Calcio e Finanza
·12 marzo 2026
Pirateria, a processo due persone dietro una piattaforma da 1,6 miliardi di utenti

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·12 marzo 2026

Due uomini saranno processati in Egitto con l’accusa di aver gestito una «organizzazione criminale transnazionale» dietro il sito di streaming illegale Streameast, secondo quanto riferito dalle autorità di polizia del Paese nordafricano.
Secondo quanto riportato da The Athletic, a settembre i due erano stati arrestati alla periferia del Cairo dopo un’indagine durata un anno su una rete di oltre 120 domini, con un pubblico annuale di 1,6 miliardi di utenti, la più grande operazione di smantellamento delle autorità. L’operazione ha coinvolto 22 agenti in due diverse località. Il sito, che replicava caratteristiche di altri siti — ancora attivi — legati al marchio Streameast, offriva accesso gratuito a un’ampia gamma di eventi sportivi globali, tra cui partite di Premier League, UEFA Champions League, oltre a incontri di NFL, NBA e MLB.
I cittadini egiziani — arrestati con l’accusa di violazione del copyright — avrebbero generato quuasi 9 milioni di euro di ricavi pubblicitari attraverso il sito e detenevano circa mezzo milione di euro in diversi wallet di criptovalute. Le autorità hanno sequestrato computer portatili utilizzati per gestire il sito, smartphone, carte di credito e denaro contante, oltre a documenti relativi a società di comodo e proprietà immobiliari.
I sospetti erano stati arrestati il 25 agosto 2025 e successivamente trattenuti mentre le indagini proseguivano. Lunedì, l’ufficio del procuratore generale egiziano ha diffuso un comunicato «ordinando il rinvio a giudizio di due imputati» per aver «fondato e gestito un’organizzazione criminale transnazionale specializzata nella pirateria di trasmissioni sportive e nella violazione dei diritti di proprietà intellettuale».
Il caso era stato inizialmente segnalato agli investigatori egiziani specializzati in proprietà intellettuale da Alliance for Creativity and Entertainment (ACE), organizzazione con sede negli Stati Uniti che rappresenta 50 società globali dei media e dell’intrattenimento.
In media, 136 milioni di persone al mese guardavano eventi sportivi sulla piattaforma. L’indagine ha monitorato trend e traffico online e utilizzato strumenti legali di discovery — che possono obbligare fornitori di servizi legittimi, eventualmente collegati inconsapevolmente a un’operazione criminale, a fornire informazioni — fino a individuare un indirizzo IP in Egitto. Da lì gli investigatori hanno seguito alcune «tracce digitali» che portavano a «una società offshore di comodo che convogliava i fondi verso due destinazioni: una nella regione APAC (Asia-Pacifico) e una a Dubai».
Nel capo d’imputazione sono incluse anche accuse di riciclaggio di denaro, dopo che le indagini sui crimini informatici hanno stabilito che gli imputati avrebbero nascosto «i proventi della loro attività criminale acquistando immobili, creando una società di facciata all’estero e utilizzando criptovalute e piattaforme finanziarie transfrontaliere», secondo il comunicato del procuratore generale. Si stima che la pirateria costi all’industria sportiva circa 23 miliardi di euro all’anno, ma a causa dei costi e della comodità dei siti illegali lo streaming pirata resta sempre più diffuso.
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