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·1 ottobre 2026

Pastore racconta la trasformazione del PSG: «Tutti hanno lasciato il segno»

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Javier Pastore, 37 anni, ex trequartista del Paris Saint-Germain e ormai ritirato, è tornato sui suoi anni parigini ai microfoni di Flashscore. L’argentino parla di uno spogliatoio pieno di stelle, ma soprattutto di un’ambizione percepibile fin dai primi anni del progetto, di cui oggi misura il cammino compiuto.

Pastore: «Tutti hanno lasciato la loro impronta nella storia del club»

«Ho avuto il privilegio di giocare con talenti straordinari. L’arrivo di Zlatan Ibrahimovic è stato molto importante per noi più giovani. Ha portato grinta, un’intensa professionalità e un livello di esigenza che ci ha aiutati a crescere. Poi sono arrivati Lavezzi, Cavani, Di Maria, Thiago Silva, Neymar, Beckham, Mbappé… Si impara da ognuno di loro e tutti hanno lasciato la loro impronta nella storia del club.»

Il ricordo di Pastore va oltre la semplice sfilata di grandi nomi. La sua testimonianza racconta anche la costruzione progressiva di una cultura di altissimo livello. Ibrahimovic appare in particolare come uno dei giocatori che hanno contribuito a cambiare le esigenze dello spogliatoio nel momento in cui Parigi cercava ancora di affermarsi stabilmente tra le grandi d’Europa.


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Poi le generazioni si sono succedute, con profili e personalità molto diversi. Pastore, dal canto suo, ha avuto la particolarità di attraversare diverse di queste epoche.

Pastore: «Il club è cresciuto in modo esponenziale»

«Fin dall’inizio si potevano vedere l’ambizione e il progetto che la dirigenza, il presidente e il gruppo qatariota volevano costruire. Quando mi hanno ingaggiato, e poi l’anno successivo hanno portato giocatori di livello mondiale come Thiago Silva, Zlatan Ibrahimovic, Ezequiel Lavezzi e tutti quelli che sono venuti dopo, hanno fondato questo nuovo Paris Saint-Germain con l’obiettivo di raggiungere il livello che ha oggi. Non parlo solo del campo, ma anche delle infrastrutture, del centro di allenamento e dello stadio. Il club è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi 15 anni. Oggi compete ai massimi livelli del calcio europeo e mondiale, al fianco dei più grandi club.

Pastore: «È il frutto di molti anni di costruzione»

Pensavi che il club fosse capace di raggiungere questi traguardi in Champions League quando ci giocavi? Sì, assolutamente. La portata del progetto che ci era stato presentato fin dal primo giorno, nel 2011, puntava proprio a questo: costruire un centro di allenamento di livello mondiale, rinnovare lo stadio e ingaggiare giocatori in grado di vincere la Champions League. Ogni anno venivano gettate le basi giuste per giocare semifinali e finali. Ai miei tempi ci fermavamo sempre ai quarti di finale. A volte ci mancava quel pizzico di fortuna, in partite decisive mancavano giocatori importanti oppure semplicemente trovavamo un avversario migliore quella sera. Negli ultimi anni il PSG ha offerto prestazioni incredibili in Champions League, con grande disciplina tattica e molta solidità sia in attacco sia in difesa. È il frutto di molti anni di costruzione per raggiungere lo status d’élite di cui il club gode oggi.

Col senno di poi, Pastore colloca soprattutto i primi anni del progetto in una storia molto più lunga. Gli acquisti spettacolari erano allora la parte più visibile della trasformazione, ma l’ambizione andava già oltre la costruzione della rosa.

Quindici anni dopo, lo sguardo dell’argentino permette di misurare il cambio di dimensione del PSG nel suo insieme. Un’evoluzione che racconta con, inevitabilmente, un pizzico di nostalgia: quando è arrivato, molto di ciò che oggi rappresenta Parigi era ancora tutto da costruire.

Alcuni considerano quella prima fase un errore, ma qui l’analisi sembra un po’ più corretta. La dirigenza avrebbe potuto fare meglio alcune cose, certo. Fa parte del processo di apprendimento quando si ha un’ambizione così grande da trasformarsi. Ma per il PSG è stato utile puntare sulle stelle, per fare un salto di qualità in termini di livello, di esigenza e d’immagine. È anche grazie a tutto questo lavoro, alle partecipazioni regolari in Champions League, che gli anni più recenti sono stati possibili. Non bisognerebbe dimenticare nemmeno che Parigi era andata vicina a grandi percorsi europei già prima. E che anche le vittorie più recenti avrebbero potuto girare dalla parte sbagliata per dei dettagli.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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