Juventusnews24
·2 marzo 2026
Nainggolan affossa la Juve: «Non ci sarei mai andato per gli arbitri, ho provato le ingiustizie sulla mia pelle. Pogba? Ero più forte di lui»

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Radja Nainggolan ha rilasciato un’intervista al podcast di Sportium Fun, dove ha parlato duramente della Juventus. Di seguito le sue dichiarazioni.
SU SPALLETTI – «Il mister mi ha chiuso a Trigoria di notte. Non mi ricordo esattamente il motivo, forse una partita importante o una punizione. E mi disse, ‘Questa settimana dormi qui perché non voglio che esci’. Lui dormiva nella camera accanto e ogni sera, fino alle 10.30, veniva a controllare che fossi in camera perché aveva paura che scappassi. Poi però ho giocato male… Era meglio lasciarmi libero. Dicevano che se non bevevo e non fumavo potevo giocare al Real Madrid, ma senza il mio stile vita non avrei avuto la mia felicità e non avrei reso come ho reso. Avevamo una sintonia bellissima con lui. È stato l’allenatore più forte che ho avuto in carriera. La sua visione di calcio era scritta sulla mia pelle. Come persona è molto particolare, ma quando ti vuole bene, ti vuole bene. Quando senti la sua fiducia, capisci che persona è. Però non è uno che accetta facilmente tutti quanti. Costruisce certi tipi di rapporti con un paio di giocatori e, quando fai parte di questi, senti cosa ti può dare. Io con lui ho avuto questo rapporto»
MONCHI E LA ROMA – «Come uomo sono uno che deve stare bene con se stesso tutti i giorni. Non ho mai avuto problemi a dire quello che penso. Potevo rimanere, ma poi è arrivato il direttore Monchi, che voleva fare la sua squadra. Perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Quando l’ho saputo, gli ho detto che avrei deciso io dove andare. Sarei potuto rimanere, ma gli ho detto che non sarei riuscito a salutarlo tutti i giorni, voleva fare il finto amico. Sento ancora tanto affetto dai tifosi della Roma. L’Inter era una squadra dove ho sempre voluto giocare. Quando mi hanno chiesto se fossi contento di essere all’Inter, ho risposto che ero più triste di essere andato via dalla Roma»
SULLA JUVE – «A me piaceva Football Manager e io non prendevo mai la squadra più forte. Quando una società come la Roma vince lo Scudetto sarà festa per 20 anni, mentre alla Juve lo devi vincere ogni anno. È diverso come sentimento. E poi c’è il discorso arbitri. L’ho provato sulla mia pelle. Quando hanno inaugurato la Juventus Stadium, col Cagliari ci ho giocato e ricordo una partita che pareggiammo 1-1 con un rigore inesistente a favore della Juve. Poi arrivo alla Roma. Prima partita allo Juventus Stadium, perdiamo 3-2 con due rigori fuori area, e c’è stata la stessa storia con la Roma. Lo hanno visto tutti. È la verità, ma non tutti riescono a dirlo. Ed è da lì che mi nasce questa sensazione»
SUL VAR – «Penso che il calcio deve essere come una volta. Se si fanno gli errori con il VAR, allora è giusto toglierlo e far sbagliare gli arbitri normalmente. Il vero calcio è un altro, non è questo. Il calcio è uno sport di contatto. Non c’è più furbizia. La VAR ha cambiato e sta limitando il calcio»
SU POGBA – «Ai miei tempi, in Serie A, forti come me ce n’erano forse due. Solo Vidal e De Rossi. E Pogba? Ero più forte di lui, ha fatto solo 3 anni buoni in carriera. Io non mi sono mai infortunato gravemente. In questo momento sto ancora giocando, ma sto pensando di prendere il patentino. A vedere quello che c’è in giro… Credo di poter fare l’allenatore. Parlo con tanti miei ex compagni del Piacenza. Parlo con Daniele Conti, lo sento spesso lo vedo spesso. De Rossi è stato importante, Totti è stato importante. Francesco non lo vedevi mai fuori dal campo, ma avevamo un bellissimo rapporto»









































