Calcio e Finanza
·10 agosto 2026
Oggi le prime risposte sul Flaminio: i dubbi della Soprintendenza sul progetto della Lazio

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·10 agosto 2026

Per la giornata di oggi sono attese le prime risposte della Conferenza dei servizi preliminare che sta esaminando approfonditamente tutti i documenti all’interno del progetto di ristrutturazione dello stadio Flaminio presentati dalla Lazio nelle scorse settimane.
Come riporta l’edizione odierna de Il Tempo, lo schema di convenzione presentato dalla Lazio prevede che Roma Capitale conceda alla Newco, che il club di Claudio Lotito ha intenzione di aprire appena otterrà tutti i via libera necessari, il diritto di superficie sull’area dello stadio per 90 anni a fronte di un investimento complessivo di 437,5 milioni di euro, di cui 10 milioni di capitale sociale.
In questa fase, inoltre, il Piano economico-finanziario presentato dalla Lazio non sarà oggetto di esame, che verrà prima studiato dal Comune. La conferenza dei servizi preliminare si concentrerà, invece, su tutti gli altri aspetti progettuali, a partire da quelli architettonici. Per raggiungere la capienza desiderata di circa 50mila posti, infatti, la Lazio ha proposto di realizzare una sovrastruttura poggiata su dei cavalletti, ipotesi su cui però nutre perplessità la Soprintendenza speciale di Roma, che ha chiesto alla Lazio di non intaccare il disegno originale di Nervi. Proprio quello delle Belle Arti è, oggi, il parere più atteso e in grado di indirizzare le sorti del progetto.
A proposito del progetto Lazio, è tornata a parlare Elisabetta Margiotta Nervi, moglie di uno dei nipoti dell’architetto che ha progettato il Flaminio e coordinatrice esecutiva del Laboratorio Nervi presso il Politecnico di Milano a Lecco. «Il Flaminio è un bene tutelato, un pezzo di storia non solo di Roma ma dell’Italia intera – ha dichiarato Margiotta Nervi a Il Tempo –. È nostro dovere primario conservare l’opera di Pier Luigi e Antonio Nervi e trovare una funzione che si adatti alla sua forma originale, restituendo lo stadio alla cittadinanza senza snaturarlo. Non potrà mai essere uno stadio di Serie A. Serve un’altra strada, penso a una grande arena civica dedicata a sport e cultura, coerente con la vocazione del quartiere Flaminio».
Questa opzione in confronto al progetto Lazio: «Si può realizzare spendendo un quinto di quanto la società Lazio vuole investire per il nuovo impianto, con risorse in gran parte pubbliche. E si restituirebbe al quartiere. Essere arrivati a questo punto senza una soluzione. Il Comune avrebbe dovuto prendere in mano l’iniziativa molto prima, facendone un progetto della città, condiviso con i cittadini, invece di lasciarlo marcire fino ad oggi».
«La Lazio persegue le proprie esigenze in maniera chiara, ma il nuovo progetto non rispetta quello originale, arrivando a deturparlo. Il tema è occuparsi per tempo del Flaminio. Bisogna capire cosa vuole fare l’amministrazione comunale di un bene della città, un monumento vincolato e inalienabile. Chiedo che il Comune si assuma finalmente la responsabilità che gli compete su un bene di tutti. Conservare la forma originale e trovare una funzione compatibile non sono obiettivi in contraddizione, anzi: coniugarli è l’unico modo per restituire davvero il Flaminio ai cittadini», ha concluso Elisabetta Margiotta Nervi.







































