Milannews24
·5 settembre 2026
Pavlovic a Tuttosport: «Voglio restare al Milan. Cardinale vuole vincere, con Amorim sono importante»

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·5 settembre 2026

Il difensore del Milan Strahinja Pavlovic ha rilasciato un’intervista esclusiva ai taccuini di Tuttosport alla vigilia della delicata trasferta contro la Juventus, primo vero big match della stagione rossonera.
TERZA STAGIONE AL MILAN: DOPO I NUMEROSI CAMBIAMENTI AVVENUTI IN ROSA, SI SENTE ORMAI UNO DEI VETERANI DEL GRUPPO?
«Mi piace tanto stare qui e mi trovo benissimo a Milano, una città dove mi sono ambientato bene con la mia famiglia anche se da quando è nato mio figlio passo il tempo fra casa e Milanello».
DURANTE L’ESTATE HA RICEVUTO PROPOSTE CHE AVREBBERO POTUTO PORTARLA LONTANO DAL MILAN?
«Le opportunità ci sono sempre, ogni estate e capitano a tutti i giocatori. Ma io non volevo andare via, quando ho parlato la prima volta con Amorim ho capito di essere un giocatore importante per lui. Rinnovo? Qua sto bene e voglio restare».
QUALI SONO STATE LE PRIME SENSAZIONI DOPO L’INGRESSO DI AMORIM NELLO SPOGLIATOIO ROSSONERO?
«È un allenatore ancora giovane, mi piace perché si capisce che comprende bene cosa pensano e provano i calciatori. Sul campo, come è giusto che sia, è un duro e pretende il massimo, ma fuori è una persona gentile e cordiale».
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PASSARE DALLE IDEE TATTICHE DI ALLEGRI A QUELLE DI AMORIM HA RICHIESTO UN PERIODO DI ADATTAMENTO?
«Siamo tutti professionisti e chi più, chi meno, abbiamo avuto diversi allenatori nelle nostre carriere, con differenti metodologie di lavoro. Abbiamo bisogno di tempo per imparare, ma penso che dopo due mesi si stiano già notando dei miglioramenti».
NELLA PASSATA STAGIONE AVEVA SOTTOLINEATO IL RUOLO DI ALLEGRI NELLA SUA CRESCITA: QUANTO LE È SERVITO LAVORARE CON LUI?
«Assolutamente. Penso che per un difensore sia fondamentale fare un’esperienza in Italia e Allegri è uno degli allenatori più bravi nell’insegnare la fase difensiva. Con Amorim giochiamo di più con la palla e potrò sicuramente migliorare in altri aspetti».
AVEVA GIÀ LAVORATO CON UN TECNICO DALLE IDEE OFFENSIVE COME JAISSLE AL SALISBURGO: VEDE DEI PUNTI IN COMUNE CON AMORIM?
«In alcune cose devo dire che si assomigliano. Penso all’impostazione senza palla e al pressing costante. Però poi altre cose sono diverse, con Amorim difendiamo a tre, con Jaissle giocavamo a quattro».
NELLE PRIME PARTITE SI È PROPOSTO MENO IN AVANTI CON IL PALLONE: È UNA CONSEGUENZA DEL NUOVO SISTEMA?
«È cambiato il gioco, prima eravamo bassi e partivamo in contropiede, ora giochiamo più alti e alle mie spalle ho più campo da coprire. Se prima potevo attaccare, sapendo di avere più compagni dietro di me, adesso so che se avanzo, posso scoprire la mia zona. Inoltre dopo due anni gli avversari conoscono le mie caratteristiche, quindi è più difficile sorprenderli».
DOBBIAMO QUINDI ATTENDERCI UN PAVLOVIC MENO PRESENTE IN ZONA GOL?
«Guardi, se non segno mai, però vinciamo tutte le partite, va benissimo così».
RIPENSANDO ALLA SCORSA STAGIONE, È RIUSCITO A COMPRENDERE LE RAGIONI DEL CROLLO AVUTO DAL MILAN NEL FINALE?
