Paratici si racconta a Villa Bertelli: “Ci aspetta un lavoro di 4 anni. Grosso è la persona giusta. Miglior acquisto? CR7” | OneFootball

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·22 agosto 2026

Paratici si racconta a Villa Bertelli: “Ci aspetta un lavoro di 4 anni. Grosso è la persona giusta. Miglior acquisto? CR7”

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Fabio Paratici era presente questa sera al Giardino dei Lecci di Villa Bertelli, in Versilia. Il direttore sportivo della Fiorentina ha parlato di vari temi legati alle sue esperienze. Queste le sue dichiarazioni all’evento moderato dal giornalista Enrico Salvadori.

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Paratici a Villa Bertelli (foto OneFootball)


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Le parole di Paratici

Di seguito le sue dichiarazioni:

Io credo che in qualsiasi mondo non ci si debba inventare, perché è molto difficile. Io chiamo chi ci si inventa dei bluff. Credo che mi sia la cosa che mi ha contraddistinto la passione del calcio. Se non fossi stato calciatore sarei un super tifoso. La più grande fortuna è fare diventare la propria passione un lavoro. Io onestamente non mi sento uno che ha fatto sacrifici, perché tutto quello che ho fatto l’ho fatto senza fatica. Io potrei stare qui giorni a parlare di calcio. Oltre la passione poi ci sono le competenze, un proprio metodo in cui uno si trova bene, avere delle proprie idee ed essere in grado di cambiarle ed aggiornarle. Quando uno parte con delle sicurezze a volte non le lascia e nel calcio non è così, si deve avere una mentalità elastica”. Il lavoro del direttore sportivo non si limita al mercato estivo, ma ci sono molte altre mansioni e ruoli che svolge? “Spesso mi chiamano a Coverciano e si aspettano delle slide, ma io non le uso e spesso esordisco dicendo: “se pensate che fare il direttore è solo comprare e vendere giocatori avete sbagliato”. Il direttore deve gestire i rapporti con lo staff, con l’allenatore e i calciatori, sia dopo sconfitte e vittorie. Il mio lavoro dopo l’estate non è finito, c’è bisogno di organizzare bene il club, in modo tale da fare esprimere tutti nel migliore modo possibile. Nella nostra struttura ci sono moltissime persone che rendono possibile anche i risultati dei calciatori in campo. L’anno scorso è stata una bella sfida, ma mi sentivo molto al sicuro su quello che avremo fatto. Io sono arrivato quando la Fiorentina aveva 6 punti dopo 16 partite, ma non mi sentivo un incosciente, ma un coraggioso. Credevo che ci potevamo salvare con l’obiettivo di costruire una squadra che la sua città merita”. Lei ha attratto molta notorietà nella sua carriera, come è riuscito a gestirla? “Nella mia carriera sono stato molto fortunato nel conoscere persone che mi hanno aiutato a migliorare. Guardando il lato della notorietà mi ha permesso di crescere e nel frattempo mi chiedevo come facevano gli altri a gestirla. Non ho avuto una vita banale”. Ti ha lasciato qualche scoria? “Si indubbiamente, ma menomale. Sono cose che ti fanno migliorare, ma come tutte le cose faticose non ci si dimenticano. Sono una persone proattiva, che è stata capace di rimanere equilibrato nei successi e nelle situazioni negativi. Tutto questo mi ha toccato poco, mai troppo e mi ha permesso di rimanere con i piedi per terra”. L’acquisto di Cristiano Ronaldo è un acquisto storico per lei e per il calcio italiano? “Sì, ma è anche per merito del calibro del calciatore, che ci ha aiutato a portare il nostro brand più in alto. Noi ce lo siamo guadagnato Cristiano Ronaldo negli anni vincendo Scudetti, facendo due finali di Champions League, comprando e vendendo tanti grandi calciatore. Gli 11 anni alla Juventus sono difficilmente replicabili. Con Ronaldo in campo anche in trasferta gli stadi erano pieni e i club ospitanti avevano la possibilità di alzare il prezzo del biglietto proprio perché c’era lui in campo”. Quando è difficile lavorare a Firenze con la grande passione dei tifosi? “Io devo ringraziare i fiorentini perché siamo stati accolti benissimo. Non credo che sia un posto difficile. Ho avuto la possibilità di lavorare anche all’estero e non credo che ci siano posti facili. Se studi e ti aggiorni sempre le cose ti andranno bene e se in più coinvolgi gli altri andranno anche meglio. Bisogna fare sognare le persone e devono venire allo stadio con la speranza di vedere la squadra vincere e con la speranza di entusiasmarsi”. Perché molti club sono nelle mani di proprietà straniere? “Loro pensano in maniera diversa. Anni fa erano meno, ma è in aumento. Non coinvolge solo il calcio, ma anche altri sport. Dobbiamo aiutare queste società nell’ambientarsi al nostro paese, cercando di supportargli. Portano ad una apertura mentale, perché vedono il calcio in maniera diversa. Noi italiani pensiamo solo al risultato, mentre loro si concentrano anche sugli impianti e molto altro”. Lei crede che sia vero che in Italia non ci sono calciatori? “No, non è vero. Noi non conosciamo abbastanza calciatori rispetto ai calciatori che producevamo prima, ai tesserati che abbiamo, ciò non è risolvibile partendo dall’alto, ma bensì dal basso. La metodologia di allenamento è la prima cosa che ci deve essere. Abbiamo esempi da cui prendere spunto, che sono la Spagna e il Portogallo. In Spagna tutto è come qua, le strutture, i tesserati, la popolazione e loro creano e fanno crescere molti più calciatori. Se poi pensiamo a Portogallo a Olanda hanno meno della metà dei nostri abitanti. Il problema non è che abbiamo troppi stranieri, il nostro problema è che non facciamo crescere bene i nostri calciatori”. Lei è soddisfatto del lavoro che è stato fatto fino a questo momento? “Io parto dal punto che non sono mai soddisfatto. Devo ringraziare i miei collaboratori e la società che mi ha aiutato a creare ciò che avevo in mente. Abbiamo una struttura come il Viola Park, che tutti invidiano. Credo che ci vorrà tempo per mettere insieme tutti i nuovi calciatori e per fare assorbire alla squadra le nuove idee dell’allenatore. Sappiamo cosa dobbiamo fare e dove stiamo andando”. Per essere soddisfatto il 3 settembre cosa manca? “Non è cosa manca, ma capire cosa riusciremo a fare, anche per capire cosa sistemare a gennaio e nel prossimo anno. Sarei molto soddisfatto nel vedere che tutto ciò che abbiamo fatto funziona. Il calciomercato è fatto di opportunità, non è solo programmazione, quella è una delle cose, ma all’interno di essa ci sono le opportunità e piano piano vedremo”. Da cosa deriva la scelta del nuovo allenatore, Fabio Grosso? “Ci conosciamo molto bene. Il nostro rapporto è iniziato quando ha smesso di giocare. Essendo sempre stato una persona molto intelligente è subito riuscito ad allenare, cosa non facile. Avevamo visto che aveva qualità utili da trasmettere ai giovani. Per come la vedo ha fatto tanti, forse troppi anni di gavetta e credo che sia arrivato il momento giusto per esprimersi in una grande piazza come Firenze. Ora dobbiamo dargli tempo di sistemare i grandi cambiamenti che ci sono stati. Con gli allenatori si parla spesso e come me non siamo mai soddisfatti. Lui è consapevole di dove si trova e della squadra che fa. È una persona concentrata su ciò che deve fare”. Crede che la scelta di Mancini sia giusta per la Nazionale? “Gli ultimi allenatori della Nazionale sono di primo ordine come Spalletti e Mancini, anche Gattuso ha fatto bene. Mancini può essere la persona giusta se verrà aiutato a sistemare il problema del calcio italiano”.

