Milani: «Pisacane sta dimostrando carattere e grinta. Gigi Riva è stato un modello etico, nel presente manca uno come lui» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·5 febbraio 2026

Milani: «Pisacane sta dimostrando carattere e grinta. Gigi Riva è stato un modello etico, nel presente manca uno come lui» – ESCLUSIVA

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Riccardo Milani ha parlato con noi in esclusiva di Gigi Riva, del docu-film “Nel nostro cielo un Rombo di tuono” e dell’attualità del Cagliari di Fabio Pisacane

Riccardo Milani ha rilsciato una lunga intervista per noi di CagliariNews24 nel corso della quale ha toccato diversi temi. Il regista ha parlato di Gigi Riva e del rapporto avuto con la leggenda del Cagliari, del docu-film “Nel nostro cielo un Rombo di tuono” e della formazione sarda. Le sue parole:

Qual è stato il processo creativo dietro alla realizzazione de “Nel nostro cielo un Rombo di tuono” , il film sulla vita e la storia di Gigi Riva?


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GENESI DEL PROGETTO – «E’ tutto nato nel 2001 quando andai da Gigi la prima volta per chiedergli di fare questo lavoro. Lui nella mia vita è stata una costante, come per tante persone della mia generazione, cresciute con quella vicenda lì, con quel pezzo di storia. C’era l’aspetto calcistico, l’aspetto dell’eroe, del mito sportivo, ma poi c’è stato molto di più perché c’è stato un pezzo di storia della Sardegna, e non solo, che è cambiato. È cambiato da lì in poi, quindi è un pezzo di storia del Paese».

LA PERCEZIONE DELL’ISOLA – «Quell’impresa lì è stata una cosa che ha cambiato un po’ la prospettiva. Una terra che era lontanissima e che era altro, era solamente una terra in cui si andava per punizione nell’immaginario collettivo, e da lì in poi invece quella percezione è stata mutata. Quello che diceva Gianni Brera all’epoca era vero, è stato vero: è avvenuta una trasformazione».

UN MODELLO ETICO – «Tutti questi elementi, più il fatto che ci fosse anche un modello etico. Riva ha dato lezione a tanti di etica, di coraggio, di coerenza, di rigore morale. I valori di Gigi sono valori che dovrebbero appartenere a tutti. Già allora ce n’era tanto bisogno, ce n’è ancora più bisogno adesso».

IL PRESENTE – «Nel presente manca una persona come Gigi, manca una persona che abbia quel coraggio, quella rettitudine morale, ma anche la voglia di dedicarsi a delle persone, di essere riconoscente. Altro elemento che l’ha contraddistinto: essere riconoscente verso una terra, un popolo. Ecco, quella cosa lì ha un po’ segnato la vita di tanti».

Come ha fatto a convincerlo a dare l’assenso per la realizzazione dell’opera?

L’INSISTENZA – «Già allora, nel 2001, lo dissi a Gigi e lui mi chiedeva: “Ma perché vuoi fare questa cosa qui? Io non sono niente, non posso essere d’esempio per nessuno”. E io insistevo sempre sul valore etico e sul valore morale della sua vita, di quanto ci fosse bisogno di uomini così. Su quello poi per vent’anni ho insistito e vent’anni dopo m’ha detto: “Vabbè, cominciamo”».

IL DOLORE DI RIVA – «Ed erano passati vent’anni, anche lui aveva vissuto un’altra vita fatta anche di fragilità, di rabbia. Il non stare più sul campo e non stare più in mezzo al calcio è una cosa che gli ha pesato anche negli anni. Ha vissuto quei momenti di grande dolore. E non era un dolore fisico, perché lui del dolore fisico non aveva paura. gambe rotte, fratture… quello che c’era da fare faceva. Era il dolore di non poter essere più quello di una volta dal punto di vista della partecipazione. Anche se poi lui diceva sempre: “Ogni volta che torno per strada, la gente mi tratta come se ancora fossi in campo”».

Lui per tutti è stato un mito, un simbolo, un leggenda inarrivabile sotto diversi punti di vista. Come ha fatto a diventare amico di Gigi Riva?

NESSUN SEGRETO – «Non lo so, io non ho fatto nulla di particolare se non insistere, se non tornare tanto in tanto, cercando sempre di avere rispetto e non dargli l’impressione di essere invadente. Solo questo ho cercato di fare: trasmettergli la mia passione per lui e per i valori che avrebbe trasmesso attraverso un film, attraverso un lavoro come quello, a chi non laveva vissuto quei momenti lì. E chi non è sardo non può capirlo fino in fondo se non conoscendo poi la storia, conoscendo gli eventi, quello che è successo».

