Perché l'Italia è azzurra, la Germania bianca e l'Olanda arancione: le maglie delle Nazionali meno simili alle bandiere | OneFootball

Perché l'Italia è azzurra, la Germania bianca e l'Olanda arancione: le maglie delle Nazionali meno simili alle bandiere | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·26 giugno 2026

Perché l'Italia è azzurra, la Germania bianca e l'Olanda arancione: le maglie delle Nazionali meno simili alle bandiere

Immagine dell'articolo:Perché l'Italia è azzurra, la Germania bianca e l'Olanda arancione: le maglie delle Nazionali meno simili alle bandiere

Le Nazionali a volte sfuggono alla bandiera del Paese. L’Italia gioca in azzurro, ma il tricolore è verde, bianco e rosso. La Germania veste di bianco, ma la sua bandiera è nera, rossa e oro. L’Olanda è l’Oranje, eppure il vessillo dei Paesi Bassi è rosso, bianco e blu. Tre delle divise più riconoscibili del calcio europeo non hanno praticamente nulla a che vedere con i colori dello Stato che rappresentano.

Ma da dove nascono le storie dietro ai colori di queste divise?


OneFootball Video


Italia: l’azzurro è il blu dei Savoia

Guardando in casa nostra, l’azzurro della Nazionale non nasce dalla geografia – non rappresenta né il mare né il cielo, malgrado le leggende che ancora circolano – ma dall’araldica. È il cosiddetto blu Savoia, il colore della casa reale che ha regnato sull’Italia fino al referendum del 1946.

La sua origine risale al 1366, quando Amedeo VI di Savoia, il “Conte Verde”, in partenza per la crociata indetta da papa Urbano V, affiancò una bandiera azzurra al tradizionale stemma bianco-rosso della dinastia, come omaggio alla Vergine Maria, alla quale la casata era devota e che veniva tradizionalmente raffigurata con un manto di quel colore. Nei secoli quel blu si consolidò negli stemmi sabaudi, finì nelle prime bandiere tricolori e poi nel vessillo del Regno d’Italia.

Sul terreno di gioco l’azzurro arrivò più tardi. La Nazionale esordì il 15 maggio 1910 contro la Francia (6-2) vestita di bianco, colore neutro scelto in attesa di una decisione ufficiale sulla divisa. La maglia azzurra debuttò solo alla terza partita, il 6 gennaio 1911 all’Arena Civica di Milano contro l’Ungheria – gara persa per 1-0 – corredata dalla croce sabauda. Quando la monarchia cadde, l’azzurro restò: nel 1947 la croce sabauda fu sostituita dallo stemma tricolore, ma il colore era ormai diventato sinonimo dell’Italia sportiva. Da allora siamo, semplicemente, “gli Azzurri”.

Germania: il bianco che viene dalla Prussia

Il caso tedesco è forse il meno appariscente, perché il bianco è un colore comune tra le divise sportive, ma è altrettanto distante dalla bandiera nazionale. Il nero, il rosso e l’oro del tricolore tedesco compaiono solo come bordature e dettagli, e per giunta in modo crescente solo negli ultimi decenni: la Mannschaft è bianca da sempre.

Il riferimento è alla Prussia, l’antico Stato che fu il motore dell’unificazione tedesca del 1871 e i cui colori principali erano il bianco e il nero. Quando, intorno all’inizio del Novecento, nacque la Nazionale di calcio – la federazione (DFB) fu fondata nel 1900, il primo incontro ufficiale si giocò nel 1908 contro la Svizzera – si scelsero quei colori prussiani, e li si mantennero anche dopo che la Prussia, dissolta dopo la Prima guerra mondiale e formalmente abolita nel 1947, scomparve dalla carta geografica.

Della stessa eredità fa parte l’aquila nera che ancora oggi campeggia sullo stemma federale e su quello statale: un simbolo che attraversa la storia tedesca dall’ordine teutonico fino alla Prussia.

Ti piace Calcio e Finanza? Aggiungici alle tue fonti preferite su Google. Clicca qui!

Olanda: l’arancione che un tempo era sulla bandiera

La vicenda dell’arancione olandese è la più enigmatica dei tre. Il colore richiama direttamente il nome della famiglia reale, la casa degli Orange-NassauOranje, in olandese, significa proprio “arancione”. Il capostipite, Guglielmo d’Orange detto il Taciturno, è considerato il padre fondatore dei Paesi Bassi: guidò la rivolta contro la dominazione spagnola nella Guerra degli Ottant’anni (1568-1648), e da allora l’arancione divenne simbolo dell’unità nazionale, ben oltre il calcio.

Ma ecco il rovescio interessante: a differenza dell’Italia e della Germania, l’arancione olandese era sulla bandiera, all’origine. Il primo vessillo dei ribelli, la Prinsenvlag (la “bandiera del Principe”), era un tricolore arancione, bianco e azzurro, derivato dallo stemma del Taciturno. Solo dopo il 1630 circa la fascia arancione fu progressivamente sostituita dal rosso, probabilmente perché più visibile in mare, dove le navi della Repubblica olandese facevano largo uso di quei colori. L’arancione, insomma, non è “estraneo” alla bandiera: ne è stato espulso. E quella che oggi sembra la divisa più lontana dal vessillo nazionale è, a ben vedere, la più fedele alle radici dello Stato. Non a caso ancora oggi, dal Koningsdag agli stadi, l’Olanda si tinge di arancione in un fenomeno che gli stessi olandesi chiamano oranjegekte, la “febbre arancione”.

Il resto del mondo

L’azzurro dei Savoia, il bianco di Prussia, l’arancione degli Orange: in tutti e tre i casi le case regnanti sono cadute o si sono trasformate, ma il colore è sopravvissuto, diventando identità sportiva e poi nazionale. E non sono le uniche eccezioni in giro per il mondo.

Il Giappone gioca in blu – e non nel bianco-rosso della sua bandiera – ma solo nel calcio: la versione più accreditata lega quel colore alle maglie azzurre dell’Università di Tokyo, da cui partì la prima rappresentativa negli anni Venti. In occasione della prima partita ufficiale i giocatori indossarono la maglia rappresentativa dell’istituto, che era appunto di colore blu chiaro. Ne seguì la prima vittoria in campo internazionale per il Giappone. Da quel giorno, più per questioni scaramantiche che per altro, fu scelto il blu come colore ufficiale.

L’Australia veste di verde e oro, colori “nazionali” ma assenti dalla bandiera, scelti anche per distinguersi dalle insegne molto simili di Nuova Zelanda e Figi. Persino il Brasile non ha sempre giocato in giallo-oro e verde: per anni la Seleçao vestì di bianco, colore che fu abbandonato dopo il trauma del Maracanazo del 1950 (l’inattesa sconfitta contro l’Uruguay allo stadio Maracanà) in favore dei colori che oggi sono leggenda.

Segui tutte le partite dei Mondiali 2026 su DAZN. Clicca qui per scoprire tutte le offerte

Visualizza l' imprint del creator