Juventusnews24
·29 settembre 2026
Montero e il retroscena sulla Juve: «Stavo per firmare con l’Inter quando Lippi mi ordinò di raggiungerlo in bianconero. Sulla mia esperienza da allenatore dico questo»

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Il racconto offerto da Paolo Montero ai microfoni di Diretta.it permette di ricostruire il trasferimento alla Juventus attraverso ricordi ed emozioni ancora vivide. L’ex difensore e tecnico uruguaiano ripercorre la trattativa iniziale e il famoso retroscena di mercato: «È un aneddoto che racconto spesso. Inizialmente ebbi un paio di incontri con Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola per trasferirmi all’Inter, ma al primo incontro non raggiungemmo un accordo. Due giorni dopo mi richiamarono; non avendo un procuratore all’epoca, andai da solo a Milano e raggiungemmo un accordo verbale. Qualche tempo dopo ero a Bergamo con la mia famiglia e ricevetti una telefonata da Marcello Lippi. Lui mi ordinò di non firmare nulla con l’Inter e di raggiungerlo immediatamente a Torino. Partii quella stessa sera con mio fratello e a mezzanotte firmai il contratto con la Juventus e Luciano Moggi».
Nel corso della sua esperienza torinese, il centrale ha condiviso lo spogliatoio con campioni straordinari, ricordando così la squadra più forte di quella vincente era bianconera: «La prima squadra che trovai al mio arrivo era fortissima. Tuttavia, sono convinto che la formazione degli anni successivi, con l’aggiunta di Edgar Davids e di giocatori come Zidane, Del Piero, Inzaghi, Vieri e Deschamps, fosse senza dubbio la più forte in cui mi sia mai trovato a giocare».
Infine, Montero si sofferta sulla nascita della carriera in panchina e sul successivo ritorno nel settore giovanile bianconero, un passaggio segnato dal legame indissolubile con l’ambiente: «Inizialmente avevo aperto un’agenzia per procuratori con Gustavo Mendez, un amico fraterno. Tuttavia, dopo un paio d’anni, capii che quel mondo non faceva per me. Così mi iscrissi al corso per allenatori con l’intenzione di aiutare i giovani uruguaiani, soprattutto dal punto di vista tattico e strategico, e iniziai ad appassionarmi. Il ritorno alla Juve avvenne inaspettatamente: Gianluca Pessotto mi chiamò e pensai che volesse parlarmi di mio figlio, che giocava nel settore giovanile. Invece mi informò che la dirigenza voleva che lavorassi nel settore giovanile bianconero. Accettai immediatamente, innanzitutto per il profondo amore che provo per il club e per la città di Torino, un luogo in cui mi sono sempre sentito a casa fin dall’inizio».







































