Oltre i 90 minuti: come l’intelligenza artificiale sta cambiando l’intrattenimento online | OneFootball

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·11 settembre 2026

Oltre i 90 minuti: come l’intelligenza artificiale sta cambiando l’intrattenimento online

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Il fischio finale è arrivato da pochi minuti. La televisione mostra le interviste, mentre sul telefono compaiono già le statistiche della partita: possesso palla, tiri, occasioni create e rendimento dei singoli giocatori.

Subito dopo arriva un video con le azioni principali. Un’applicazione propone le pagelle, un’altra aggiorna la classifica del fantacalcio. Sui social, intanto, migliaia di tifosi discutono una decisione arbitrale.

La partita è finita, ma l’intrattenimento continua.


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Il calcio è sempre stato qualcosa di più dei novanta minuti giocati sul campo. Ci sono l’attesa, le formazioni, i pronostici, le discussioni e il mercato. Oggi gran parte di questa esperienza passa attraverso uno schermo e viene organizzata da algoritmi che imparano che cosa interessa a ogni utente.

L’intelligenza artificiale sta rendendo questo ambiente ancora più personale. Decide quali notizie mostrare, prepara sintesi, analizza dati e può perfino generare immagini, voci e personaggi virtuali. Le possibilità sono notevoli, ma cresce anche il rischio di incontrare contenuti falsi, pubblicità ingannevoli e servizi che raccolgono più informazioni di quanto immaginiamo.

Un feed diverso per ogni tifoso

Due persone possono aprire la stessa applicazione e trovare contenuti completamente differenti.

Chi legge soprattutto notizie di calciomercato riceverà aggiornamenti su trattative, rinnovi e possibili formazioni future. Chi guarda le statistiche troverà confronti tra giocatori, mappe dei passaggi e dati sui tiri. Un altro utente potrebbe vedere soprattutto interviste, video dagli allenamenti e contenuti pubblicati dai tifosi.

Questa personalizzazione non è casuale. Gli algoritmi osservano quali articoli vengono aperti, quanto tempo si trascorre su un video e quali notifiche ottengono una risposta. Con il passare dei giorni imparano a prevedere ciò che potrebbe attirare maggiormente l’attenzione.

Il vantaggio è evidente: si trova più rapidamente quello che interessa. Il rischio è rimanere dentro una bolla in cui vengono proposte sempre le stesse opinioni.

Un tifoso che interagisce soltanto con contenuti polemici potrebbe riceverne in quantità crescente. L’algoritmo non valuta necessariamente se la discussione sia utile o corretta. Nota che genera attenzione e continua ad alimentarla.

Personalizzare non significa sempre informare meglio.

Le statistiche diventano un racconto

I dati hanno conquistato un ruolo centrale nel calcio. Non si parla più soltanto di gol, assist e cartellini. Le analisi moderne prendono in considerazione la posizione dei giocatori, la pressione esercitata, la pericolosità dei tiri e la capacità di avanzare con il pallone.

L’intelligenza artificiale può elaborare rapidamente queste informazioni e trasformarle in un testo comprensibile. Al termine di una partita, un sistema può individuare i momenti decisivi, confrontare le prestazioni e preparare una prima sintesi.

Questo lavoro può aiutare giornalisti e analisti, ma non sostituisce automaticamente la loro capacità di leggere l’incontro.

Un dato non racconta tutto. Un calciatore può aver toccato pochi palloni perché ha trascorso la partita a creare spazi per i compagni. Un difensore può aver effettuato pochi interventi proprio perché il suo posizionamento ha impedito all’avversario di ricevere.

L’algoritmo organizza ciò che è misurabile. L’esperienza umana serve ancora per capire il contesto, distinguere una prestazione anonima da un lavoro tattico invisibile e spiegare perché la partita ha preso una certa direzione.

Highlights preparati in pochi minuti

Un tempo bisognava aspettare il programma sportivo della sera per rivedere un gol. Oggi le azioni principali possono arrivare sul telefono poco dopo il fischio finale.

I sistemi automatici riconoscono alcuni momenti della partita attraverso le immagini, l’audio e i dati: un aumento improvviso del rumore dello stadio, il movimento dei giocatori verso la porta o una segnalazione registrata nel flusso ufficiale.

Il filmato può poi essere adattato. Un tifoso vuole vedere soltanto i gol, un altro preferisce una sintesi di dieci minuti, mentre chi segue un singolo giocatore può essere interessato a tutte le sue azioni.

L’esperienza sportiva diventa così sempre più personale. Tuttavia, la selezione automatica può lasciare fuori ciò che rende davvero memorabile un incontro: la tensione prima di un rigore, la reazione della curva, un duello prolungato o un cambiamento tattico costruito lentamente.

