Inter News 24
·3 settembre 2026
Moratti a tutta ruota: «Potevo diventare il presidente del Napoli. Il Triplete è indimenticabile. Nico Paz? Io non me lo sarei fatto sfuggire»

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Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, ha parlato ai microfoni de Il Mattino. Dalla “sua” squadra nerazzurra capace di vincere tutto con il Triplete fino al retroscena sul Napoli. Ecco, di seguito, tutte le sue parole.
SULLO “SGARBO” FATTO A DE LAURENTIIS QUANDO INGAGGIO’ MAZZARRI – «Macché. Lui se ne era stufato, non lo voleva più, aveva capito che era arrivato alla fine del ciclo. Poi non gli avrei mai fatto un torto, non se lo meritava. Lui prese Benitez e credo che fu un gran colpo. Poi anche quando mi dissero che potevo ingaggiare Hamsik mi tirai indietro, avevo sbagliato a non prenderlo quando era al Brescia: Aurelio è una persona che merita rispetto».
SULLA POSSIBILITA’, ALL’EPOCA, DI DIVENTARE PRESIDENTE DEL NAPOLI – «Quando il club fallì e fu deciso che doveva ripartire dalla serie C, un presidente mio collega in serie A mi svegliò quasi all’alba per dirmi che era la mia grande occasione per investire al Sud, per rilanciare quello storico club. Io non ebbi alcune esitazione nel rifiutare: conosco quella città, quella tifoseria e non potevano meritare un presidente che non guidasse una società come quella del Napoli dedicando tutto il proprio tempo e con ogni passione. Io avevo l’Inter e non potevo distrarmi con altro».
MA UNO SCUDETTO, AL SUD, E’ COMUNQUE ARRIVATO – «Quello a Cagliari. Perché papà non voleva che la Juventus prendesse Gigi Riva che aveva praticamente comprato. Allora noi che in Sardegna avevamo il cuore in pochi giorni comprammo la società di nascosto. E Riva alla Juventus non andò».
SUI DERBY CON IL MILAN E LE SFIDE CON IL NAPOLI – «Io sono cresciuto con il terrore di un calciatore: Nordahl. Era tipo Barbablù per me. Vedevo quella figura enorme in mezzo al campo durante i derby e mi prendevano i brividi. Quando arrivavano gli azzurri, invece, ero stregato dal Petisso Pesaola e da Luis Vinicio. Erano piacevolissimi e normalissimi. Tant’è che appena ne avemmo l’occasione, nell’ultimo anno prima di cedere l’Inter, nel 1966, ingaggiammo ‘O Lione dal Vicenza. Forse era un modo per non farlo andare in un’altra squadra. Però ricordo come se fosse ieri quella rete al Foggia…».
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SUI MERITI DI DE LAURENTIIS – «Io ero ammirato dal Napoli di Maradona e Careca, era una squadra capace di magie e aveva Diego che per me è stato uno dei più grandi al mondo. Ma c’era la sensazione che quella fosse solo una parentesi legata alla presenza dell’argentino e infatti appena arrivò la fine del ciclo Maradona iniziò il lungo declino. Con De Laurentiis era chiaro fin dall’inizio che era un ciclo che, non essendo legato a calciatori ma a una società sana, poteva essere duraturo e vincente. Sono più di vent’anni che ha saldamente in pugno il Napoli senza mai dare l’impressione di voler passare la mano».
SULLA SFIDA TRA ALLEGRI E CHIVU – «Allegri è uno che ha tanta esperienza, è un tecnico maturo che conosce i segreti di questo mondo complicato: guida una squadra che per me è tra le più forti della serie A e lui sa come si fa a vincere. Chivu mi ha sorpreso per la normalità con cui affronta ogni tipo di situazione che magari non è normale. È uno che sa tenere il gruppo e si fa volere bene. Allegri ha un’esperienza fenomenale, non mi sorprende la sua partenza calma, è la sua normalità. Poi riesce a mettere in riga tutti».
SUL TRIPLETE – «Indimenticabile. Anche Mourinho gli voleva bene per la sua grande leadership: un allenatore in campo. Dopo la frattura al cranio nella partita con il Chievo temevo per la sua salute. Ma lui reagì come una roccia: aveva un buco in testa ma mostrò subito un gran coraggio. Neppure un mese ed era già in campo. Ma ricordo che mi confidò che ogni volta che colpiva di testa, per due o tre secondi vedeva solo buio davanti ai suoi occhi».
SU QUALE GIOCATORI, DI OGGI, FAREBBE FOLLIE? – «Mi sono sempre piaciuti i giocatori della Premier, quindi bene il mercato dell’Inter. Ma io Nico Paz del Como non me lo sarei fatto scappare».
SI ASPETTAVA L’ADDIO DI CONTE DAL NAPOLI? – «Conosco il suo carattere, quindi dico di no. E aggiungo: non avere Conte su una panchina di serie A è un bel vantaggio per tutta la concorrenza perché rende la lotta per il titolo più equilibrata. Un po’ di effetto fa vedere il campionato senza di lui. Anche perché si sa: Conte o arriva primo o arriva secondo».
COSA SI ASPETTA DALLA SFIDA DI SABATO TRA INTER E NAPOLI – «Quando queste partite arrivano così presto, con questo caldo poi, il rischio è che possa trionfare in campo la paura di sbagliare. A volte la stanchezza spinge a evitare di fare una giocata spettacolare e a badare alle cose più elementari. Non vorrei che non fosse una gara divertente, insomma. Decisiva, ovviamente, non lo è e non può esserlo: ma nessuno vuole perdere una partita di cartello. Anche perché poi da due anni è il duello di questa seria A, Inter contro Napoli».
SULL’ASSENZA DI MCTOMINAY – «Mi spiace perché ho sempre avuto una passione per i calciatori britannici. E lui arriva da una scuola che mi ha sempre colpito. Ma c’è De Bruyne: ha eleganza, tocco di palla. La sua classe è cresciuta in Premier. Si sta adattando al ritmo e alla tattica italiana».
CONTENTO DELLA SVOLTA CON IL VAR? – «Senza dubbio, meno interviene e più funziona tutto. Si riducono pure quelle attese emotivamente rischiose e quei minuti spaccacuori. Ovviamente fino al prossimo errore che speriamo non ci faccia piombare nel passato».







