I SILENZI – «Però non ho fatto veramente nulla di particolare. Io sono un carattere così, riservato anch’io. Noi abbiamo passato delle ore insieme senza dirci una parola, eh. Cioè lui sulla sua poltrona, io accanto, a volte dei pomeriggi così… gli portavo un po’ di gelato, un po’ di cioccolata che a lui piaceva tanto. Però poi erano momenti anche fatti di silenzio o spesso di poche cose. Io facevo le cose come le faccio io, cioè non è che avessi comportamenti particolari se non, di tanto in tanto, l’emozione… perché ogni tanto mi rendevo conto: “Ma io sto veramente vicino a Gigi Riva in questo momento? Cioè sto veramente a casa sua, accanto a lui, col suo piede sinistro davanti a me a un centimetro?”».

LE PAROLE DI GIGI – «E però è avvenuto, è stata una delle fortune della vita questa, una che ho voluto fortemente. Sono stato anche molto fortunato perché penso che entrare nelle grazie di Gigi bastasse poco. Bastava essere persone semplici, normali e avere educazione. A un certo punto venivano i suoi amici più stretti: Beppe Tomasini, Sandro Gamba, Oliviero… di tanto in tanto venivano Reginato e gli altri dello scudetti. A un certo punto Gigi m’ha detto una cosa davanti agli altri: “Io sono stato fortunato ad averti incontrato”. E quello è stato uno dei momenti più intensi e belli della mia vita umana e professionale. Perché se Gigi Riva ti dice una cosa così vuol dire che qualcosa hai combinato. Un posto nel mondo l’ho conquistato in quel momento, diciamo».

L’EMOZIONE – «Ti assicuro che in quel momento lì l’emozione era fortissima. Era come se avessi dieci anni, capito, quando ero piccolo e lui giocava a pallone. Lo vedevo in televisione per un tempo solo, perché lì il tempo televisivo del calcio era una cosa preziosa che avveniva una volta a settimana, adesso avviene tutti i giorni a tutte le ore. Lì invece c’era un tempo di una partita e quando capitava lui, insomma, era una vera fortuna. Quindi ho riprovato quell’emozione lì a distanza di quasi cinquant’anni. Un’emozione fortissima».

La figura di Gigi Riva, un’eroe epico con dei valori che non appartengono più ai nostri tempi (purtroppo).

LA MISURA DELLE PAROLE – «Una cosa che manca adesso, il mondo ora fatto di ostilità, di divisioni e di gente che sa tutto di qualsiasi cosa, che esprime pareri su tutto. Lui invece era talmente misurato, ogni parola di Gigi era valutata. Non so come dire, prima di parlare ci pensava, no? Spendeva le parole quando era il momento. E le cose che diceva erano sempre sensate e pesate».

I VALORI VERI – «E quella pure è una qualità che tu apprezzi. Cioè capisci che hai davanti a te un uomo che vorresti essere e che non sei. Per questo poi è stato uno dei buoni maestri che ho conosciuto nella mia vita, uno dei pochissimi buoni maestri che ho conosciuto nella mia vita. Uno che standogli vicino tu apprezzi e capisci quali sono i valori veri di un essere umano. Gli esseri umani dovrebbero essere tutti o, per base, con quei valori lì! Dovremmo crescere tutti così: col rispetto, con la dignità, col coraggio. Lui era così, devo dire li ha in parte anche assorbiti dalla terra in cui è stato ospitato, cioè dalla Sardegna – perché sono valori che la Sardegna ha nella sua storia, nel suo patrimonio».

MEZZO SARDO – «Però Gigi forse me l’ha sempre detto… “Io quando sono arrivato qua ero già mezzo sardo”, insomma. Un po’ il dopoguerra, la miseria di quella famiglia, no, la fatica di andare avanti… il valore delle cose. Anche solo l’avere un paio di scarpe. Quindi quando ti trovi di fronte una persona così, sai e ti rendi conto che puoi solo imparare se hai l’intelligenza di voler imparare, l’umiltà di voler imparare».

L’ULTIMO CONTATTO – «E lui è rimasto umile fino alla fine. Io l’ho sentito due giorni prima di quel maledetto 22 gennaio, e con la promessa che ci saremmo visti la settimana dopo. “Gigi ci vediamo la settimana prossima, vengo lì”, ogni tanto prendevo un aereo e andavo a trovarlo. Quindi ritagliavo il tempo e andavo a trovarlo».

Aneddoti, un copione ritrovato e la casa di Gigi…

IL COPIONE RITROVATO – «Mauro mi ha mandato una foto e m’ha detto: “Riccardo, questo era il copione che tu avevi mandato a papà nel 2001?”. Effettivamente era quello. Cioè tra le cose di Gigi, recuperando oggetti, le cose che ogni tanto vanno a vedere sia Nicola che Mauro… hanno ritrovato quel copione. E stava ancora lì».

