Calcio e Finanza
·3 settembre 2026
Moratti: «In passato mi offrirono il Napoli, rinunciai perché avevo l'Inter. Ho uno Scudetto anche al Sud con il Cagliari»

In partnership with
Yahoo sportsCalcio e Finanza
·3 settembre 2026

Massimo Moratti torna a parlare di calcio e lo fa con la lucidità di chi ha trascorso anni ai vertici dell’Inter, vivendo da protagonista vittorie, delusioni e momenti destinati a entrare nella storia del club. In un’intervista rilasciata a Il Mattino, l’ex presidente nerazzurro si sofferma sul percorso di Aurelio De Laurentiis alla guida del Napoli, riconoscendogli una capacità che, ammette, lui stesso non ha mai avuto: quella di trasformare la passione per il calcio in un vero modello imprenditoriale.
«De Laurentiis ha tramutato una passione in un business. Io non ne sono stato mai capace, ero un debole: non sarei mai riuscito a finire una sessione di mercato senza comprare un grande calciatore. Ma forse è lui quello che ha capito davvero come funziona il mondo del calcio», racconta Moratti.
Parole pronunciate da chi, alla guida dell’Inter, ha conquistato scudetti, Coppe Italia e soprattutto la Champions League del 2010, il trofeo che i nerazzurri attendevano da 45 anni e che lo stesso Moratti aveva visto sollevare in passato dal padre Angelo.
Nel corso dell’intervista emerge anche un episodio poco conosciuto legato al fallimento del Napoli e alla successiva ripartenza del club dalla Serie C. In quel momento, racconta Moratti, qualcuno gli suggerì di cogliere l’opportunità per investire nel calcio del Sud.
«Un presidente mio collega in Serie A mi svegliò quasi all’alba per dirmi che era la mia grande occasione per investire al Sud, per rilanciare quello storico club. Conosco quella città, quella tifoseria e non potevano meritare un presidente che non guidasse una società come quella del Napoli dedicando tutto il proprio tempo e con ogni passione. Io avevo l’Inter e non potevo distrarmi con altro».
Uno scudetto al Sud, in un certo modo, Moratti l’ha vinto a Cagliari. Lo racconta lo stesso ex presidente dell’Inter: «Papà non voleva che la Juventus prendesse Gigi Riva che aveva praticamente comprato – racconta. – Allora noi che in Sardegna avevamo il cuore in pochi giorni comprammo la società di nascosto. E Riva alla Juventus non andò». In sostanza, alla fine degli anni Sessanta la Saras di Angelo Moratti entrò nella cordata di industriali che assunse il controllo del club e ne sostenne finanziariamente la crescita, contribuendo a trattenere il leggendario campione e a costruire la squadra campione d’Italia nel 1970.
Moratti torna poi sul confronto tra il Napoli dell’epoca di Diego Maradona e quello costruito negli anni da De Laurentiis. Il ricordo della squadra che conquistò l’Italia e l’Europa alla fine degli anni Ottanta resta intatto.
«Ero ammirato dal Napoli di Maradona e Careca, era una squadra capace di magie e aveva Diego che per me è stato uno dei più grandi al mondo». Quella formazione, però, secondo Moratti era legata indissolubilmente alla presenza del fuoriclasse argentino: «C’era la sensazione che quella fosse solo una parentesi legata alla presenza dell’argentino e infatti appena arrivò la fine del ciclo Maradona iniziò il lungo declino».
Diversa, invece, la valutazione sull’era De Laurentiis. «Era chiaro fin dall’inizio che era un ciclo che, non essendo legato a calciatori ma a una società sana, poteva essere duraturo e vincente». Un progetto che, sottolinea l’ex presidente dell’Inter, ha avuto continuità nel tempo: «Sono più di vent’anni che ha saldamente in pugno il Napoli senza mai dare l’impressione di voler passare la mano».
Lo sguardo di Moratti si sposta quindi sul campo, in vista della sfida tra Inter e Napoli, e sul confronto tra i due allenatori: Cristian Chivu e Massimiliano Allegri.
Il tecnico del Napoli viene descritto come un allenatore esperto, capace di gestire la pressione e le dinamiche di un ambiente complesso. «Allegri è uno che ha tanta esperienza, è un tecnico maturo che conosce i segreti di questo mondo complicato: guida una squadra che per me è tra le più forti della Serie A e lui sa come si fa a vincere».
Moratti non nasconde, però, la propria stima per Chivu, conosciuto direttamente durante la sua esperienza all’Inter. «Mi ha sorpreso per la normalità con cui affronta ogni tipo di situazione che magari non è normale. È uno che sa tenere il gruppo e si fa volere bene».
Un rapporto nato ai tempi del Triplete del 2010, stagione che Moratti definisce semplicemente «indimenticabile». Anche José Mourinho, ricorda l’ex presidente, apprezzava particolarmente il difensore rumeno per la sua leadership: «Un allenatore in campo».
Tra i ricordi più forti c’è quello legato al grave infortunio riportato da Chivu contro il Chievo. «Dopo la frattura al cranio temevo per la sua salute. Ma lui reagì come una roccia: aveva un buco in testa ma mostrò subito un gran coraggio. Neppure un mese ed era già in campo». Un episodio che, a distanza di anni, resta impresso nella memoria di Moratti: «Mi confidò che ogni volta che colpiva di testa, per due o tre secondi vedeva solo buio davanti ai suoi occhi».
Inevitabile dunque una riflessione sul presente e futuro prossimo di Inter e Napoli, che si sfideranno sabato a San Siro. Sulla partita, Moratti predica prudenza. Il rischio, secondo l’ex presidente nerazzurro, è che la pressione possa condizionare entrambe le squadre.
«Quando queste partite arrivano così presto, con questo caldo poi, il rischio è che possa trionfare in campo la paura di sbagliare. A volte la stanchezza spinge a evitare di fare una giocata spettacolare e a badare alle cose più elementari».
La sfida, dunque, non assegnerà ancora nulla, ma nessuno sembra disposto a considerarla una partita come le altre.
«Decisiva, ovviamente, non lo è e non può esserlo: ma nessuno vuole perdere una partita di cartello. Anche perché poi da due anni è il duello di questa Serie A, Inter contro Napoli».







































