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·26 settembre 2026
🧐 Palermo, Inzaghi: "Non abbiamo fatto nulla, le retrocesse presto emergeranno. Su Vavassori e Fortin..."

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·26 settembre 2026

Filippo Inzaghi, dopo il grande avvio di stagione del suo Palermo, ha analizzato il momento dei suoi. Rilasciate al Corriere dello Sport, queste sono le sue parole.
«Siamo partiti bene, ma non abbiamo fatto ancora nulla. Il campionato di Serie B è notoriamente difficile. Dobbiamo dare continuità ai nostri risultati. Abbiamo fatto buone cose, altre meno. Ma sono state giocate solo 5 giornate e la squadra ha ampi margini di crescita».
Cinque giornate e 13 punti, un primo record è già scritto: mai un avvio così sprint nella storia del club in B. Ma c’è tanto da migliorare.
«A noi piace aver fatto cose che non erano riuscite a nessuno, finora, al Palermo. Ma questo deve solo spingerci a dare sempre di più».
I trentamila del Barbera sono una spinta formidabile e in casa, da quasi un anno, Inzaghi è infallibile: 18 vittorie e un pari in 19 gare. I tifosi sono un propellente, e una responsabilità?
«Io sono molto contento perché questo è stato uno dei miei primi obiettivi. Mi dicevano di questo peso delle pressioni in casa. Ho sempre pensato, invece, che il nostro stadio dovesse essere la forza e sono contento che sia successo esattamente ciò».
L’esperienza della passata stagione, terminata con lo scontro perso ai playoff con il Catanzaro e i talenti di Aquilani, che insegnamento ha lasciato?
«L’anno scorso credo che sia stato importante anche per costruire questo inizio di campionato. Abbiamo fatto 72 punti che altre volte sarebbero bastati per la A. Ma qualcuno è stato più bravo di noi. Tuttavia, sono state gettate le basi per creare un Palermo più forte. Le vittorie vanno costruite e stiamo crescendo. Questo deve contare adesso».
Crede che aver supposto di poter essere promossi anche attraverso i playoff sia stato un errore?
«Abbiamo lavorato sempre per dare il massimo. I playoff nascondono sempre insidie. Ma quell’esperienza è servita per ciò che stiamo facendo».
Lei ha già dominato la B a Benevento, stabilendo record ancora imbattuti, e a Pisa con una squadra a tratti ingiocabile. Il Palermo a chi dovrà assomigliare per tornare in A dopo 10 anni?
«Il Palermo deve essere unicamente se stesso. Deve pensare a migliorare attraverso la cultura del lavoro. Ogni squadra ha le proprie caratteristiche. Bisogna avere fame e sono fiducioso per il futuro. Mi auguro che questo gruppo faccia sempre meglio con le proprie caratteristiche e senza emulare nessuno».
Il City Group non ha badato a spese pur di allestire una compagine in grado di competere per il vertice. Ma finora sono stati i giovani a fare la differenza: Fortin e Vavassori su tutti. Valore aggiunto imprescindibile?
«Abbiamo una grande fortuna ad avere una società con pochi eguali. E una tifoseria di altra categoria. Abbiamo il dovere di dare il meglio sempre per avvicinarci alla grandezza del nostro club e della nostra gente. Sono stati bravi il direttore e la società a mettere dentro i giovani giusti. Vavassori e Fortin hanno già dimostrato le loro qualità e Bozzolan presto lo farà perché è molto bravo. Ma la differenza la farà sempre il mix giusto che riusciremo a trovare tra esperienza e talento».
Anche il riassetto tattico che ha scelto, non solo la difesa a quattro, sta funzionando. Cosa l’ha indotta a cambiare sistema di gioco?
«Ho pensato di mettere i miei giocatori nelle condizioni ottimali per dare il meglio. Penso che questo sistema possa agevolarci e darci equilibrio. Già a gennaio era arrivato Johnsen e avevo in mente di mutare il modulo per consentire ai miei calciatori di esprimersi in modo più funzionale alle loro caratteristiche. Abbiamo preso Strefezza e Vavassori e credo che questo assetto tattico possa farci rendere al meglio. Considerando anche i quinti dello scorso anno, Pierozzi e Augello, a cui abbiamo aggiunto Cassandro e Bozzolan, posso affermare che adesso siamo perfetti anche per la difesa a quattro».
Da quali antagoniste dovrà riguardarsi il Palermo nella lotta per la promozione?
«C’è tanto equilibrio. Ma il cambiamento è stato nelle retrocesse dalla A: alla lunga emergeranno. Negli ultimi anni è stato così, anche perché, non riuscendo a vendere i calciatori migliori, si rinforzano in una categoria inferiore. Poi ci sarà sempre qualche sorpresa, come lo scorso anno il Frosinone. Mantova, Padova e Südtirol sono state costruite bene. Come il Modena. Renderanno la vita difficile a tutti».
A proposito di giovani, il campionato cadetto continua a valorizzarne tanti. Liberali, Favasuli, Romano, Palmisani i nomi più eclatanti, non gli unici, della scorsa edizione. Perché poi non trovano spazio in A che preferisce stranieri spesso meno bravi?
«Bisognerebbe chiederlo alle società di A. Credo che i giovani bravi vadano fatti giocare. Occorre avere più coraggio e sono contento che Mancini ne abbia chiamati tanti in Nazionale. Personalmente vorrei vedere più italiani in campo. Le giovanili dell’Italia vincono e spero si vada in quella direzione».
Secondo Inzaghi c’è necessità anche di regole diverse per tornare a far crescere il nostro movimento oppure siamo in una crisi irreversibile?
«La cura è far giocare più italiani in A. Poi con i giovani bisogna avere pazienza e non criticarli al primo errore. Sono contento per il Frosinone che ne utilizza tanti di talenti. Anche il Palermo ne ha molti e mi auguro di poter avere una base solida. È stata importantissima al Milan per me da calciatore, dove la spina dorsale era costituita da italiani. Mi auguro che possa essere così anche per noi. Il nostro calcio ha necessità di tutto ciò prima di ogni altra cosa».
Il ct Roberto Mancini è l’uomo giusto per riportare l’Italia dove merita di stare?
«Spero che il nostro commissario tecnico riesca a fare bene. Sono contento di vedere tanti giovani convocati e confido che possano dimostrare il loro valore in azzurro. Quella maglia deve essere indossata con orgoglio».
Calcio italiano sempre più a trazione internazionale. Non esistono più i presidenti alla Berlusconi. Il suo amico Oreste Vigorito uno degli ultimi esemplari?
«Il City Group mi ha permesso di lavorare nelle migliori condizioni possibili. Silvio Berlusconi, ma non occorre che lo sottolinei io, è stato un innovatore visionario del nostro calcio e le sue idee e la sua personalità ci mancano tantissimo. A Benevento ho conosciuto un presidente impareggiabile dal punto di vista umano, che mi ha consentito di realizzare i sogni dell’orgogliosa tifoseria della Strega, a cui resto legatissimo. Ma anche dell’avventura entusiasmante di Pisa conservo un ricordo bellissimo. Ho ritrovato una tifoseria passionale e competente. Vedere i Lungarni invasi dai tifosi nerazzurri è un’immagine







































