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·24 agosto 2026

Mondiali 2026: come il Marocco ha convinto gli oriundi

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Giovedì sera, la Francia affronta nei quarti di finale una nazionale marocchina in cui si contano più giocatori nati in Francia che in Marocco. Dietro questa statistica vertiginosa, una strategia di reclutamento pensata da anni dalla federazione marocchina, non priva di alcune zone di tensione.

La Francia può davvero dirsi estranea ai Leoni dell’Atlante? Giovedì sera (ore 22), nei quarti di finale della Coppa del Mondo, i Bleus affronteranno una nazionale marocchina in cui si contano più giocatori nati in Francia (sei) che in Marocco. Sesta nel ranking FIFA, semifinalista del Mondiale 2022, vincitrice a tavolino dell’ultima CAN, e ormai prima nazione africana della storia a raggiungere i quarti di finale di due Coppe del Mondo consecutive, i Leoni dell’Atlante non sono più una sorpresa. 81º nel ranking FIFA all’arrivo di Fouzi Lekjaa alla guida della federazione nel 2014, il Regno occupa oggi il sesto posto, tra le grandi.


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Al centro di questo successo ci sono dunque i giocatori con doppia nazionalità. Nel pareggio contro il Brasile (1-1, il 14 giugno), nella gara d’esordio, il Marocco ha persino giocato per 25 minuti con undici nazionali nati all’estero in campo. «La gestione dei giocatori con doppia nazionalità non è mai stata una questione di decisioni immediate o di scelte affrettate», ci confida Fouzi Lekjaa, presidente della FRMF. «L’obiettivo è entrare in contatto con loro il prima possibile. Ho chiesto che mi venissero segnalati i migliori giocatori già a 13, 14 e 15 anni», aggiunge Nasser Larguet in un’intervista a Eurosport, ex direttore tecnico nazionale. Achraf Hakimi (101 presenze) è tra i primi ad aver seguito questa strada: individuato dallo scout responsabile della Spagna, si unisce ai Leoni dell’Atlante già a 16 anni. «Per me è una scelta di cuore, una scelta d’amore», racconta.

Giocatori di alto livello convinti dal progetto

Oggi cinque scout coprono Francia, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Germania e Italia, per scovare i talenti di seconda o terza generazione. Un lavoro di cui si vede il risultato anche nella nazionale, dove, sui 26 giocatori della lista marocchina, 19 sono nati all’estero, soprattutto in Francia (6) e in Spagna (6), davanti a Belgio (3), Paesi Bassi (3) e Canada (1).

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Per convincere Ayyoub Bouaddi, Fouzi Lekjaa si è coinvolto personalmente nel dossier. Sono serviti molti scambi e trasferte fino a Lille per assistere alle partite e poi convincere il giovane prodigio, che non ha voluto cedere troppo in fretta e si è preso il tempo per riflettere. A 18 anni, dopo essere passato per tutte le categorie giovanili francesi fino all’Under 21, anche lui ha scelto il Marocco, mentre la federazione francese ha continuato a mantenere i contatti con lui e Zinédine Zidane lo ha chiamato.

«È solo attraverso lo sport che li abbiamo convinti», riassume Fouzi Lekjaa, che vede in questa conquista sportiva la traduzione di un sentimento di appartenenza più ampio: «L’unica differenza è il loro luogo di vita, spesso determinato da ragioni professionali, personali o familiari. Ed è proprio questa visione che unisce la diaspora.» Un discorso di apertura che però ha i suoi limiti. Interrogato sulla scelta di Lamine Yamal di rappresentare la Spagna piuttosto che il Paese d’origine di suo padre, il presidente della FRMF ha inizialmente assicurato di rispettare la sua decisione, prima di lasciarsi andare, nello stesso documentario, a questa frase: «Io non conosco nessuno spagnolo che si chiami “Jamal”.» Una frecciata

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Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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