Pastore: «Allegri è caduto nella trappola piazzata da Sarri, ma mi aspettavo una Lazio d’orgoglio. Si sapeva del valore di Taylor, su Maldini…» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·18 marzo 2026

Pastore: «Allegri è caduto nella trappola piazzata da Sarri, ma mi aspettavo una Lazio d’orgoglio. Si sapeva del valore di Taylor, su Maldini…» – ESCLUSIVA

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Giuseppe Pastore ha parlato con noi di LazioNews24 in esclusiva sull’attualità della squadra di Maurizio Sarri, la gara con il Milan e non solo

Il noto giornalista ed opinionista di Cronache di Spogliatoio Giuseppe Pastore ci ha concesso un’intervista esclusiva sulla Lazio di Maurizio Sarri e non solo. Tra i vari temi trattati ha trovato spazio la partita con il Milan, le mosse del calciomercato invernale e la corsa per l’Europa. Le sue parole:

La Lazio di Maurizio Sarri è reduce da una vittoria sorprendente contro il Milan. Ti aspettavi un risultato del genere?


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«La vittoria è sorprendente, la partita però no. Nel senso che è stata una partita simile a quella di Coppa Italia di dicembre e Allegri è ricaduto negli stessi errori. E’ caduto nella stessa trappola organizzata da Sarri che rimane un allenatore di altissimo livello nella preparazione delle singole partite. Ha portato il Milan dove voleva lui, in maniera anche un po’ sorprendente perché uno si poteva aspettare un Milan un po’ più basso, come al solito per non concedere alla Lazio la verticalità e la profondità, cosa che invece è successa tutte le volte nel primo tempo fino al gol della Lazio. Mi aspettavo una Lazio d’orgoglio, di cuore, anche per via del ritorno del pubblico, doveva aspettarselo anche il Milan che però è sembrato un po’ schiacciato dal nervosismo e dall’ansia di dover accorciare le distanze dall’Inter. Questo è un aspetto che tendiamo a non considerare… il vantaggio psicologico di poter accorciare dall’Inter, ma anche l’ansia e il peso di doverlo fare perché tutti i tifosi si aspettano che tu lo faccia. La Lazio invece era, per motivi anche un po’ tristi, più libera mentalmente, più serena e ha giocato come se fosse la partita della stagione. Cambia poco a livello di classifica, però si capisce che affrontare le grandi, come è successo anche contro la Juve quest’anno in campionato entrambe le volte, dà alla Lazio uno stimolo particolare».

Lazio Milan è stata una gara tra due tra i tecnici più esperti del campionato di Serie A. Che aspetto tattico pensi che abbia inciso più bella gara dell’Olimpico?

«Banalmente rimanendo basso e chiamando il pressing del Milan. Il Milan secondo me in maniera un po’ errata, ingenua, ha provato a ripetere la stessa strategia del derby, con un Rabiot in meno. Cioè provare a sorprendere o a partire in maniera un po’ più aggressiva a livello di posizione e di baricentro in campo, ma così facendo si è lasciato tanto campo alle spalle che i difensori del Milan non hanno saputo coprire per via delle loro caratteristiche. Hanno sofferto un po’, il gol è un errore individuale che però nasce anche dal fatto che il giocatore viene lasciato in isolamento. Per tutto l’anno Allegri ha tenuto il Milan basso per evitare proprio di essere vittima di situazioni di questo tipo, questo perché si fida poco delle qualità individuali dei suoi giocatori. E in questo caso invece ha fatto esattamente il piano gara che sperava la Lazio e infatti è un errore anche abbastanza sorprendente da parte di Allegri. Secondo me ha pensato “Vogliamo partire forte per mandare un segnale, per evitare di arrivare come al solito ai minuti finali”, però così facendo ha apparecchiato la tavola alla Lazio che ne ha approfittato».

Dopo un mercato molto discusso ora Daniel Maldini e Kenneth Taylor iniziano ad essere integrati nel gioco di Maurizio Sarri. Che ne pensi di loro due? Si stanno rivelando due acquisti giusti?

