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·7 aprile 2026
Montesano: "Sarri è un buon allenatore, ma a volte non capisco certe cose…"

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·7 aprile 2026

Sulle colonne di Soccermagazine l'attore Enrico Montesano, grande tifoso della Lazio, ha commentato la situazione della sua squadra del cuore e del calcio in Italia.
In caso di addio di Sarri, c’è qualche allenatore in particolare che ad Enrico Montesano piacerebbe vedere alla Lazio? Sì, potrei farlo io! E mi divertirei moltissimo. La cosa difficile è gestire 22-23 giovanotti che a volte sono un po’ viziati. Sono un po’ come gli artisti viziati, che vivono in un mondo loro, distaccato dalla realtà. Io in epoca non sospetta dissi che Sarri era come un grande chef, che aveva bisogno di materie prime di grande qualità. Quindi, non avendole il piatto soffre. A noi servirebbe più una brava cuoca come la Sora Lella che con quello che le dai riesce comunque a fare un piatto intelligente, la cucina “povera”. Riconosco che Sarri è un buon allenatore, però non avendo io il polso della situazione quotidiana e settimanale a volte non capisco certe cose. Nella Lazio io avrei già fatto qualche scelta leggermente diversa, ma non è colpa di Sarri comunque. Non saprei chi mettere. C’è un Maestrelli-bis oggi? Un ritorno di Simone Inzaghi? Simone tornerebbe per guadagnare un decimo di quello che guadagna ora? È questo il punto dolens, che condiziona negativamente tutta la società, non solo italiana, ma del mondo: l’avidità. Comandano solo il danaro e il guadagno. Noi siamo rimasti indietro, siamo dei sognatori, siamo degli illusi. Ancora pensiamo alla Lazio di Chinaglia, “senza scritte sulla maglia” come dissi in una mia poesiola. È finito quel calcio.
Dipende dal denaro. Qui ha ragione Sarri. A meno che uno non abbia 100 milioni da spendere sul mercato… Il Milan quanto avrà da spendere? La Juventus, il Napoli? Sono queste le squadre che hanno maggiori risorse, no? Non ho la palla di vetro, ma spero sempre che esca fuori una sorpresa. Prendiamo ad esempio il Como, che è l’unica squadra “straniera” che gioca in Italia. Mi piace come gioca, mi diverte molto vedere il Como, è bellissima come squadra, ma non c’è un italiano. Il presidente è indonesiano, esce da un libro di Salgari. Per carità, sono bravissimi, hanno molte risorse economiche, Como è una città bellissima sul lago, è una vecchia società di grande tradizione, però veramente sembra la prima squadra straniera in Italia. Dipende dalle risorse e questo non mi piace molto, è un calcio un po’ drogato.

Fraioli
Adesso se la prendono con questi “miliardari tatuati”, come chiamano i calciatori da quando l’Italia è stata eliminata con la Bosnia. A me sembra anche eccessivo sulla rete tutto questo sarcasmo sulla Nazionale italiana. Sì, vabbè, è inferiore ad altre, però c’è anche da dire che se Moise Kean avesse messo dentro quel pallone saremmo stati 2-0. Se Dimarco, che generalmente quelle cose non le sbaglia, avesse messo dentro quel pallone, allora sarebbero diventati undici campioni e tutta la massa li avrebbe inneggiati. Adesso tutta la massa fa della facile ironia, che io non voglio fare. Non voglio salvare gli undici, però è sempre la Nazionale italiana, insomma, non è che volevano perdere. Casomai gli errori sono stati fatti prima. Perché abbiamo perso due volte con la Norvegia, seccamente? È lì che siamo arrivati impreparati. Rino ci ha messo tutto il cuore, da uomo generoso, che doveva fare di più? Però il difetto è a monte: perché i ragazzi italiani non devono giocare in Serie B o in Serie A e fanno la panchina? Io quando sento del possibile mercato della Lazio non sento mai un nome italiano. “Ah, forse prendiamo quello dal Borussia, forse prendiamo quello dalla Slovacchia, c’è quel ragazzo polacco, quel ragazzo inglese”. Ma un ragazzo di Potenza o di Bisceglie ci sta?









































