Calcio e Finanza
·4 febbraio 2026
Omicidio Boiocchi, confessa anche Nepi: consegnò i 50mila euro per i killer

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·4 febbraio 2026

Novità per quanto riguarda l’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico capo ultrà nerazzurro ucciso a colpi di pistola nell’ottobre del 2022 a Milano. Nei giorni scorsi è arrivata una nuova confessione: si tratta di quella di Mauro Nepi, anche lui ex membro della Curva Nord. Nel frattempo continua il processo contro i cinque imputati, tra cui gli ex capi del tifo organizzato interista Marco Ferdico e Andrea Beretta.
Tornando a Nepi, l’uomo ha reso ammissioni davanti al pm Paolo Storari e agli investigatori della Squadra mobile della Polizia e poi ha ricevuto nelle scorse ore un’altra ordinanza di custodia cautelare (è già in carcere per la nota inchiesta “Doppia Curva” dopo la condanna a quattro anni in rito abbreviato in cui sono stati condannati anche gli stessi Beretta e Ferdico) per l’omicidio Boiocchi. Come messo a verbale, infatti, e come riassume la gip Francesca Ballesi, Nepi ha ammesso di aver «consegnato a Marco Ferdico, per il tramite di D’Alessandro (presunto esecutore materiale), il borsone che gli aveva commissionato Andrea Beretta che conteneva l’importo di 50mila euro pattuito come compenso per l’omicidio».
Nepi ha detto anche che «le richieste di Beretta», mandante dell’uccisione di Boiocchi, «andavano assecondate, sostanzialmente senza possibilità di scelta». In questo caso hanno già ammesso le loro responsabilità anche tutti gli altri imputati a processo in Corte d’Assise. Tutti tranne Daniel D’Alessandro, anche se non è escluso che un passo in questo senso arrivi nella prossima udienza. Nepi, invece, non è ancora a processo. Tra gli imputati per l’omicidio Boiocchi in Corte d’Assise ci sono anche Gianfranco Ferdico, padre di Marco, e Pietro Andrea Simoncini, uno dei due presunti esecutori materiali, assieme a D’Alessandro.
Nepi, come si legge, ha messo a verbale nell’interrogatorio con le ammissioni di gennaio che Beretta gli avrebbe detto: «ci sono questi soldi che tu devi portare a Marco (Ferdico, ndr), cose di cui abbiamo parlato noi riguardanti l’azione che volevo fare io». E Nepi ha spiegato che «come un cretino sono andato, ma sono andato non perché mi interessava partecipare a questa cosa qua, perché io dico a Beretta “io non voglio sapere niente di questa cosa, non voglio c’entrare niente”».
Per la giudice è «indiscutibile» che Nepi, dopo aver raccolto una «confidenza» di Beretta, il quale aveva «paura» di essere ucciso da Boiocchi e per questo voleva «anticiparlo», prese parte ad un «colloquio a tre» con lo stesso «mandante Beretta» e con Ferdico in cui si passava alla fase «attuativa» del delitto. E non ha consegnato, poi, «un borsone qualunque, bensì quello contenente il compenso» per gli «esecutori». La gip, che ha ricostruito tutta la vicenda e i ruoli, fa notare anche come quel mondo della curva interista da «espressione di una possibile sana passione, è da decenni degenerato in una “ossessione” per difendere la quale si arriva addirittura ad uccidere».








