«Taylor mi piace molto, ma si sapeva che era un buon giocatore. Soprattutto se poi viene dato a un allenatore che ha sempre valorizzato sia i difensori che i centrocampisti. Sarri fa un po’ più fatica a far rendere bene gli attaccanti, perché devono essere attinenti alle sue idee di gioco oltre che tattiche. Però questi tipi di giocatori li ha sempre valorizzati, così come sta crescendo Rovella per esempio. Taylor è un giocatore che se vogliamo è anche migliore di Guendouzi per certi aspetti, magari inferiore sotto altri (temperamento e dinamismo), però è un giocatore che ha piede e visione di gioco. Credo che sia quasi il primo giocatore che metterei in campo se fossi nella Lazio. E poi Maldini, io non sono un grandissimo estimatore, soprattutto del Maldini che viene un po’ troppo esaltato, anche per motivi magari legati al cognome, al romanticismo di un’eventuale storia a lieto fine. Però è un giocatore che ha ancora da dimostrare molto. Capisco e mi affascina l’idea di Sarri di trasformarlo in centravanti, anche per motivi di emergenza, perché se Sarri avesse un centravanti da quindici gol giocherebbe quello lì e non giocherebbe Maldini. Se Dia fosse in condizioni accettabili giocherebbe Dia. Però Maldini mi sembra che sia ancora un po’ lontano, non soltanto in termini di gol, ma anche per una questione di tutto quello che deve fare un centravanti di Sarri, che è un ruolo particolarmente complesso. Lui ha certamente applicazione, buona volontà, ha buoni colpi, ha un discreto fisico che potrebbe usare meglio, però non vedo un grande futuro in questo ruolo per Daniel Maldini sinceramente. Però sta a Sarri ecco, trasformarlo non dico in Mertens, ma in un giocatore un po’ più credibile in quel ruolo».

La corsa per l’Europa dopo la 29a giornata è diventata ancora più serrata. Chi vedi favorito per la Champions e l’Europa League?

«Penso che il Napoli abbia risolto i suoi problemi e ha un calendario anche piuttosto semplice e soprattutto ha giocatori che stanno rientrando, come De Bruyne; cosa che porterà la squadra di Conte tra le prime quattro. Il Milan ha un ampio vantaggio ma deve fare attenzione a non rilassarsi troppo anche perché è una squadra che fa fatica a vincere tutte le partite, non ha partite facili. Il Milan ha sofferto anche Cremona e a Pisa. Dietro ha due squadre come Juve e Como che stanno andando fortissimo, potrebbero anche fare dei filotti e quindi riavvicinarsi. E’ molto importante il prossimo turno in cui c’è Milan-Torino: se i rossoneri non vincono si riapre completamente il discorso. E poi appunto ci sono Juve e Como, la Roma penso sia tagliata fuori per la Champions e avrà da giocarsi le sue chance in Europa League. Per l’Europa League direi la perdente della volata Champions tra Milan, Juve e Como, più la Roma. Non so se l’Atalanta e il Bologna hanno voglia e tempo di rientrare. L’Atalanta ha un obiettivo importante, può arrivare in Europa League attraverso la Coppa Italia e questo è un aspetto che bisogna ricordare».

Allo stesso tempo la bagarre per la salvezza vede diverse squadre in lotta dopo la sconfitta del Cagliari e la vittoria della Fiorentina. Chi pensi che se la dovrà giocare fino alla fine?

