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·16 maggio 2026

Modric come Osimhen e Shevchenko: la maschera che riporta in campo i campioni

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Dal recupero lampo di Luka Modric ai precedenti illustri: quando la maschera diventa simbolo di sacrificio e leadership

Il recupero di Luka Modric in vista di Genoa-Milan ha sorpreso praticamente tutti. Dopo la complessa frattura pluriframmentaria allo zigomo sinistro rimediata contro la Juventus, il centrocampista croato sembrava destinato a chiudere anzitempo la propria stagione. Invece, a meno di tre settimane dall’intervento chirurgico, il numero 10 rossonero è tornato a disposizione grazie all’utilizzo di una speciale maschera protettiva.


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Una scena che nel calcio moderno si è già vista diverse volte e che inevitabilmente riporta alla mente altri grandi campioni che hanno continuato a giocare nonostante traumi facciali importanti. Il primo nome che viene in mente è sicuramente quello di Victor Osimhen, diventato quasi inseparabile dalla sua iconica protezione.

L’attaccante nigeriano, oggi tra i bomber più riconoscibili al mondo, iniziò a indossare la maschera nel 2021 dopo il violentissimo scontro con Milan Skriniar durante una sfida tra Napoli e Inter. In quell’occasione Osimhen riportò diverse fratture al volto e fu costretto a un delicato intervento chirurgico. Da allora la protezione è diventata una sorta di marchio di fabbrica: anche dopo la guarigione completa, il centravanti ha continuato spesso a utilizzarla per sentirsi più sicuro in campo.

Nel caso di Modric, il discorso è molto simile. Lo staff medico del Milan ha agito con grande cautela nelle ultime settimane, aspettando che il volto del croato si sgonfiasse prima di realizzare la maschera su misura. Una volta indossata, però, il centrocampista ha dato immediatamente segnali positivi sia dal punto di vista fisico che mentale. Sensazioni che hanno convinto tutti ad anticipare il suo rientro.

Il precedente più iconico in casa Milan: Shevchenko e la maschera del 2005

Per i tifosi rossoneri, però, la memoria torna inevitabilmente alla stagione 2004/2005, quando anche Andriy Shevchenko fu costretto a convivere con una speciale protezione facciale.

L’attaccante ucraino si procurò una grave frattura allo zigomo e all’orbita oculare il 19 febbraio 2005 durante Milan-Cagliari, dopo uno scontro fortuito con il difensore rossoblù Diego Lopez. L’infortunio richiese un intervento chirurgico delicato con l’inserimento di una placca di titanio.

Nonostante tutto, Shevchenko riuscì a tornare in campo in tempi relativamente brevi indossando una maschera protettiva in fibra di carbonio, diventata poi una delle immagini simbolo di quella stagione. Con quella protezione sul volto, il numero 7 rossonero continuò non solo a giocare, ma anche a segnare gol pesantissimi, e giocando anche gli ottavi di finale di UEFA Champions League contro il Manchester United.

La situazione di Modric presenta molte analogie con quel precedente: esperienza, leadership, voglia di aiutare la squadra anche in condizioni non perfette e soprattutto la determinazione tipica dei grandi campioni.

Nel calcio moderno le maschere protettive sono ormai strumenti sempre più evoluti, leggere e studiate nei minimi dettagli per garantire sicurezza senza limitare troppo movimenti e visibilità. Ma oltre all’aspetto medico e tecnologico, c’è anche un forte valore simbolico: chi sceglie di tornare subito in campo con una protezione del genere manda un messaggio chiaro al gruppo.

Ed è proprio quello che sta facendo Luka Modric. A quasi 41 anni, il croato continua a dimostrare una mentalità fuori dal comune, scegliendo di esserci in uno dei momenti più delicati della stagione del Milan. Proprio come fecero prima di lui campioni come Osimhen e soprattutto Shevchenko, che trasformarono una maschera in un simbolo di resilienza, carattere e fame di vittorie.

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