Calcio e Finanza
·9 maggio 2026
Nella corsa Champions il Milan è in netto vantaggio, ma è quello che rischierebbe di più se andassero male le cose

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·9 maggio 2026

A tre gare dal termine del campionato, con l’Inter matematicamente Campione d’Italia e il Napoli che vede da vicino l’accesso all’Europa più importante (agli Azzurri bastano tre punti sui nove disponibili), restano soltanto due posti disponibili per qualificarsi alla prossima Champions League. Con essenzialmente quattro squadre impegnate nella corsa per avere accesso alla macchina da soldi della competizione più prestigiosa d’Europa:
In questo quadro è quasi superfluo sottolineare come per tutti e quattro i club si tratti di un traguardo importantissimo se non vitale dato che la sola partecipazione alla Champions League consente di essere certi già in estate di intascare un bonus iniziale di almeno 40 milioni, con le evidenti ripercussioni positive sul mercato. Non a caso il chief financial officer del Milan Stefano Cocirio ha quantificato in ricavi tra 60 e 90 milioni l’eventuale partecipazione dei rossoneri alla prossima edizione. Tenendo presente poi che più strada si fa, più si incassa: per avere un’idea considerando i vari premi UEFA e gli introiti da biglietteria, nel 2024/25 l’Inter giungendo sino alla finale di Monaco di Baviera, ha intascato qualcosa come 172 milioni solo dalla sua avventura europea.
In particolare, nello specifico dei quattro club di cui sopra, appare evidente come il Milan si trovi in una posizione peculiare:
Da un punto di vista tecnico, è noto come da quando è tornato ad essere l’allenatore del Milan nel luglio scorso Massimiliano Allegri abbia ripetuto in maniera ossessiva come l’obiettivo dei rossoneri fosse la qualificazione in Champions. Un mantra che è onesto sottolineare, è stato ribadito dal tecnico livornese sia quando il Milan era in testa alla classifica, sia quando (sino alla sconfitta di Roma con la Lazio) era ancora in corsa per il titolo, sia adesso che la partecipazione in Champions è tornata in bilico.
Non a caso per alcuni osservatori era un modo per mettere le mani avanti e togliere alla squadra pressioni da lotta scudetto, per altri invece lo diceva perché aveva capito le reali qualità della rosa a sua disposizione.
Com’è o come non è, non c’è dubbio che un eventuale fallimento Champions peserebbe di più per Allegri che sugli altri tre allenatori in corsa. Non solo perché da noto risultatista ha sacrificato qualsiasi velleità estetica sull’altare dell’obiettivo, ma soprattutto perché, in una stagione per altro senza coppe, è quello che avrebbe meno attenuanti.
A Torino Luciano Spalletti è arrivato alla fine del mese di ottobre 2025. Ha quindi dalla sua la scusante di non avere iniziato la stagione e di non avere potuto pianificare né la campagna acquisti né la preparazione estiva.
Non solo, nel frattempo Spalletti ha costruito un ottimo rapporto non solo con tifosi e giocatori, ma soprattutto con John Elkann, che tramite la Dicembre e poi a cascata la Giovanni Agnelli BV ed Exor, è nei fatti il proprietario del club bianconero. Non a caso mentre l’allenatore di Certaldo viene considerato il punto fermo della ricostruzione per il futuro prossimo, se le cose dovessero andare male nella corsa all’Europa più importante a rischiare potrebbe essere il CEO Damien Comolli.
Scendendo nella Capitale Gian Piero Gasperini, al suo primo anno in giallorosso, sta già andando oltre i suoi più recenti predecessori e potrebbe portare la Roma in Champions dopo sette stagioni. Un traguardo mai ottenuto nell’era Friedkin nonostante più di 1 miliardo investito dalla dinastia texana nel club. Inoltre, ha appena vinto la sua battaglia di potere interna contro Ranieri, segno evidente di come il tecnico di Grugliasco si stia appropriando sempre più del mondo giallorosso.
