Padelli sfida la Juve: «Per me significa derby. Spalletti ha messo Di Gregorio in panchina per questo motivo» | OneFootball

Padelli sfida la Juve: «Per me significa derby. Spalletti ha messo Di Gregorio in panchina per questo motivo» | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Juventusnews24

Juventusnews24

·14 marzo 2026

Padelli sfida la Juve: «Per me significa derby. Spalletti ha messo Di Gregorio in panchina per questo motivo»

Immagine dell'articolo:Padelli sfida la Juve: «Per me significa derby. Spalletti ha messo Di Gregorio in panchina per questo motivo»

Daniele Padelli ha lanciato la sfida alla Juventus in vista del match di questa sera, e ha parlato della situazione portieri in casa bianconera

🎧


OneFootball Video


Ascolta Juventus News 24!

Non hai tempo di leggere? Ascolta il nostro podcast: le ultime notizie a tinte bianconere in formato audio. Clicca qui e avvia il player!

LA CARRIERA – «Prima di tutto, sono contento di essere il Daniele che speravo di diventare: una brava persona, genuina in un mondo complicato e particolare come il calcio. Dal punto di vista sportivo, forse, se potessi tornare indietro farei delle scelte diverse. Ma complessivamente sono più che appagato dalla mia carriera: ho indossato maglie importanti, centrando pure qualche convocazione in Nazionale. Poi ho vinto un campionato con la squadra che tifavo fin da bambino, ho giocato in Europa con il Torino, una squadra gloriosa, a livello mondiale. Ora a Udine so bene qual è il mio ruolo all’interno dello spogliatoio: cerco di aiutare i più giovani a diventare professionisti seri. È facilissimo farsi prendere dai fumi dell’entusiasmo, della fama, del denaro e gettar via la propria carriera…»

SULL’UDINESE – «Dico Atta. È arrivato da semi sconosciuto e in meno di un anno è diventato uno dei centrocampisti e prospetti più importanti del nostro campionato. È fortissimo. Poi c’è Zaniolo: l’ho conosciuto all’Inter, quando era ancora un ragazzino. Spalletti, spesso, lo chiamava ad allenarsi con noi in prima squadra. Poi, ha scelto di intraprendere vie diverse, tra alti e bassi, vedendosi attribuire la nomea del “ragazzaccio”, che c’entra ben poco con il calciatore che è realmente. Sono contento che stia facendo bene a Udine, che l’ha adottato come un figlio e che gli vuole un bene dell’anima. Sta ripulendo la sua immagine da queste etichette frettolose e approssimative: credetemi, oltre che un gran calciatore è un bravissimo ragazzo»

LA SFIDA ALLA JUVE – «La Juve è una grande squadra, con profili top: dovremo essere perfetti per portare a casa punti. Ma ci stiamo preparando bene, a dire la verità anche con una discreta serenità. Merito della nostra classifica, di quello che abbiamo fatto fin qui. Personalmente, per il mio passato, la Juve significa derby. Viene un po’ fuori il Daniele tifoso…»

SPALLETTI – «In realtà, ai tempi, avevo già trovato l’accordo con il direttore Ausilio. Con il mister ci siamo scoperti a vicenda nelle settimane successive. Parlavamo molto. Ricordo una sera in ritiro prima di una partita: Berni, Ranocchia ed io eravamo nella lounge dell’hotel, lui è arrivato, ci ha visti e si è fermato con noi a chiacchierare del più e del meno. Di come ci trovassimo a Milano, delle nostre case, della sua meravigliosa tenuta a Montaione. È una persona piacevole, generosa. A livello pratico è esigente come pochi. Pretende tantissimo dai suoi giocatori, dallo staff, e in generale dall’ambiente che circonda la squadra. Poi ha il suo modo di esprimersi, che può piacere o meno, ma sa come entrarti in testa, anche con le sfuriate. A noi portieri ci faceva lavorare molto con i piedi: voleva che aiutassimo la squadra in fase di impostazione superando la prima linea di pressione»

PORTA JUVENTUS – «Non posso permettermi di giudicare le sue scelte dal momento che non vivo lo spogliatoio. Però è chiaro che se il mister ha scelto di spedire Digre in panchina per qualche partita, probabilmente è perché non lo vedeva sereno a livello mentale. Anche perché non mi sembra che Michele abbia combinato tutti questi disastri. Ma, ripeto: quei due anni con Lucio sono stati cruciali per la mia carriera, sotto tutti i punti di vista. Con il suo calcio, ha riportato l’Inter in Champions a distanza di sei anni dall’ultima volta. E questo al netto di periodi complessi che si è trovato ad attraversare. Ne è uscito sempre benissimo». 

WANDA ICARDI – «Non era uno spogliatoio facile da gestire. C’erano tante personalità forti, si erano creati diversi gruppetti… Poi, in quel momento, stavamo pure attraversando un periodo dove non arrivavano i risultati. Insomma, c’era un’aria pesante, eppure il mister è stato bravissimo a tirarci fuori da quella situazione, instradandoci verso la Champions»

TORINO – «Non saprei, di certo parliamo di una società che ha creduto fortemente in me. La maglia del Toro – come mi ha detto il mio procuratore, Silvano Martina, il giorno del mio arrivo -, ti entra dentro. Quando la indossi ti rendi conto di prender parte a un capitolo di una storia unica al mondo. È stato un onore indossarla. Per questo mi addolora vedere quello che sta accedendo intorno, lo stadio vuoto… Se i tifosi sono arrivati a questo, evidentemente avranno le loro motivazioni, giuste o sbagliate che siano. Ma, al netto del momento negativo, mi dispiace vedere la Maratona vuota. Il tifo granata è davvero impressionante: andrebbe clonato. Ha la capacità di trascinarti ben oltre l’ostacolo, ti spinge a dare tutto per quello stemma…».

Visualizza l' imprint del creator