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·3 maggio 2026

Nonostante lo stadio da 100 milioni annui extracalcio, il Tottenham vede lo spettro della retrocessione

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Il Tottenham si trova in una situazione che fotografa bene le contraddizioni del calcio moderno: da un lato uno degli stadi più avanzati e redditizi d’Europa, dall’altro risultati sportivi che fanno intravedere persino lo spettro della retrocessione.

Il Tottenham Hotspur Stadium è il fulcro di questo modello. Dai conti della società che gestisce l’impianto emerge una capacità di generare ricavi extra sempre più rilevante: 58,2 milioni di sterline da attività non matchday (eventi, concerti, utilizzi multifunzionali) e ulteriori 32,4 milioni da altre voci correlate. In totale oltre 90 milioni di sterline, pari a circa 100 milioni di euro annui.


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Nel complesso, i dati economici fotografano una struttura solida ma appesantita dai costi finanziari:

  • Ricavi: 154,3 milioni di sterline
  • Costi operativi: 124,2 milioni
  • Risultato operativo: +30,1 milioni
  • Oneri finanziari: -26,9 milioni
  • Perdita netta: -3,9 milioni

A livello patrimoniale, il totale attivo supera 1,6 miliardi di sterline, con un patrimonio netto di circa 659 milioni, a conferma del peso dell’infrastruttura nel bilancio del club .

Il punto, però, resta il campo. Nonostante uno stadio capace di garantire flussi ricorrenti e diversificati – e ormai modello per il calcio europeo – il Tottenham continua a non trovare continuità sportiva. Nella stagione in corso, la squadra è coinvolta nella parte bassa della classifica di Premier League, con un margine ridotto sulla zona retrocessione.

Il risultato è un contrasto sempre più evidente: da un lato un impianto che sfiora i 100 milioni di euro annui di ricavi extra, dall’altro una squadra che non riesce a tradurre questa forza economica in stabilità tecnica. Un equlibrio incompleto ma anahce una dimostrazione di come, nel calcio contemporaneo, la solidità economica sia una condizione necessaria ma non sempre sufficiente per garantire il successo sportivo.

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