Modric: «La guerra mi ha reso forte, l’Italia era il mio sogno. A chi mi dà del vecchio rispondo con il duro lavoro» | OneFootball

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·14 giugno 2026

Modric: «La guerra mi ha reso forte, l’Italia era il mio sogno. A chi mi dà del vecchio rispondo con il duro lavoro»

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Modric: «La guerra mi ha reso forte, l’Italia era il mio sogno. A chi mi dà del vecchio rispondo con il duro lavoro». Segui le ultimissime sui rossoneri

L’intervista di Luka Modric, centrocampista del Milan, concessa al Poretcast di Giacomo Poretti. L’intervista è stata il cuore dell’evento «The Master & The Team: Luka Modrić incontra l’eccellenza MOVA», andato in scena il 19 maggio scorso al Teatro Alcione di Milano

PRESENTAZIONE – «Direi che sono Luka Modric, calciatore. Ma prima di tutto sono un padre, un marito ed un ragazzo che aveva dei sogni a cui non ha mai smesso di credere».


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LUKA BAMBINO – «Penso che direbbe “Wow”. Perché anche quando hai dei sogni da bambino, riuscire a raggiungere tutto quello che ho ottenuto… Non l’avrei mai immaginato, anche se ho sempre creduto in me stesso. Pensavo che avrei raggiunto grandi traguardi, ma quello che ho ottenuto era davvero difficile da immaginare. Ed è per questo che il me bambino direbbe ‘Wow, ce l’hai fatta. Non hai mai mollato. Ce l’hai fatta‘».

ITALIA – «Mi sento davvero bene, sono cresciuto seguendo il calcio italiano. L’Italia ha regalato al mondo del calcio alcuni dei calciatori più intelligenti come Totti, Pirlo, Baggio, Del Piero e altri ancora. I tifosi capiscono di calcio e apprezzano i giocatori tattici e tecnici. Ed è per questo che qui mi sento così bene, sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia in un giorno. È successo, e l’ho fatto nel miglior club in Italia, per me».

BAMBINO – «Dacché ho memoria di me stesso, sono sempre stato con il pallone. Mi piaceva calciarlo contro il muro. Così, semplice: palla e muro. Poi, quando avevo sei o sette anni, mio padre mi portò in campo per fare esercizi: controllo palla, palleggio e tutto il resto. Ma la cosa più importante, e che consiglio sempre, è di calciare il pallone contro il muro. Semplice».

CRESCITA DURANTE LA GUERRA – «Mi ha formato come persona. Mi ha mostrato che a volte la vita non è giusta, per tutto quello che stava succedendo al tempo. Ma la vita è così, non puoi pensare che succederanno solo cose positive. Devi adattarti, continuare ad andare avanti, crescere, essere forte. Mi ha insegnato queste cose: essere forte e creare una personalità forte. Questi momenti difficili ti aiutano a creare una personalità forte, a crescere come personale. Mi ha aiutato molto».

MOTIVAZIONI – «Per me la cosa più importante è l’amore per quello che faccio. E poi ci sono le persone importanti: famiglia, moglie, figli, persone vicine. Lo faccio per loro perché vedo quanto sono felici grazie a quello che faccio. E questo mi dà la forza di continuare a lottare e dimostrare che chi mi sottovaluta si sbaglia. La gente ti etichetta come vecchio, dice che non puoi fare questo o quello, ma io prendo forza dalla mia famiglia e da chi mi ama. Lo faccio per loro. La cosa più importante è amare ciò che fai. Io amo il calcio e lo vivo ancora con piacere».

TALENTO O LAVORO – «Un allenatore mi diceva sempre: «Il talento è il 20%, il resto è il duro lavoro». Non so se le percentuali sono davvero queste, ma il senso è che il talento è importante, ma da solo non basta. Se non lavori duramente, se non sei determinato, se non credi in te stesso e non fai tutto ciò che serve per avere successo nella vita, il talento non è sufficiente. Il talento è solo una parte, il resto è lavoro duro e molte altre cose».

ABITUDINI – «Solo una? Ci sono così tante cose importanti per mantenere alto il livello, soprattutto con l’età. Il recupero è molto importante, e prendersi cura del proprio corpo. E anche il lavoro. Con l’età bisogna lavorare di più. Quando me l’hanno detto la prima volta mi sembrava strano, perché dovrei lavorare di più? Al massimo dovrebbe essere il contrario. E invece è così: devi lavorare di più per mantenere la forma fisica e restare a questo livello. Mi piace lavorare duro, ma anche il recupero è fondamentale. Bisogna trovare l’equilibrio tra le due cose».

CONTROLLO – «Fa parte della mia personalità, cerco di essere sempre positivo e calmo a prescindere dalla situazione. Quando accade qualcosa di negativo cerco di rimanere lucido, positivo e cerco di cambiare le cose».

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