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·28 maggio 2026

Napoli, De Laurentiis indagato per abuso edilizio: al centro un punto ristoro al Maradona

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Nuovo capitolo nella partita sul futuro dello stadio del Napoli. Mentre il presidente del club Aurelio De Laurentiis torna a spingere sull’ipotesi di un nuovo impianto di proprietà, al centro del dibattito finisce un contenzioso relativo allo stadio Diego Armando Maradona.

Secondo quanto riportato dall’edizione napoletana di la Repubblica, un punto ristoro in fase di realizzazione nella tribuna autorità dell’impianto sarebbe stato sequestrato dalla polizia municipale per presunte irregolarità urbanistiche.


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Il provvedimento riguarda una struttura in costruzione all’interno dello stadio di Fuorigrotta, destinata – secondo gli accertamenti – a ospitare uno spazio hospitality. Gli agenti dell’unità operativa Tutela edilizia, intervenuti il 7 maggio durante un sopralluogo, avrebbero rilevato l’assenza del necessario titolo edilizio per la realizzazione dell’opera, facendo scattare il sequestro il 13 maggio, successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari il 18 maggio.

Come ricostruisce la Repubblica Napoli, nei verbali viene contestato il «reato di abuso edilizio» ad opera di De Laurentiis, indagato nella sua qualità di amministratore del Napoli come soggetto che avrebbe commissionato i lavori.

La struttura oggetto del sequestro sarebbe un volume di circa 150 metri quadrati e 3,5 metri di altezza, realizzato con pannelli coibentati, cartongesso e pedane in legno su struttura metallica, comprensivo di servizi igienici e impianti tecnologici. Il club, tramite il direttore dei lavori, avrebbe esibito una delibera del Comune di Napoli del settembre 2025 che autorizzava tre nuove aree hospitality per le esigenze della società, in cambio di un incremento di quasi 30 mila euro del canone di concessione versato dal Napoli per l’utilizzo dell’impianto.

Tuttavia, secondo quanto emerso dagli accertamenti comunali citati da la Repubblica Napoli, il nulla osta approvato dalla giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi «non assume valore di titolo edilizio». Una posizione ribadita anche nell’ordinanza del gip Raffaele Coppola, che ha convalidato il sequestro.

Davanti al giudice, il Napoli avrebbe sostenuto la natura temporanea dell’opera, prevista per una durata di due anni, fino alla scadenza della convenzione per l’utilizzo dello stadio nel giugno 2028. Un argomento però respinto dal gip, secondo cui le opere temporanee realizzabili in edilizia libera devono essere rimosse entro 180 giorni, termine considerato incompatibile con la durata indicata dal club.

La vicenda si inserisce in un momento particolarmente delicato sul fronte stadio. Negli ultimi giorni De Laurentiis ha infatti rilanciato pubblicamente l’idea di costruire un nuovo impianto, tornando a criticare il Maradona e sostenendo che «investire sullo stadio non si può: è inadeguato». Il patron azzurro starebbe valutando un’area a Napoli Est, nella zona Q8, mentre il Comune continua a puntare sul restyling dell’impianto di Fuorigrotta in vista di UEFA Euro 2032, anche grazie all’intesa raggiunta con la Regione Campania per il finanziamento dei lavori.

La società partenopea potrebbe ora impugnare il provvedimento o procedere allo smontaggio della struttura, chiudendo rapidamente il contenzioso. Resta però sullo sfondo il confronto sempre più acceso tra club e amministrazione comunale sul futuro della casa del Napoli.

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