A CASA DI GIGI – «E mi è esploso tutto, capito? Lui aveva conservato quella roba lì, l’aveva lasciata lì. E adesso lì a casa c’è la locandina del film. Lui ha voluto che la incorniciassi, gliel’ho data e sta ancora lì a casa sua. E ha voluto lui il ciak del film. Mi ricordo quando siamo andati lì a girare, dovevamo restare poco, l’avevo promesso a Nicola. Invece poi siamo stati un giorno, poi tutto un altro giorno, trenta persone di trucco, parrucco ecc. dentro casa sua. Nicola era convinto che ci cacciasse via prima o poi. E invece poi alla fine siamo rimasti tanto e siamo tornati poi altre volte a girare lì. Alla fine abbiamo fatto pure una festicciola, abbiamo mangiato, bevuto, cose così… abbiamo brindato».

IL CIAK – «Poi a un certo punto abbiamo smontato tutto e siamo scesi giù e lì, davanti al cancello, mi chiama Nicola e mi fa: “Senti Riccardo, papà dice se gli puoi lasciare il ciak”. Ho detto: “Ma certo che glielo lascio”. E son andato su e gli ho lasciato il ciak del film. Son momenti proprio che ti scavano. Grande dolore ma grandissimo dolore. Ho avuto la grande fortuna di averlo conosciuto, di averlo frequentato, di essergli stato vicino».

L’ADDIO: UNA MANIFESTAZIONE DI POPOLO – «E una delle cose che non dimenticherò mai è stata la camminata lì allo stadio, all’Unipol Domus per la veglia funebre. Poi il funerale a Bonaria, è stata una cosa ancora più dolorosa perché ero lì insieme a Nicola, a Mauro, alla famiglia, agli amici più stretti. Ero lì davanti a quella fila di persone che arrivavano dall’altra parte dell’isola, con il freddo che c’era quella sera una cui tirava un vento che spazzava via tutti. Ricordo ancora la gente che ha fatto una fila che girava intorno allo stadio. E arrivavano persone anziane, persone che vedevi che avevano dentro la storia. La storia della loro vita che era stata caratterizzata da lui. E quindi gente che veniva dall’entroterra, gente in divisa, bambini che sorridevano, lo salutavano, lo toccavano, no? Ecco, con Gigi è successo pure questo: che i bambini non avevano paura della morte. Gli sorridevano, lo toccavano come se fosse vivo, capito? Gente che piangeva, anziani che piangevano lì… È stata una manifestazione di popolo che non dimenticherò mai»

Lei è un tifoso dell’Inter e negli anni è lo è diventato anche del Cagliari. Mi può dire cosa ne pensa della stagione dei nerazzurri con Christian Chivu e dei rossoblù con Pisacane?

CHRISTIAN CHIVU – «Chivu mi pare un grande mister, una grande persona, ha dei valori. Mi pare uno che non faccia proclami, non uno aggressivo o uno inutilmente violento, insomma. Mi pare una persona molto rispettosa degli altri oltre che molto in gamba. Mi sempre un leader che ha la misura. E la squadra mi pare stia rispondendo bene. Diciamo che gli scudetti un po’ regalati degli altri anni, forse potrebbero essere legittimati quest’anno. Con un po’ di fortuna potremmo compensare i dispiaceri precedenti».

IL CAGLIARI – «Però per me è importante anche la salvezza del Cagliari. E sogno una squadra che non debba solo battersi sempre e solo per salvarsi, ma possa cominciare a dire la sua da metà classifica in su. Guarda, quest’anno che stia arrivando, speriamo… facciamo tutti gli scongiuri possibili, però vedo una squadra molto motivata, compatta e che comincia anche a essere temuta. Quando scatta quel meccanismo lì, di andare fuori e cominciare a essere di nuovo il Cagliari, e allora vuol dire che qualcosa è avvenuto!».

LA SOCIETÀ – «Devo dire il presidente ha fatto anche passaggi importanti in questi anni. Adesso sta un po’ raccogliendo. E devo dire, un’altra persona alla quale si deve molto è anche il giovane mister Pisacane, sta dimostrando di avere carattere e grinta. Non è semplice essere allenatori in Serie A, non è semplice allenare una squadra così importante per la città e per la regione. Quindi si è preso questa responsabilità, insomma, quindi onore al merito, come fece Ranieri: uno che ho avuto l’onore di conoscere!».

Si ringrazia Riccardo Milani per la gentilezza e disponibilità in questa intervista con la nostra redazione

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