Milan, Nkunku: “Mai pensato all’addio, voglio vincere qui. Modrić può giocare fino a 46 anni” | OneFootball

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·10 febbraio 2026

Milan, Nkunku: “Mai pensato all’addio, voglio vincere qui. Modrić può giocare fino a 46 anni”

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Christopher Nkunku ha rilasciato un’intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.

Nkunku, i due gol segnati al Verona possiamo considerarli il punto di svolta della sua stagione?


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«Onestamente mi hanno reso molto felice, però il mio obiettivo era ed è essere in buona condizione».

Quanto ha influito sul suo rendimento non aver fatto la preparazione estiva?

«Tantissimo. È come se un giornalista facesse un’intervista senza preparare le domande. Per me è stato difficile perché non avevo mai saltato una preparazione e la prossima estate farò di tutto perché non accada di nuovo: se non prendi parte al precampionato, non hai a disposizione 4-5 amichevoli per trovare la forma».

Quanto ha sofferto per il suo digiuno di gol in Serie A?

«Ho cercato di restare calmo perché conosco la mia qualità e sapevo che le reti sarebbero arrivate: era solo una questione di tempo e di condizione. Se giochi in attacco, devi segnare perché è il tuo lavoro. Credo comunque di aver aiutato la squadra in altri modi, ma se fai un assist o un gol … è più evidente. La cosa più importante comunque è vincere e fare quello che chiede Allegri».

Allegri a dicembre ha detto: «Nkunku deve stare calmo e sorridere di più». Ora lei sorride e segna.

«Quando il mister dice qualcosa, devi farla tua perché ha tanta esperienza. In quel momento, più che sorridere, stavo nel mio mondo per cercare di essere pronto. Però sì, quando sorridi e vedi le cose in modo positivo, tutto cambia».

Si sente al 100% o può crescere ancora?

«Mi sento meglio rispetto all’inizio perché dopo la doppietta al Verona e un paio di incontri saltati per un problema alla caviglia, ho potuto giocare qualche gara di fila da titolare e questo mi ha aiutato».

In tre delle ultime quattro stagioni ha superato i 10 gol e a Lipsia una volta è arrivato a 35. Qual è il suo obiettivo quest’anno?

«Non parliamo di numeri. lo ho sempre l’obiettivo di sfruttare le occasioni che ho per segnare: se ne ho 10-12, il mio focus è fare 10-12 gol. Per riuscirci devo continuare ad adattarmi al campionato che è diverso dagli altri in cui ho giocato».

Qual è la differenza principale tra Serie A, Bundesliga, Ligue 1 e Premier League?

«Qui le squadre tatticamente sono preparate al massimo, non si prendono molti rischi e non concedono spazi».

In passato ha fatto l’esterno offensivo, il trequartista e il centravanti, ruolo dove viene utilizzo spesso ora. Come si trova?

«Mi concentro su quello che il mister mi chiede e penso di poter rendere al meglio anche così».

A gennaio era molto corteggiato, ma ha voluto fortemente restare al Milan. Perché?

«Non ho mai pensato di andare via, questo è il punto. Il mio agente non mi ha parlato di offerte e quindi per me erano solo voci. E poi lui mi conosce bene: non gli ho chiesto di cercare altro o di ‘aprire’ ad altri club, perché volevo solo essere pronto a rendere qui al Milan».

I rumors non l’hanno infastidita?

«Nel mio lavoro, se inizi ad ascoltare tutti, non puoi concentrarti su ciò che conta. Un giorno dicono che vai lì, un altro che vai là, ma tu sei una persona sola, non puoi essere ovunque… So dove voglio stare e pazienza se la gente parla».

A Milanello con Maignan, Fofana e Rabiot parlate mai del Mondiale?

«Non molto, perché ora ci concentriamo tutti sul vincere qui al Milan. Il Mondiale arriverà tra tre o quattro mesi e, se renderemo al massimo nel club, avremo più possibilità di essere convocati».

Nel 2022 lei si è infortunato prima della partenza per il Qatar.

«Fu triste perché ogni calciatore sogna di giocare un Mondiale. Ora devo lavorare per realizzarlo. La Francia è fortissima: potremmo fare tre squadre e sarebbero tutte competitive per vincere, perché abbiamo settori giovanili che funzionano».

A Bologna, dopo il gol di Loftus-Cheek, Rabiot è venuto a incoraggiarla per l’occasione mancata invece di esultare.

