Calcionews24
·23 settembre 2026
Napoli, il caso Hojlund accende il dibattito: colpe del centravanti o di una squadra che crea troppo poco? L’analisi

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L’inizio di stagione del Napoli ha aperto diversi interrogativi, tra cui quello legato al rendimento di Rasmus Hojlund. Il centravanti danese, arrivato per guidare l’attacco azzurro, non sta vivendo settimane semplici, ma sarebbe riduttivo attribuire esclusivamente a lui le difficoltà offensive della squadra allenata da Massimiliano Allegri.
I numeri raccolti nelle prime cinque giornate raccontano infatti di un Napoli ancora alla ricerca della migliore identità offensiva. I partenopei hanno alternato buone prestazioni a passaggi a vuoto, faticando soprattutto nella produzione di occasioni da gol. In questo contesto, anche un attaccante con caratteristiche da finalizzatore rischia inevitabilmente di trovarsi isolato e poco coinvolto.
Uno degli aspetti che emerge con maggiore evidenza riguarda il numero limitato di palloni giocati da Hojlund nelle zone più pericolose del campo. Il centravanti danese viene servito raramente all’interno dell’area di rigore e questo incide inevitabilmente sulla sua capacità di essere decisivo.
Le statistiche evidenziano una squadra che fatica a costruire occasioni nitide e a portare con continuità il pallone negli ultimi sedici metri. Non sorprende quindi che anche i principali indicatori offensivi del Napoli risultino inferiori alle aspettative. La difficoltà non riguarda solamente il rendimento del numero 9, ma coinvolge l’intero sistema di gioco.
Per questo motivo il momento complicato di Hojlund va analizzato all’interno di un quadro più ampio, nel quale le responsabilità sono distribuite tra reparto offensivo, centrocampo e organizzazione collettiva.
Detto questo, anche il percorso del danese suggerisce alcune riflessioni. Pur essendo considerato uno degli attaccanti più promettenti della sua generazione, Hojlund non ha ancora raggiunto numeri da bomber assoluto.
La passata stagione rappresenta il suo miglior rendimento realizzativo in campionato, ma i gol segnati restano inferiori rispetto a quelli normalmente associati ai grandi centravanti europei. Un elemento che conferma come il giocatore sia ancora nel pieno del proprio processo di crescita.
A suo favore gioca l’età. Il classe 2003 possiede margini di miglioramento importanti e ha ancora il tempo necessario per perfezionare il proprio repertorio sotto porta, aumentando cinismo e continuità realizzativa.
La sfida per il Napoli sarà quindi trovare il modo di valorizzare maggiormente le caratteristiche del proprio centravanti. Allegri è chiamato a costruire una squadra più efficace nella rifinitura e nella creazione di occasioni, mentre Hojlund dovrà sfruttare al meglio le opportunità che gli capiteranno.
La sensazione è che il cosiddetto “caso Hojlund” non sia legato esclusivamente al rendimento del singolo. Più che un problema individuale, appare come il riflesso delle difficoltà offensive di un Napoli che deve ancora trovare il giusto equilibrio. La soluzione, dunque, non passa soltanto dai gol del danese, ma dalla crescita complessiva dell’intera squadra.