La velocità è utile, ma non coincide sempre con la qualità del racconto.

Il videogioco conosce il nostro modo di giocare

Anche i giochi di calcio utilizzano sistemi capaci di adattarsi al comportamento dell’utente.

Gli avversari virtuali possono modificare la propria strategia, reagire alle azioni più frequenti e rendere ogni partita meno prevedibile. Le modalità carriera costruiscono scenari diversi in base alle decisioni del giocatore, mentre telecronache e dialoghi potrebbero diventare sempre più dinamici.

In futuro, un allenatore virtuale potrebbe ricordare le scelte tattiche fatte settimane prima e commentare la crescita della squadra. I calciatori controllati dal computer potrebbero sviluppare una personalità più riconoscibile, reagendo alla panchina, a una sconfitta o al trasferimento di un compagno.

Il confine tra simulazione sportiva e racconto interattivo diventa meno evidente.

L’utente non vuole soltanto vincere una partita. Vuole sentirsi dentro una stagione, prendere decisioni e osservare le conseguenze. L’intelligenza artificiale permette di moltiplicare queste possibilità senza scrivere in anticipo ogni singolo dialogo.

Dai personaggi dei giochi ai compagni virtuali

La stessa tecnologia utilizzata per rendere più credibile un personaggio può essere applicata ad altre forme di intrattenimento.

Un interlocutore digitale può mantenere una personalità, ricordare alcune informazioni e adattare la conversazione alle preferenze dell’utente. Può interpretare un personaggio fantastico, partecipare a una storia o semplicemente parlare della giornata.

Nel settore riservato agli adulti, piattaforme come JOI permettono di scegliere o creare personaggi virtuali e sviluppare conversazioni personalizzate. L’utente non riceve soltanto un contenuto già preparato, ma contribuisce alla costruzione dell’esperienza attraverso le proprie risposte e preferenze.

È un cambiamento simile a quello avvenuto nei videogiochi: lo spettatore diventa partecipante.

Questi servizi devono però rispettare limiti chiari. I personaggi devono essere adulti, i dati personali devono essere protetti e l’identità di persone reali non dovrebbe essere riprodotta senza autorizzazione.

Creare una figura completamente immaginaria è molto diverso dall’utilizzare il volto o la voce di qualcuno preso dai social.

Il telefono sa più di quanto pensiamo

Ogni esperienza personalizzata richiede informazioni.

Un’applicazione sportiva registra le squadre seguite, gli articoli letti e le notifiche aperte. Un videogioco conosce lo stile dell’utente e le sue abitudini di acquisto. Un compagno virtuale può conservare dettagli emersi durante conversazioni private.

Presi singolarmente, questi dati possono sembrare poco importanti. Insieme, però, descrivono interessi, orari, capacità di spesa e aspetti personali.

Prima di registrarsi su un servizio è utile controllare quali informazioni vengono richieste. Un’applicazione dedicata all’intrattenimento non ha necessariamente bisogno di accedere alla rubrica, alla posizione precisa o a tutte le fotografie presenti nel telefono.

Anche le autorizzazioni concesse mesi prima dovrebbero essere riviste. Spesso si preme “accetta” per iniziare rapidamente e poi si dimentica quali dati siano disponibili.

La comodità della personalizzazione ha un prezzo che non compare sempre sull’abbonamento: una parte viene pagata con le informazioni.

Quando il campione dice qualcosa che non ha mai detto

Le immagini e le voci generate dall’intelligenza artificiale possono rendere credibile una dichiarazione mai avvenuta.

Un calciatore famoso può apparire in un video mentre invita a utilizzare un’applicazione, acquistare un prodotto o aderire a una presunta opportunità di investimento. Il volto sembra corretto, la voce è simile e il filmato riprende lo stile di una normale intervista.

LazioNews24 ha già affrontato il tema raccontando come i deep fake delle leggende del calcio possano diventare strumenti di truffa.

L’efficacia di questi contenuti dipende dalla fiducia. Il tifoso riconosce il campione e abbassa le difese, soprattutto quando l’offerta viene presentata come esclusiva o disponibile per poco tempo.

Prima di seguire un consiglio economico attribuito a un personaggio sportivo, conviene controllare i suoi canali ufficiali. È inoltre importante osservare l’indirizzo del sito, evitare di scaricare applicazioni da link ricevuti nelle chat e diffidare da promesse di guadagni facili.

La maglia, il volto e la voce possono essere copiati. L’autenticità della fonte deve essere verificata separatamente.

Gli errori che tradiscono un deepfake

Non esiste un dettaglio capace di smascherare ogni falso, ma alcuni segnali possono far nascere un dubbio.

