel capire che uno come Leao non deve correre all’indietro, ma fare una sola fase».LA CORSA SCUDETTO – «La variabile è il centravanti, ma Leao può risolvere i problemi dei rossoneri. Davanti a tutti c’è sempre l’Inter, poi è un campionato equilibrato».LA SITUAZIONE DELLA LAZIO – «E’ il momento più basso della gestione Lotito. La società non programma, non fa investimenti ed è lontana dai vertici. All’interno di queste difficoltà, Sarri e la squadra stanno facendo il massimo. Tra i giocatori che amo di più c’è Gila: fortissimo».









