«È una cosa difficile da spiegare, anche io non capisco ancora oggi cosa sia successo col Cagliari all’ultima giornata: eravamo in casa, davanti ai nostri tifosi, contro una squadra già salva. Come diceva Allegri, il calcio l’ha inventato il Diavolo. Penso comunque che tutto sia cominciato dalla sconfitta con la Lazio dopo la vittoria nel derby di ritorno. Era la partita decisiva per provare a rientrare in lotta per lo scudetto, invece abbiamo perso e credo ci sia stato contraccolpo mentale. Inoltre pensavamo comunque di essere certi di entrare in Champions e abbiamo abbassato la concentrazione».
QUANTO HA INCISO L’ASSENZA DI MODRIC NELL’ULTIMO MESE DELLA PASSATA STAGIONE?
«Molto, Luka era ed è il cuore della squadra».
A TORINO NON INCROCERÀ IL SUO AMICO VLAHOVIC: SI ASPETTAVA IL SUO TRASFERIMENTO AL BESIKTAS?
«Devo dire che non ci siamo affrontati spesso da avversari. Quando lui era in campo, io ero in panchina e viceversa; ci saremo incrociati per 30 minuti. Devo essere onesto, pensavo trovasse una squadra nei primi cinque campionati d’Europa, però avrà avuto i suoi motivi per andare al Besiktas. Penso che ritrovare Italiano, l’allenatore con cui era esploso alla Fiorentina, abbia influito. Gli faccio i miei migliori auguri».
POSSIAMO ASPETTARCI UN JUVENTUS-MILAN PIÙ SPETTACOLARE RISPETTO ALLE DUE SFIDE DELLA PASSATA STAGIONE?
«Sono stati due 0-0 diversi. A Torino meritavamo di più, abbiamo sbagliato un rigore e Leao ebbe due grandi occasioni. Al ritorno no, fu uno 0-0 davvero brutto. Sarà comunque una partita complicata, la Juve è una buona squadra, secondo me può lottare insieme a noi non solo per entrare in zona Champions, ma ambire a qualcosa di più. Ci sono sei-sette squadre che possono vincere, l’Inter è la favorita, però sarà una bella sfida. Questa è una delle cose belle del calcio italiano: non siamo più a 20-30 anni fa, quando la Serie A era la Premier di oggi; in Inghilterra hanno più soldi ed è difficile competere con loro, però poi secondo me viene il campionato italiano. È più livellato, ci sono sorprese; in Spagna, Francia e Germania vincono sempre le solite».
QUAL È IL GIOCATORE DELLA JUVENTUS CHE CONSIDERA PIÙ PERICOLOSO?
«Conceiçao è difficile da arginare, è veloce, calcia con entrambi i piedi, però penso che quest’anno la sua marcatura spetterà più a Bartesaghi o Estupinan. Mi piacciono molto Bremer e Lucumì, due fra i migliori difensori del campionato».
GILA È UNO DEI NUOVI VOLTI DELLA ROSA: CHE IMPRESSIONE LE HANNO FATTO GLI ACQUISTI DEL MILAN?
«Mario mi piace, è forte così come Ramos. E presto scoprirò anche gli altri. Però voglio spendere una parola per Cisse, mi ha davvero sorpreso: è giovane, ma sembra che abbia alle spalle 200 presenze in A».
CARDINALE SEGUIRÀ LA SQUADRA ANCHE A TORINO: CHE VALORE HA PER VOI SENTIRE IL PROPRIETARIO COSÌ PRESENTE?
«È sempre bello quando un proprietario sta così vicino alla squadra. Tutti abbiamo avuto modo di parlare più volte con lui, si vede che è felice, entusiasta, è carico di vivere questa esperienza in prima linea. E non vuole più vedere una stagione come quella passata. Vuole vincere come tutti noi, vogliamo fare bene in campionato e provare ad arrivare in fondo all’Europa League perché siamo il Milan».







