A Como, infine, Francesc Fabregas è ancora nella fase di luna di miele non solo con l’ambiente ma soprattutto con una società che, forte della ricchissima proprietà indonesiana degli Hartono, al momento non ha obiettivi che deve necessariamente raggiungere. Quello che importa di più in riva al Lario, almeno per il momento, è che la squadra, parte di un progetto di business più ampio, attiri spettatori e appassionati praticando un “attracting football”, come spiegava il presidente Mirwan Suwarso nell’intervista rilasciata a Calcio e Finanza.
Per la cronaca al momento la media punti di questi quattro allenatori è la seguente e vede Spalletti prevalere su Allegri con Gasperini e Fabregas in terza e quarta posizione.
Oltre al tema allenatori, è però il modello di business a fare sì che per il Milan la qualificazione in Champions sia più necessaria che nelle altre tre piazze di cui sopra.
Nallo specifico, alla società rossonera, soprattutto a quella targata Elliott, va riconosciuto il merito di avere dimostrato con lo scudetto del 2021/22 che è possibile coniugare sostenibilità economica e successo sportivo anche nell’ambito delle tre società stellate (Inter, Juventus e Milan) che in teoria sono chiamate a vincere ogni anno. E se è vero che se soprattutto da parte interista c’è chi sostiene che quel trionfo fu più un “regalo” dei nerazzurri che un merito dei rossoneri, è altrettanto vero che senza lo sfondone arbitrale di Milan-Spezia la squadra di Pioli avrebbe ottenuto il titolo prima e anche senza l’errore di Radu a Bologna.
Al di là delle schermaglie tra le tifoserie, quello che è evidente è che appartenere a una società di investimento (la RedBird di Gerry Cardinale) e non a una famiglia come invece Juventus, Roma e Como mette il Milan in una posizione di unicità nei confronti della altre. Con il risultato che più degli altri i manager rossoneri devono necessariamente stare attenti ai numeri di bilancio.
Ovviamente questo non significa che a Roma e a Torino non si stia attenti ad un percorso di sostenibilità economica (il caso del Como è un po’ diverso visto che per la famiglia Hartono il progetto è ancora in una fase di start-up per dirla in aziendalese). Però sia in Piemonte che nella Capitale si sa di avere alle spalle due dinastie (gli Agnelli-Elkann e i Friedkin) che seppur sbuffando non faranno mancare il loro sostegno economico quando fosse necessario. Prova ne sia il fatto che solo nell’ultimo decennio Exor (la holding di casa Agnelli) ha versato qualcosa come 640 milioni di euro nella casse della Juventus e la famiglia texana proprietaria della Roma ha iniettato oltre 1 miliardo in quelle giallorosse senza per altro mai centrare la qualificazione in Champions.
Né d’altra parte significa che i piani di RedBird sul Milan, proprio adesso che la strada verso il nuovo San Siro pare essersi un po’ spianata, si debbano interrompere nel caso di mancato accesso all’Europa più importante.
Però è evidente che per i manager di via Aldo Rossi il crinale su cui muoversi sia più stretto. Non foss’altro perché la proprietà non ha alle spalle imperi industriali da cui attingere in caso di bisogno ma invece è un veicolo di investimento che per altro ha in essere un prestito da 550 milioni di euro con Comvest Credit Partners per il controllo della società di via Aldo Rossi. E che quindi necessariamente deve stare più attenta di altri ai numeri di bilancio.
Non è un caso d’altronde se nella stagione in corso, la prima senza Champions per i rossoneri dopo quattro anni, il club ha cercato di mettere una toppa ai mancati incassi europei utilizzando in maniera pesante l’arma del player trading. Il club ha registrato oltre 100 milioni di euro di plusvalenze privandosi inoltre di quello che era stato probabilmente il miglior giocatore della stagione precedente, ovvero Tijjani Reijnders (la cui cessione è ricaduta però sul bilancio al 30 giugno 2025), oltre che di altri calciatori importanti e dal sicuro talento come Theo Hernandez che sarà pure un carattere turbolento o un giocatore in calo, però è pur sempre un nazionale francese.
E in questo quadro una cosa va detta: a differenza della passata stagione, se il Milan dovesse mancare la qualificazione in Champions anche quest’anno:
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