«Non lo ha fatto perché siamo francesi: qua al Milan tutti si aiutano a vicenda. Siamo un gruppo davvero unito».

Allegri sostiene che questo sia il miglior Rabiot della sua carriera. È d’accordo?

«lo l’ho sempre conosciuto forte così. Ora forse è solo un po’ più decisivo. Anche perché Allegri lo vuole più offensivo, mentre prima giocava più “basso”. Adrien ha un tiro fenomenale e corre tantissimo. Penso possa giocare 90 minuti ogni giorno perché non è mai stanco. Ed è nel picco della carriera, tra i 29 e i 31 anni. Non ha limiti: spinge sempre, in campo e fuori. È una bestia».

Sui social gira un video: lei che fa un tunnel di tacco a Zortea del Bologna. Sembrava Ronaldinho…

«No, era Christopher (ride, ndr). Non paragonatemi a Ronaldinho che è un’icona. Quello ero io, solo io».

Dal titolo mondiale con il Chelsea l’estate scorsa al Milan, in una stagione senza Europa: cosa l’ha spinta a vestire la maglia rossonera?

«Semplice: se ti chiama il Milan, che per me è il club più grande d’Italia, il 90% del lavoro è già fatto. In più ho capito che la società vuole vincere titoli e questo è anche il mio obiettivo: ho avuto la possibilità di alzare trofei ovunque sono stato e voglio farlo anche qui, in un club che è nato per vincere».

La sua esultanza dopo un gol, quando gonfia un palloncino, è particolare e simpatica.

«È per mio figlio. Volevo fare qualcosa di nuovo e mi è venuta quest’idea. Penso che gli piaccia molto e continuo a farla. A Como non l’ho gonfiato? Quella era la rete dell’1-1 e non c’era da perdere tempo perché bisognava vincere».

Al Psg in squadra con lei c’era Ibrahimovic. Che differenza c’è tra Zlatan compagno e dirigente?

«Ora lo vedo in giacca, prima con le scarpe da calcio. Per il resto non cambia molto: ha sempre il suo carattere e la sua voglia di vincere. Ricordo che una volta in allenamento ho fatto un errore e la mia squadra, dove c’era pure lui, ha perso la partitella. Non mi ha detto niente a caldo, ma il giorno della partita di campionato, nello spogliatoio, Ibra mi ha chiamato: “Abbiamo perso. Mai più”».

Maignan è super nel parare i rigori, lei è bravo a batterli. In allenamento chi vince la sfida?

«Direi 50 e 50. Mike ci ha aiutato a fare tanti punti. Ha una grande leadership e nello spogliatoio, quando apre bocca, tutti ascoltano: parla sempre per il bene della squadra. Da vero capitano. Non potevamo dirgli “resta, resta”, ma ora che ha rinnovato il contratto siamo più tranquilli: è una cosa buona per il club che rimanga».

In carriera ha giocato con tanti campioni, ma uno come Modric lo aveva mai trovato?

«Luka è super: ha una qualità unica e fa dei lanci di esterno pazzeschi. Se ci provo io, mi si sposta l’anca… Incredibile abbia 40 anni, ma può giocare fino a 45-46».

Lei a 40 anni cosa farà?

«Se il mio corpo vorrà, giocherò ancora. Amo il calcio».

Tra lei e Leao chi è più veloce?

«Sulle distanze lunghe forse Rafa; sulle più corte, forse io».

In campionato l’Inter è prima con otto punti di vantaggio. Allo scudetto non ci pensa?

«Il nostro obiettivo è arrivare tra le prime quattro e andare in Champions. Adesso però pensiamo partita dopo partita e alla fine vedremo dove possiamo arrivare. Abbiamo anche il derby, un match speciale».

Una risposta molto… “allegriana”

(Ride) «Ma l’obiettivo è questo».

C’è una squadra che finora l’ha impressionata più delle altre?

«Il Como gioca bene con la palla e la fa girare in modo intelligente».

Le piace Milano?

«La città è bella: vivo vicino a San Siro e mi trovo bene. E Milanello mi ricorda un po’ Clairefontaine dove ho passato due anni da giovane, in academy».

A Lipsia segnava spesso su punizione. Qui al Milan le calcia poco. Perché?

«Non ci sono state molte occasioni e poi quando arrivi in un nuovo club ci sono già compagni che le calciano e devi adattarti. Vedremo alla prossima occasione cosa faremo».

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