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Paratici si racconta (foto OneFootball)

Perché fino all’U19 della Nazionale i risultati sono ottimi, ma poi arrivati in prima squadra questi calciatori non vengono impiegati? “È vero che abbiamo vinto qualche titolo con le nazionali giovanili, ma non è il segnale che le cose sono fatte nel modo giusto. Questo non è indicativo del risultato del nostro calcio, perché quei determinati calciatori sono bravi in quel sistema tattico, ma spostati in un altro contesto non rendono e ciò è colpa nostra, che non siamo stati in grado di farli migliorare e crescere. L’altro problema è che noi siamo molto conservativi. L’obiettivo dei settori giovanili è quello di creare posti di lavoro per questi ragazzi, insegnarli a fare i calciatori. Invece molti nazionali giovanili vincono, ma grazie al sistema tattico, all’allenatore, ecc… Credo che oltre alla metodologia di allenamento c’è un’organizzazione sbagliata dei campionati. Intendo che manca un post formazione dopo la Primavera, questa mancanza è dovuto al fatto che pensiamo facile il salto tra Primavera e prima squadra, ma non lo é. Per questo molte squadre ora hanno l’U23”. A tal proposito la Fiorentina in futuro avrà un’U23? “Sì, però per fare in modo che questo si realizzi serve una determinata organizzazione e strutture”. Lei cosa pensa degli algoritmi usati per il calciomercato? “Questo tipo di scouting è molto diffuso adesso. Quando ero in Inghilterra ho dovuto studiare e imparare a usare i dati per fare calciomercato. I numeri ti aiutano a scremare la lista che hai, poi c’è anche la parte umana del calciatore, che non ti può essere data da un algoritmo. Capire se un calciatore è capace di giocare nei grandi stadi europei lo puoi capire solo entrando in contatto con il calciatore, con il quale capisci molto della persone che hai davanti. Con i miei scout c’è un lavoro di studio visivo e numerico, e ripeto l’ultima fase è conoscere quella persone per sapere quali sensazione trasmette. Il dirigente ha questo tipo di dovere”. Tra due giorni inizia il vostro campionato, cosa può dire ai tifosi viola? “Lunedì giochiamo una partita difficilissima, perché al di là della squadra, che è molto forte, ha il vantaggio che è allenata già da un anno dallo stesso allenatore. Questa è una difficoltà oggettiva. Noi faremo la nostra partita coraggiosa, va anche detto che il campionato inizia adesso e sarà molto lungo. Ci aspetta del lavoro, che non assolutamente finito, ma siamo all’inizio di un processo che dura 4 anni”. Quali sono i suoi prossimi appuntamenti prima della partita? “No, io purtroppo quando c’è la partita non c’è altro. Come ho detto prima grande parte del mio lavoro è stare con la squadra e con l’allenatore. Oggi c’era un’atmosfera diversa, perché dopo mesi si torna a giocare, quindi è più particolare”.

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