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Calcio e Finanza

·2 aprile 2026

Obbligo di italiani in Serie A? Dal basket alla pallavolo, come funziona negli altri sport

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L’assenza dell’Italia dal prossimo Mondiale ha inevitabilmente riacceso il confronto sulle ragioni della crisi del sistema calcistico nazionale. Tra le possibili contromisure, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha proposto l’introduzione di un obbligo per i club di Serie A di schierare almeno quattro calciatori italiani.

Un’ipotesi accolta con cautela dal ministro per lo Sport Andrea Abodi, che pur mostrando una certa sintonia sul principio ha sottolineato i vincoli normativi esistenti: «Non possiamo imporre obblighi di questo tipo. È un tema che può essere affrontato anche a livello europeo. Possiamo aprire un confronto e offrire il nostro contributo». In sostanza, margini di discussione ci sono, ma qualsiasi intervento dovrebbe necessariamente passare dalle istituzioni comunitarie.


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Nel calcio, finora, si sono visti obblighi molto soft sul tema della nazionalità (al netto del limite al tesseramento degli extracomunitari): si parla di necessita di avere atleti formati nel proprio settore giovanile o nel settore giovanile del proprio Paese sia in ambito Serie A che in ambito UEFA. Tuttavia, non è un obbligo: i club, nel caso in cui non avessero giocatori che rispettano questi paletti, avranno una lista ridotta di giocatori da poter schierare sia in campionato che nelle coppe. In Serie B e in Serie C, invece, sono previsti incentivi economici per chi utilizza giovani calciatori italiani

Un tema, peraltro, già affrontato in altri contesti sportivi in Italia, dove alcune discipline hanno introdotto regole interne – con diversi livelli di rigidità – per favorire l’impiego di atleti nazionali.

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