Juventusnews24
·18 febbraio 2026
Osimhen non dimentica: «Spalletti come un padre, pensava potessi diventare il migliore al mondo». Poi svela un retroscena

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Victor Osimhen, attaccante in forza al Galatasaray, ha parlato a The Players Tribune. Di seguito le sue parole.
NAPOLI – «Quando ho lasciato il Lille, ero perso. Quando sono arrivato a Napoli, ho ritrovato me stesso. Devo ringraziare questa città, i tifosi e i miei compagni di squadra per aver rimesso in sesto la mia vita. Spalletti era come un padre per me. Quando sbagliavo qualcosa mi rimproverava duramente. Però giuro che nel profondo credeva in me. Pensava che potessi diventare il migliore al mondo. In una partita segnavo due gol; nello spogliatoio veniva da me, fronte contro fronte. Quando voleva dirti qualcosa, avvicinava la testa alla tua, quasi sussurrando… “Ca*zo! Oggi potevi farne quattro. Domani ti faccio vedere il video»
IN TESTA – «La cosa interessante è che nel 2022 avevamo perso lo zoccolo duro della squadra. Koulibaly, Insigne, Mertens… erano andati via. Ma poi sono arrivati Kvara, Raspa e Kim Min-jae, e tutti pensavano: “Hmm… interessante.” Abbiamo iniziato la stagione giocando un calcio così straordinario che dico sempre: agli allenamenti hanno iniziato a venire le nonne. A Napoli funziona così: più vai bene in campo, più le persone che vedi a bordo campo sono anziane. All’inizio vengono solo i gruppi di tifosi, i giovani. Poi i giovani con i loro padri. Poi figlio, padre e nonno. Ma quando a Napoli vai in testa al campionato, all’improvviso arrivano agli allenamenti anche le nonne in sedia a rotelle»
SPALLETTI – «Non potevamo lamentarci, perché in quel periodo il mister dormiva nel suo ufficio. Si era fatto mettere un lettino. Come in caserma. Aveva una moglie che lo aspettava a casa, ma per cinque mesi ha dormito lì. Prima delle grandi partite ci diceva sempre: “Non capite cosa succederà se vincete lo scudetto. Io… il mio nome forse sarà ricordato per 2–3 anni. Ma voi giocatori… il vostro nome sarà ricordato finché diventerete vecchi»
GOL A UDINE – «Tutti mi chiedono sempre del gol che ha chiuso il campionato. Sì, ho segnato. È stato incredibile. Ma eravamo in trasferta. Non abbiamo capito davvero cosa avevamo fatto finché non siamo tornati in città e abbiamo visto l’emozione della gente. Non si può descrivere a parole. Posso dirti solo questo. Poco prima di vincere il titolo, fuori dal centro sportivo c’era una grande folla di tifosi. Ho fermato la macchina e ho stretto la mano a qualcuno. Un uomo con suo figlio teneva il telefono in alto. Voleva mostrarmi un video. Era un video dei tempi di Maradona. Anni ’80. L’uomo non parlava una parola di inglese. Aveva gli occhi pieni di lacrime. Portare il primo Scudetto al Napoli dopo 33 anni è storia»


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