Calcionews24
·19 gennaio 2026
Piqué convinto: «Il calcio italiano non è lento, perché non proviamo a cambiare anche altri sport? Lo 0-0 è il killer delle emozioni»

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A San Paolo, lo stadio del Palmeiras ha registrato il tutto esaurito non per una partita di calcio tradizionale, ma per la Kings League, l’invenzione di Gerard Piqué che mescola calcio, streamer, musica e intrattenimento ad alta velocità. Su La Repubblica l’ex difensore del Barcellona propone la sua versione innovativa dello sport.
NUOVE IDEE – «Perché non creare una Kings League di tennis?».
CAMBIARE IL TENNIS – «Ci sono persone che si divertono a guardando un match tra Alcaraz e Sinner di cinque ore. Noi cerchiamo qualcosa di diverso. Nella storia succede che le cose debbano cambiare a un certo punto».
RIVOLUZIONARE ALTRI SPORT – «Penso: perché non proviamo a cambiare anche altri sport, come il basket? È vero che l’Nba diverte, ma si possono anche cambiare le regole. Si potrebbe giocare 3 contro 3, inserire i colpi da 10 punti, oltre a quelli da 2 e 3. Ma non solo».
REGOLE MEDIEVALI – «Si può rivoluzionare qualunque disciplina e intervenire sulle regole più medievali. Ci sono altri sport, come il calcio, la boxe, l’Mma, anche le freccette. Si possono aggiungere creatori di contenuti, nuove regole, usare piattaforme di streaming, Twitch, TikTok o YouTube, in modo da raggiungere un nuovo pubblico con tipologie diverse di distribuzione. Tutto il mondo è connesso al cellulare e ai social. Abbiamo tantissime idee e tantissime cose da fare».
IL CALCIO TRADIZIONALE – «Il calcio è un sport con più di 100 anni di storia, resta lo sport più bello del mondo. È come una religione. Se entrassi nel pallone, non cambierei le regole. Piccole cose. Perché funziona ancora. Ma una fetta di pubblico vuole altro».
LO 0-0 – «Partiamo da qui: lo 0-0 è il killer delle emozioni. Io propongo un prodotto per una generazione che chiede velocità, interazione. Dicono che i giovani siano la generazione “tutto e ora”, ma forse vogliono solo essere sentiti. Vogliono interagire».
ASCOLTARE IL PUBBLICO – «Fifa e Uefa non ascoltano il pubblico, non gli chiede cosa vuole. Noi lo facciamo: abbiamo fatto scegliere i colori del campo, hanno preferito il nero al verde, scegliere l’evento, il tempo di gioco, i giorni. Chiediamo e facciamo decidere. Perché alla fine del giorno siamo ciò che siamo grazie a chi ci segue. E sappiamo cosa vogliono».
GUARDARE LE PARTITE OGGI – «Vedo le partite. Non dico sia noioso, è solo diverso da quello che facciamo noi».
IL CALCIO ITALIANO – «Il calcio italiano non è lento. È come quello portoghese, spagnolo. I giovani lo trovano noioso perché non trovano quello che loro chiedono. La nuova generazione si accende molto velocemente. Noi, come anche i proprietari della Champions League, vogliamo utilizzare le regole del calcio per creare un altro prodotto, complementare, più dinamico, che duri meno tempo».
NOSTALGIA DEL CAMPO – «No, voglio creare nuove cose. Il calcio per me è passato, ho giocato 20 anni, mi ha dato tanto, sono molto orgoglioso. Voglio stare in hotel e pensare».
OBIETTIVI FUTURI – «Non voglio sfide, ma portare un nuovo pubblico a continuare a guardare il calcio. E il tennis. Anche se non hanno voglia di vedere un match di cinque ore».









