Il movimento delle labbra potrebbe non seguire perfettamente la voce. La pelle può cambiare consistenza quando la persona gira la testa, mentre denti, orecchie e capelli possono apparire instabili. Gli occhiali e gli orecchini talvolta scompaiono per pochi fotogrammi.

Anche il contesto è importante. Un’intervista presentata come esclusiva dovrebbe avere una provenienza chiara. Se compare soltanto su un account anonimo e nessun’altra fonte ne parla, è meglio non condividerla immediatamente.

I video più recenti possono essere molto convincenti, soprattutto sullo schermo di un telefono. Per questo l’osservazione visiva non è sufficiente. Bisogna cercare la versione originale, verificare la data e controllare se il protagonista abbia pubblicato una smentita.

La fretta è la principale alleata di chi crea contenuti ingannevoli.

Non tutto ciò che è artificiale è una truffa

È importante non confondere qualsiasi utilizzo dell’intelligenza artificiale con un tentativo di inganno.

Un video dichiaratamente creativo, un avatar o una simulazione possono offrire nuove forme di intrattenimento. Anche una voce sintetica può essere utile per rendere un contenuto accessibile in più lingue, purché il pubblico sappia che non sta ascoltando la registrazione originale.

Il problema nasce quando la tecnologia viene nascosta per attribuire a una persona parole e comportamenti falsi.

La trasparenza permette di distinguere una ricostruzione, una parodia o un personaggio immaginario da una manipolazione presentata come autentica. Le piattaforme possono contribuire inserendo etichette visibili e conservando informazioni sull’origine dei file.

Anche gli utenti hanno una responsabilità. Condividere un filmato senza verificarlo può amplificare una truffa, danneggiare la reputazione di qualcuno o alimentare una polemica basata su un evento mai accaduto.

Abbonamenti, crediti e acquisti durante l’esperienza

L’intrattenimento digitale utilizza spesso formule che rendono semplice cominciare e meno evidente continuare a spendere.

Un’app può essere gratuita, ma offrire funzioni aggiuntive attraverso crediti, pacchetti o abbonamenti. Nei videogiochi si acquistano oggetti e personalizzazioni; nelle piattaforme di contenuti si pagano opzioni premium o accessi esclusivi.

Le singole cifre sembrano ridotte, ma la ripetizione può far crescere rapidamente la spesa mensile. L’acquisto è ancora più facile quando basta toccare una volta lo schermo.

Prima di confermare un pagamento conviene controllare se si tratta di un acquisto unico o di un rinnovo automatico. È utile stabilire un budget, attivare le notifiche bancarie e verificare periodicamente gli abbonamenti associati al telefono.

La personalizzazione dovrebbe migliorare l’esperienza, non trasformarla in una serie di pressioni commerciali costruite sulle debolezze dell’utente.

L’intelligenza artificiale non prova entusiasmo per un gol

Un sistema può descrivere perfettamente una rete al novantesimo minuto. Può riconoscere il rumore dello stadio, selezionare il replay e creare una telecronaca emozionante.

Non sa però cosa significhi aspettare quella partita per una settimana.

Non conosce il ricordo della prima volta allo stadio, la sciarpa ricevuta da un genitore o la superstizione ripetuta prima di ogni calcio d’angolo. L’algoritmo analizza il comportamento dei tifosi, ma non vive la loro appartenenza.

È questa differenza a spiegare perché l’intelligenza artificiale può arricchire l’intrattenimento senza sostituirne la parte umana.

Può ordinare le statistiche, preparare una sintesi e rendere più realistico un gioco. Può perfino sostenere una conversazione credibile. Le emozioni, tuttavia, continuano a nascere nelle persone.

Dopo il fischio finale

Lo schermo della televisione si spegne. Sul telefono restano le pagelle, i commenti e le notifiche. Il tifoso rivede il gol decisivo, controlla la classifica e discute la partita con gli amici.

L’intelligenza artificiale ha già organizzato una parte di questa serata, scegliendo contenuti e suggerendo che cosa guardare dopo.

Utilizzata con trasparenza, può rendere l’esperienza più ricca, offrire nuove forme di racconto e aiutare a trovare rapidamente ciò che interessa. Utilizzata senza limiti, può invece costruire bolle, raccogliere dati e rendere più credibili truffe e falsificazioni.

La sfida non consiste nel rinunciare alla tecnologia, ma nel mantenere il controllo.

Il calcio continuerà a vivere nei novanta minuti, nelle discussioni e nell’attesa della partita successiva. Gli algoritmi potranno accompagnare tutto ciò che accade intorno. Non dovrebbero però decidere da soli che cosa merita la nostra fiducia.

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