«Guarda, io sono sempre stato un grande estimatore del Cagliari di Pisacane quest’anno, ma non mi è per niente piaciuta la sconfitta di Pisa per come è arrivata, per l’atteggiamento che la squadra ha mostrato, perché si sentiva già salva o si sentiva tranquilla contro una squadra che ha giocato la sua partita. La sconfitta del Cagliari ci dimostra che tutte le partite sono fonte di insidie, se non hai la testa giusta. Il Cagliari farà bene a ritrovarla. Il discorso che vale per Chivu che sta un po’ adesso soffrendo l’alta pressione della volata scudetto, vale anche per Pisacane, che non ha mai fatto una stagione intera da professionista e quindi non sappiamo come reagirà. Il Cagliari deve fare attenzione, perché ora che la Cremonese potrebbe cambiare allenatore, il che è una svolta che potrebbe anche restituirle smalto. Credo che la Fiorentina, per vari motivi, sia fuori dalla lotta per la salvezza. Alla fine, al novanta per cento sarà però una questione Lecce-Cremonese. Il Lecce ha un bruttissimo calendario, secondo me però è una squadra che ha una solidità e una fiducia nei suoi mezzi che potrebbe farle fruttare quei sei-sette punti che potrebbero bastare. La Cremonese ha tante partite importanti dove però deve muovere la classifica e fare sette-otto punti nelle prossime tre-quattro partite».

Tre le squadre in lotta c’è il Cagliari di Fabio Pisacane, una squadra giovane nella quale si stanno ritagliando spazio diversi talenti. Ti ha convinto il lavoro del tecnico? E chi ti piace di più nella rosa dei sardi?

«Ce ne sono tanti forti… Esposito, Palestra e Caprile. Mi era piaciuto anche Felici prima di farsi male, Kilicsoy ha buoni colpi anche se adesso è in fase di down. Il problema del Cagliari è che questa giustissima strategia di valorizzazione dei giovani alla fine ti fa avere dei cali di tensione, come in casa col Lecce o a Pisa domenica, che ti costano. Quando inizia a salire la tensione, lì cambia proprio il clima della partita. Il Cagliari ha affrontato il Lecce in casa credendo di essere già salvo, e quell’atteggiamento molle è l’origine del periodo difficile. Questa è una cosa che devi mettere in conto se lanci dei giovani che non hanno l’esperienza necessaria. È ideale mentalmente giocare contro la Juve o la Roma, sono le partite in cui non hai nulla da perdere. Quando invece hai l’obbligo di vincere la partita o di non perderla, servono valori che a ventidue anni magari non si hanno. La squadra è potenzialmente forte. Mi piace molto anche Idrissi che purtroppo si è fatto male. Però deve superare questi scogli di queste due-tre settimane… Una salvezza non è mai una cosa banale. Vediamo se il Cagliari ci riuscirà, il calendario in questo momento non lo aiuta, ma il vantaggio sì. Tra due-tre settimane ci sarà Cagliari-Cremonese, che è la partita da non fallire assolutamente».

Dando uno sguardo alla Serie B, il campionato come ogni anno è avvincente ed equilibrato. Nella lotta per la salvezza sono coinvolte tante squadre, sono addirittura in 11 in 9 punti. Secondo te chi si salverà?

«Io tra le squadre in lotta ci includo anche il Pescara, che è una squadra in grande ascesa, che ha infilato una serie positiva anche come qualità di gioco e che può tranquillamente recuperare quel distacco. Vedo davvero una bagarre pazzesca fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Per quanto riguarda il Bari lo vedo in crescita a livello di entusiasmo, ha ritrovato anche la voglia di giocare bene con un giocatore come Rao, che è il valore aggiunto. Vedo squadre in grande difficoltà a livello morale, squadre che hanno cambiato due-tre allenatori e quindi evidentemente giocano sui nervi, che peraltro sono sempre più labili. Sai, il Bari ha perso 4-0 a Pescara e ha vinto con la Sampdoria, quindi non c’è una logica. Ci vuole equilibrio, sono più dalla parte delle squadre che non hanno mai cambiato allenatore. Squadre come la Sampdoria, il Bari stesso, il Pescara, sono comunque soggette a fragilità perché ogni tre-quattro settimane si è cambiato il modo di giocare. Penso che alla fine rischi grosso ancora la Sampdoria, per esempio, che diamo sempre per scontata, ma in realtà c’è un clima molto pesante. Tutto è molto volubile. Credo che insomma arriveremo fino alla fine e ci metto dentro anche il Pescara».

Si ringrazia Giuseppe Pastore per la disponibilità e gentilezza mostrate nel concederci questa intervista

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