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·15 agosto 2026

Montella e la Roma, il ricordo dell’Aeroplanino: gol, Scudetto e una notte eterna nel derby

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Vincenzo Montella Roma. Un binomio capace di entrare nell’immaginario giallorosso attraverso i gol, naturalmente, ma soprattutto attraverso alcune immagini diventate impossibili da cancellare.

Parlare dell’Aeroplanino significa inevitabilmente tornare a una Roma diversa, quella tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, culminata con lo storico Scudetto del 2001.


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Montella arrivò nella Capitale nell’estate del 1999 dopo essersi messo in mostra con la Sampdoria. Non era il classico centravanti dominante fisicamente: il suo calcio viveva di rapidità, tecnica, intuizioni e soprattutto di una capacità quasi naturale di capire in anticipo dove sarebbe arrivato il pallone.

Montella e la Roma dello Scudetto

Quella Roma stava costruendo qualcosa di importante. Attorno a Francesco Totti c’era una squadra piena di campioni, con giocatori come Cafu, Aldair, Samuel ed Emerson. Poi sarebbe arrivato anche Gabriel Omar Batistuta.

Per Montella significava dover convivere con una concorrenza offensiva impressionante. Eppure l’Aeroplanino riuscì comunque a lasciare il segno.

Il momento che fotografa meglio quella stagione rimane probabilmente il 17 giugno 2001. Roma-Parma, ultima giornata di campionato: i giallorossi vinsero 3-1 e conquistarono matematicamente il terzo Scudetto della propria storia. I tre gol portarono le firme di Totti, Montella e Batistuta.

Tre nomi che ancora oggi rappresentano un’intera epoca per il tifoso romanista.

E Montella era lì, ancora una volta, nel momento in cui contava davvero.

Roma-Lazio 5-1: la partita che rese immortale Montella

Se lo Scudetto ha consegnato Montella alla storia della Roma, c’è però una partita che lo ha trasformato definitivamente in una leggenda popolare della tifoseria.

10 marzo 2002, Roma-Lazio.

Il derby termina 5-1 per la Roma e Vincenzo Montella realizza qualcosa di quasi irripetibile: quattro gol nella stessa stracittadina.

È una di quelle prestazioni che superano persino il significato del risultato.

Segnare quattro volte in un derby significa entrare in una dimensione differente. Per un’intera generazione di romanisti, infatti, basta ancora oggi pronunciare le parole “i quattro gol di Montella” per sapere immediatamente a quale notte ci si riferisca.

Quella sera il soprannome Aeroplanino sembrò scritto apposta per lui.

Gol dopo gol, Montella continuava a correre con le braccia aperte davanti a un Olimpico in festa. Un’immagine entrata definitivamente nella memoria giallorossa.

Perché Montella sarebbe stato moderno anche nel calcio di oggi

Riguardando le sue caratteristiche, Montella era probabilmente più moderno di quanto si potesse pensare all’epoca.

Non era un attaccante che aspettava semplicemente il pallone all’interno dell’area. Sapeva muoversi senza palla, dialogare con i compagni, attaccare la profondità e trovare lo spazio tra i difensori.

La sua grande qualità era il tempo.

Un movimento effettuato qualche secondo prima del difensore, un taglio sul primo palo o alle spalle del centrale potevano essere sufficienti per creare un’occasione.

In un calcio attuale nel quale agli attaccanti viene richiesta sempre maggiore mobilità, un giocatore con quelle caratteristiche avrebbe probabilmente trovato spazio anche nelle interpretazioni tattiche moderne.

Totti, Batistuta e Montella: un reparto offensivo difficile da immaginare oggi

Guardando quella rosa con gli occhi di oggi, colpisce soprattutto l’abbondanza offensiva a disposizione di Fabio Capello.

Totti, Batistuta e Montella.

Tre giocatori con caratteristiche e personalità differenti, riuniti contemporaneamente nella stessa squadra.

Per Montella non fu sempre semplice trovare spazio. Ma proprio la sua capacità di essere decisivo anche senza la garanzia assoluta del posto da titolare contribuì a rafforzare il rapporto con il pubblico romanista.

L’Olimpico aveva imparato a riconoscere quella corsa.

E soprattutto aveva imparato che, quando il pallone arrivava nei pressi dell’area, l’Aeroplanino poteva trasformare una partita nel giro di pochi secondi.

Il ritorno di Montella alla Roma da allenatore

La storia di Montella con la Roma non si concluse però con la carriera da giocatore.

Nel 2011, dopo l’addio di Claudio Ranieri, la società decise di affidargli temporaneamente la guida della prima squadra. Era una Roma molto diversa rispetto a quella dello Scudetto, vicina inoltre a un importante cambiamento societario.

Quell’esperienza in panchina durò pochi mesi e non ebbe lo stesso peso della sua avventura da calciatore.

Ma rimane comunque un altro capitolo di un rapporto particolare.

Nel momento della difficoltà, la Roma aveva scelto una persona che conosceva Trigoria, l’ambiente e soprattutto cosa significasse indossare quei colori.

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Montella e la nostalgia di una Roma che appartiene a un’altra epoca

Ed è forse questo l’aspetto più interessante quando oggi si parla di Vincenzo Montella.

Non c’è soltanto la nostalgia per un grande attaccante.

C’è la nostalgia per quel calcio.

La Roma dello Scudetto apparteneva a un periodo nel quale il rapporto tra calciatori e tifosi era molto differente. Si aspettava la partita per tutta la settimana, si discuteva al bar, si leggevano i giornali e si ascoltavano le radio romane.

Per tanti tifosi ricordare quella squadra significa quindi ricordare anche una parte della propria vita.

Montella con le braccia aperte davanti alla Curva non rappresenta soltanto una celebrazione dopo un gol.

È una fotografia generazionale.

L’Aeroplanino continua a volare nei ricordi romanisti

Gli anni passano, cambiano presidenti, allenatori e calciatori. Arrivano nuovi idoli e nuove partite destinate a entrare nella storia.

Alcune immagini, però, rimangono.

Francesco Totti con la maglia giallorossa, Batistuta sotto la Curva, Cafu sulla fascia. E poi Vincenzo Montella che corre con le braccia aperte dopo aver segnato.

È probabilmente questa la forza della nostalgia nel calcio.

Non significa necessariamente pensare che tutto fosse migliore prima. Significa riuscire, rivedendo una determinata immagine, a ricordare esattamente cosa si provava in quel momento.

E per una generazione di tifosi della Roma basta ancora vedere l’Aeroplanino decollare davanti all’Olimpico.

Perché Montella ha smesso da tempo di giocare con la maglia giallorossa.

Ma nell’immaginario romanista non è mai realmente atterrato.

Spunto dell’approfondimento: PagineGialloRosse.it, da La Mente nostalgica

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